È stato presentato oggi, 1° luglio 2026, a Roma, presso il Senato della Repubblica, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, il rapporto di ricerca “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive”, realizzato dalla Fondazione Eurispes. Il dato più rilevante riguarda il valore complessivo del patrimonio sequestrato e confiscato: secondo la ricerca, considerando non solo gli immobili ma anche aziende, partecipazioni societarie, beni mobili registrati, disponibilità finanziarie e altri cespiti patrimoniali, la stima complessiva si colloca tra 30 e 40 miliardi di euro. Un patrimonio enorme, che pone il tema della capacità dello Stato di trasformare i beni sottratti alle mafie in valore economico e sociale.
I lavori sono stati aperti con i saluti istituzionali della senatrice Mariolina Castellone, Vicepresidente del Senato della Repubblica. Sono intervenuti il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara; Francesco Paolo Sisto, Viceministro della Giustizia; Federico Cafiero de Raho, Vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia; Francesco Urraro, Vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa; e i Coordinatori della ricerca, gli avvocati Angelo Caliendo e Ivan Pacifico.
Oltre 47mila beni tra immobili e aziende
Il tema dei beni confiscati va ben oltre il contrasto alla criminalità organizzata e investe direttamente l’economia, la qualità delle Istituzioni e le prospettive di sviluppo del Paese.
Le mafie, infatti, vanno osservate non soltanto come organizzazioni criminali: sono diventate grandi operatori economici e finanziari che accumulano ricchezza, alterano i mercati, distorcono la concorrenza e condizionano interi territori. Partendo da questo presupposto, per la ricerca è fondamentale andare oltre il numero dei beni che si riesce a sequestrare o confiscare, interrogandosi su quanto si sia realmente in grado di restituire alla collettività trasformandoli in valore economico e sociale.
Il sistema dei beni confiscati comprende oltre 47.000 beni immobili e aziende distribuiti sull’intero territorio nazionale. Di questi, solo poco più della metà ha concluso il percorso di destinazione. Nel periodo compreso tra gennaio e luglio 2024 sono stati destinati 3.446 beni, di cui 3.126 immobili e 320 aziende, mentre tra il 2010 e il 2023 il numero complessivo dei beni destinati è aumentato del 77,2%, raggiungendo quota 24.789.
Il valore degli immobili confiscati stimato in 4,66 miliardi
Il celebre follow the money non è soltanto una tecnica investigativa, ma una strategia di contrasto economico alla criminalità organizzata. Seguendo questo approccio, la ricerca ricostruisce il valore economico del patrimonio confiscato, analizzandone la distribuzione territoriale, il costo delle inefficienze amministrative e le perdite di valore determinate dall’eccessiva durata delle procedure di gestione e destinazione.
Uno degli aspetti più innovativi riguarda proprio la misurazione del valore economico dei beni confiscati. Nella ricerca viene elaborata una metodologia che integra i dati dell’ANBSC con le quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, ottenendo una prima valutazione economica dell’intero patrimonio immobiliare confiscato.
Al 9 novembre 2025, la banca dati dell’ANBSC censiva 43.326 immobili e 4.836 aziende in stato di confisca. Concentrando l’analisi sugli immobili, la ricerca distingue due categorie: quelli ancora in amministrazione e quelli già definitivamente destinati.
Gli immobili ancora gestiti dall’Agenzia sono 21.662, per un valore complessivo stimato di circa 1,96 miliardi di euro. A questi si aggiungono 21.664 immobili già destinati, il cui valore complessivo è stimato in circa 2,71 miliardi di euro. Nel complesso, la ricerca stima che i 43.287 immobili confiscati abbiano un valore di circa 4,66 miliardi di euro. Si tratta, tuttavia, soltanto della componente immobiliare per la quale è stato possibile elaborare una valutazione economica sulla base dei dati disponibili.
Allargando l’analisi all’intero patrimonio sequestrato e confiscato, comprendendo aziende, partecipazioni societarie, beni mobili registrati, disponibilità finanziarie e gli altri cespiti patrimoniali, il valore complessivo raggiunge una stima compresa tra 30 e 40 miliardi di euro.
Aziende confiscate, il 95% finisce in liquidazione
Se il patrimonio immobiliare rappresenta la componente quantitativamente più rilevante dei beni confiscati, le aziende costituiscono la sfida più complessa. È nella loro gestione che si misura la capacità dello Stato di trasformare la legalità in sviluppo economico.
Attualmente risultano oltre 2.170 aziende definitivamente destinate, circa 2.800 ancora in gestione, mentre le imprese definitivamente confiscate superano le 3.400 unità. Il dato più significativo è che circa il 95% delle aziende confiscate viene avviato alla liquidazione.
Una percentuale che dimostra come il sistema sia molto efficace nella fase ablativa, ma ancora poco efficace nella valorizzazione economica delle imprese. Naturalmente non tutte le aziende sono recuperabili. Molte sono state create esclusivamente per riciclare denaro, emettere fatture false o svolgere attività strumentali alle organizzazioni criminali; in questi casi la liquidazione rappresenta spesso l’esito fisiologico della procedura. Accanto a queste, però, esistono imprese pienamente operative, che producono beni e servizi, impiegano lavoratori qualificati e dispongono di clienti, marchi, competenze e know-how che meritano di essere preservati.
Le elaborazioni e le stime effettuate solo sulle imprese di cui è stato possibile avere dati economici evidenziano un fatturato complessivo superiore a 123 milioni di euro annui. L’analisi dei bilanci disponibili mostra inoltre che 300 imprese impiegano complessivamente circa 3.000 lavoratori. Se le aziende attualmente in amministrazione fossero adeguatamente accompagnate nel percorso di rilancio, potrebbero arrivare a occupare circa 31.000 addetti.
La ricerca propone anche un’ulteriore simulazione: se il sistema riuscisse a reinserire stabilmente sul mercato anche solo un ulteriore 20% delle imprese oggi amministrate, il recupero economico potrebbe superare i 45 milioni di euro di fatturato annuo.
Le proposte: ANBSC, Holding nazionale e Fondo per la legalità
La ricerca non si limita a evidenziare le criticità del sistema, ma propone un modello di governance più moderno, capace di trasformare il patrimonio confiscato in una vera risorsa strategica per il Paese. La prima proposta riguarda il rafforzamento dell’ANBSC.
L’obiettivo non è modificarne la missione istituzionale, bensì dotarla degli strumenti necessari per una maggiore efficacia. Per questo la proposta è quella di valutarne la trasformazione in Ente pubblico economico, mantenendo inalterate le garanzie di legalità e di controllo, ma riconoscendole una maggiore autonomia organizzativa, gestionale e finanziaria. Una struttura di questo tipo potrebbe operare con maggiore flessibilità, attrarre professionalità altamente specializzate e amministrare un patrimonio di straordinaria complessità con strumenti più adeguati.
Tuttavia, una riforma organizzativa da sola non basta. È necessario ripensare anche il modello di gestione del patrimonio confiscato. Da qui la ricerca muove per riprendere una proposta già avanzata anni fa dall’Eurispes: la costituzione di una Holding nazionale dei beni confiscati.
Oggi, migliaia di beni vengono amministrati come realtà isolate, spesso prive di collegamenti tra loro. La ricerca propone invece una gestione unitaria, organizzata per filiere produttive e capace di generare economie di scala, attrarre investimenti e valorizzare le competenze presenti sui territori. Una struttura di questo tipo consentirebbe di superare l’attuale frammentazione, trasformando un insieme di beni dispersi in un autentico patrimonio strategico nazionale.
Un’altra proposta è l’istituzione di un Fondo nazionale per il costo della legalità, destinato esclusivamente alle imprese che presentino concrete prospettive di continuità aziendale. L’obiettivo non è sostenere artificialmente attività prive di futuro, ma evitare che aziende economicamente sane vengano espulse dal mercato proprio nel momento in cui entrano nella legalità.
Accanto al Fondo vengono proposti strumenti complementari: linee di credito dedicate, garanzie pubbliche, incentivi fiscali e programmi di accompagnamento manageriale, così da favorire il consolidamento delle imprese recuperabili.
Per molti anni il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sulla sottrazione dei beni alla criminalità organizzata. La proposta dell’Eurispes è di spostare l’attenzione sulla fase successiva: la valorizzazione. Riuscire a compiere questo passaggio significa raggiungere un obiettivo ancora più ambizioso della stessa confisca: trasformare ciò che era strumento di potere criminale in una risorsa stabile per la crescita del Paese.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?