L’avanzamento del progetto di autonomia differenziata torna ad alimentare preoccupazioni in Calabria, dove le disparità rispetto alle altre regioni italiane sono già evidenti in settori fondamentali come la sanità, le infrastrutture, i trasporti e l’istruzione. A intervenire è il Segretario Generale Gianfranco Trotta, che commenta l’approvazione alla Camera degli atti di indirizzo relativi agli schemi di intesa tra il Governo e le Regioni Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Le intese prevedono l’attribuzione di ulteriori forme di autonomia su quattro materie definite “No Lep”, ossia non subordinate alla preventiva determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni.
“Se il governo continua la sua corsa verso l’autonomia differenziata, noi non allentiamo minimamente la presa e continuiamo a sostenere con forza che la Calabria vive già, di fatto, una “differenziazione” dal resto del Paese. Sono i numeri e i dati a dirlo. La nostra terra è penalizzata su Sanità, Infrastrutture e Trasporti, Istruzione. Non ha bisogno di nuovi modelli di governo che andranno inevitabilmente ad incidere negativamente e a peggiorare ulteriormente la qualità di vita dei calabresi”.
La preintesa firmata dal presidente Occhiuto
Tra gli aspetti maggiormente contestati vi è la decisione del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, di sottoscrivere una preintesa, insieme alle dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo secondo cui la Calabria potrebbe essere la prossima Regione a ottenere ulteriori competenze, anche in ambito sanitario. “Preoccupa – aggiunge – che il presidente Occhiuto abbia firmato la preintesa e che esponenti del governo dichiarino che la Calabria potrebbe essere la prossima ad avere la “sua sanità”. La Calabria ha già un suo personale modello di sanità pubblica. Un modello in cui i Lea sono al di sotto dell’assistenza territoriale. I dati del Nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute, riferiti al 2024 e basati sul monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, la pongono all’ultimo posto in Italia. Una fotografia drammatica”.
Secondo Trotta, l’attuale situazione del sistema sanitario regionale dimostrerebbe come la Calabria non sia nelle condizioni di affrontare ulteriori processi di differenziazione. Il Segretario Generale richiama in particolare i dati del Nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute, relativi al 2024, che collocano la Regione all’ultimo posto in Italia nel monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza.
“I diritti non possono dipendere dal luogo in cui si vive”
Il Segretario Generale invita quindi il presidente Occhiuto a rivedere la propria posizione, sostenendo che i diritti sociali e civili debbano essere garantiti allo stesso modo in tutto il territorio nazionale. “I diritti sociali e civili non possono dipendere dal luogo in cui si è nati, si lavora o si vive. Il presidente Occhiuto ci ripensi, esca da logiche politiche e pensi al bene dei calabresi – afferma il Segretario Generale -. L’uscita dal commissariamento non ha prodotto alcun beneficio e il persistere del piano di rientro ne è un’ampia dimostrazione. Di fatto è stata solo un’operazione propagandistica dietro la quale potrebbe esserci l’accordo alla preintesa sull’autonomia differenziata. Uno scambio politico in cui la Calabria farebbe solo da sfondo”.
Trotta mette inoltre in relazione la firma della preintesa con l’uscita della sanità calabrese dal commissariamento, sostenendo che quest’ultima non avrebbe prodotto miglioramenti concreti, anche alla luce del permanere del piano di rientro.
I rischi per il Servizio sanitario nazionale
La concessione di ulteriori margini di autonomia alle Regioni, secondo il Segretario Generale, rischierebbe di aumentare la frammentazione del Servizio sanitario nazionale e di ampliare ulteriormente le differenze territoriali nell’accesso alle cure. “Concedere margini di autonomia significa accentuare la frammentazione del Servizio sanitario nazionale, indebolire i principi di uguaglianza e universalità dei diritti sociali, rendere ancora più profondi gli attuali divari territoriali. Non possiamo permetterlo. Il Sistema Sanitario Nazionale va rinforzato e non smantellato”, sottolinea il Segretario. La richiesta è dunque quella di rafforzare il sistema sanitario pubblico nazionale, preservandone i principi di uguaglianza e universalità, invece di trasferire competenze che potrebbero rendere ancora più profondo il divario tra le diverse aree del Paese.
In questo quadro si inserisce anche la proposta di legge di iniziativa popolare sulla salute sostenuta dal Segretario Generale, con l’obiettivo di rilanciare lo Stato sociale e ricostruire un servizio pubblico capace di rispondere ai bisogni dei cittadini. “Ecco perché portiamo avanti con forza la nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla salute. Crediamo nello Stato Sociale, crediamo nel servizio pubblico e ancora di più siamo convinti che esistano i margini per ricostruirlo e risollevarlo, abbattendo l’incidenza della sanità privata diventata una scelta dovuta per tanti”. La proposta punta anche a ridurre il peso crescente della sanità privata, alla quale, secondo Trotta, molti cittadini sono ormai costretti a rivolgersi a causa delle difficoltà e dei limiti del sistema pubblico.


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