Si apre un nuovo fronte politico sul futuro dell’Autoporto di Villa San Giovanni. Il Direttivo del Circolo di Fratelli d’Italia e il presidente Antonio Messina contestano il progetto presentato come “Autoporto Verde”, sostenendo che gli interventi annunciati non rappresenterebbero il semplice completamento dell’opera originaria, ma una vera e propria riprogrammazione dell’area. Al centro della presa di posizione vi è la funzione attribuita fin dall’inizio all’infrastruttura: trattenere i veicoli al di fuori del tessuto urbano, regolare l’afflusso verso gli imbarchi e ridurre le conseguenze del traffico legato all’attraversamento dello Stretto. Secondo il circolo cittadino di FdI, l’inserimento di spazi verdi, percorsi dedicati al benessere, luoghi per eventi, una passerella panoramica e un anfiteatro rischierebbe di trasformare l’ex Autoporto in uno spazio con finalità differenti rispetto a quelle per cui era stato progettato e finanziato.
La contestazione investe anche il piano amministrativo e istituzionale. Fratelli d’Italia ritiene che la Giunta comunale non abbia il potere di modificare radicalmente l’intervento originario e sollecita una presa di posizione formale nell’ambito della Conferenza dei servizi. Particolare preoccupazione viene espressa per la mancata convocazione del Dipartimento nazionale della Protezione civile, indicato come uno dei soggetti istituzionali direttamente coinvolti nella storia e nel finanziamento dell’opera.
Autoporto Verde, per FdI il progetto cambia la funzione originaria dell’area
La principale critica riguarda la natura stessa del nuovo progetto. Secondo il Direttivo e il presidente Antonio Messina, la presentazione pubblica dell’Autoporto Verde avrebbe posto l’accento sugli aspetti paesaggistici, ricreativi e sociali, lasciando in secondo piano la funzione trasportistica e ambientale dell’infrastruttura. FdI sostiene che il cosiddetto percorso benessere non costituirebbe un semplice elemento aggiuntivo, ma sarebbe il simbolo di una trasformazione più ampia dell’area. Il timore manifestato è che l’ex Autoporto diventi uno spazio promiscuo, non più pienamente destinato a gestire i mezzi diretti agli imbarchi e a proteggere il centro urbano dal traffico pesante.
Il Direttivo e il presidente del Circolo di FdI Antonio Messina dichiarano testualmente: “Il cosiddetto “Autoporto Verde”, presentato all’opinione pubblica attraverso immagini accattivanti, percorsi benessere, spazi verdi, un anfiteatro, una passerella panoramica e luoghi destinati agli eventi, dietro questa operazione comunicativa nasconde il tentativo di modifica radicale della funzione dell’area e il suo ridimensionamento dell’infrastruttura destinata a proteggere la città dal traffico, dall’inquinamento e dai rischi connessi all’attraversamento dello Stretto. Il “percorso benessere” è la veste utilizzata per rendere accettabile una riprogrammazione che trasforma l’ex Autoporto in uno spazio promiscuo incompatibile con la sua funzione e rappresenta una implicita dichiarazione di fatto di “cessata emergenza” dichiarata dal sindaco autoproclamatosi gestore unico delle funzioni Statali. Non siamo davanti al completamento dell’opera originaria, ma a un diverso programma amministrativo che la Sindaca e la Giunta comunale non hanno alcun potere di realizzare.”
Il progetto originario dell’Autoporto tra traffico, ambiente e sicurezza
Nella ricostruzione proposta da Fratelli d’Italia, l’Autoporto era stato concepito come una struttura destinata a rispondere a esigenze precise di mobilità, sicurezza e tutela ambientale. Il progetto sarebbe stato predisposto da ANAS e dal Provveditorato alle Opere Pubbliche su disposizione del Prefetto-Commissario delegato all’attuazione delle opere previste dal Decreto di emergenza.
L’obiettivo, secondo quanto riportato nel comunicato, era quello di impedire che i veicoli in attesa di imbarcarsi attraversassero o occupassero il tessuto urbano di Villa San Giovanni. L’area avrebbe dovuto consentire di trattenere i mezzi in uno spazio esterno alla città, organizzandone l’afflusso verso gli imbarchi e offrendo servizi ad autotrasportatori, conducenti e passeggeri. Il circolo di FdI richiama inoltre gli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e il confronto avvenuto con le associazioni nazionali dell’autotrasporto, il Comune, la Prefettura e il Dipartimento della Protezione civile. Come riferimento progettuale viene indicato il modello di Brescia Est, a Brescia-Castenedolo.
La dichiarazione prosegue: “Il progetto dell’Autoporto era già stato redatto da ANAS e dal Provveditorato alle Opere Pubbliche, su disposizione del Prefetto-Commissario delegato all’attuazione delle opere del Decreto di emergenza. Era un’infrastruttura concepita secondo una precisa logica trasportistica e ambientale: trattenere i veicoli fuori dal tessuto urbano, regolarne automaticamente l’afflusso verso gli imbarchi e offrire ad autotrasportatori, conducenti e passeggeri un luogo sicuro, attrezzato e confortevole. La soluzione recepiva gli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e nasceva da una concertazione con le associazioni nazionali dell’autotrasporto, con il Comune, la Prefettura ed il Dipartimento della Protezione Civile. L’Autoporto era stato sviluppato prendendo a riferimento il modello di “Brescia Est” a Brescia-Castenedolo, quale infrastruttura di servizio alla mobilità, dotata di tutte le funzioni necessarie a svolgere il compito per cui era stata pensata.
La Giunta Caminiti tenta oggi di presentare come completamento quella che è, in realtà, una radicale riprogrammazione dell’intervento, compiuta senza averne il potere e sacrificando proprio le funzioni per le quali l’Autoporto era stato disposto e finanziato.”
Conferenza dei servizi, l’appello di Fratelli d’Italia a partiti e associazioni
La presa di posizione non si limita alla critica politica nei confronti dell’amministrazione comunale. Il Circolo di Fratelli d’Italia invita le altre forze politiche, le associazioni, i movimenti civici e le organizzazioni sociali a intervenire formalmente nella Conferenza dei servizi. Secondo FdI, in quella sede dovrebbe essere contestata la nuova impostazione progettuale, considerata una minaccia per l’unica infrastruttura concepita specificamente per ridurre gli effetti ambientali e sociali prodotti dal transito dei veicoli diretti agli imbarchi. L’appello viene esteso agli ex sindaci e agli amministratori che si sono succeduti dal 2008. Il riferimento riguarda coloro che, avendo seguito negli anni l’evoluzione dell’intervento, conoscerebbero le ragioni che portarono la Protezione civile nazionale a ribadire la priorità dell’ampliamento dell’area di sosta a monte.
Il comunicato afferma: “Fratelli d’Italia rivolge pertanto un appello a tutte le forze politiche, alle associazioni, ai movimenti civici, alle organizzazioni sociali e a quanti hanno a cuore il futuro di Villa San Giovanni: occorre intervenire formalmente nella Conferenza dei servizi e contestare una mistificazione che rischia di compromettere l’unica opera concepita per proteggere la città dagli effetti ambientali e sociali dell’attraversamento. L’appello è rivolto anche e soprattutto agli ex sindaci e agli amministratori succedutisi dal 2008, che conoscono la storia dell’intervento e le ragioni che portarono il Dipartimento nazionale della Protezione civile a riaffermare la priorità dell’ampliamento dell’area di sosta a monte ed a cancellare dai programmi altre opere che adesso stanno timidamente provando a venire fuori”.
Protezione civile assente dalla Conferenza dei servizi, la critica di FdI
Uno degli aspetti ritenuti più gravi riguarda la mancata convocazione del Dipartimento nazionale della Protezione civile alla Conferenza dei servizi. Secondo il Direttivo e Antonio Messina, il Dipartimento sarebbe il soggetto istituzionale in grado di ricostruire con maggiore precisione la genesi dell’intervento, le sue finalità e i vincoli connessi alle risorse derivanti dal Decreto di emergenza ambientale. Nel comunicato viene ricordato che presso il Dipartimento sarebbe attestato il capitolo dal quale provengono le risorse. Viene inoltre affrontato il tema del passaggio al sindaco di Villa San Giovanni della titolarità della contabilità speciale prevista dall’ordinanza di Protezione civile.
Secondo l’interpretazione avanzata da FdI, tale subentro avrebbe avuto il solo scopo di permettere il completamento delle attività già programmate e non autorizzerebbe una modifica sostanziale del progetto.
La posizione è espressa nei seguenti termini: “È particolarmente grave che proprio il Dipartimento nazionale della Protezione civile, presso il quale è attestato il capitolo da cui derivano le risorse del Decreto di emergenza ambientale, non sia stato invitato alla Conferenza dei servizi. È stato escluso il soggetto istituzionale che conosce la genesi, le finalità e i vincoli dell’intervento e che aveva imposto il ridimensionamento dell’opera secondo le dimensioni originarie e statuite dal Ministero dell’Ambiente, seppur il Sindaco del Comune di Villa San Giovanni sia subentrato nella titolarità della contabilità speciale di cui all’ordinanza di protezione civile, ma solo per consentire il completamento delle attività già programmate”.
Traffico e inquinamento a Villa San Giovanni, il futuro dell’Autoporto al centro del confronto
Per il Circolo di Fratelli d’Italia, la discussione sull’Autoporto non riguarda soltanto la destinazione urbanistica di un’area, ma coinvolge direttamente la qualità della vita dei cittadini di Villa San Giovanni. Il nodo centrale resta la capacità dell’infrastruttura di sottrarre il tessuto urbano alla pressione dei mezzi, all’inquinamento e ai rischi collegati all’attraversamento dello Stretto. La conclusione del comunicato ribadisce che la realizzazione dell’opera nella sua funzione originaria viene considerata un diritto della città. Il percorso benessere e gli altri elementi inseriti nella nuova proposta vengono invece giudicati insufficienti a risolvere i problemi affrontati dalla comunità nel corso degli anni. Il Direttivo e il presidente Antonio Messina concludono: “è in gioco il diritto di Villa San Giovanni a vedere finalmente realizzata l’infrastruttura destinata a liberarla dal traffico, dall’inquinamento e dai rischi dell’attraversamento dello Stretto. Il “percorso benessere” non può diventare il paravento dietro il quale l’Amministrazione prova a mantenere gli stessi problemi contro i quali la comunità combatte da decenni”.


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