Accadde oggi: 56 anni fa la misteriosa strage di Gioia Tauro, ci furono morti e feriti

Il 22 luglio 1970 il deragliamento del treno Palermo-Torino provocò sei morti e decine di feriti. Una tragedia inizialmente attribuita a un incidente, sulla quale continuano a pesare interrogativi e ombre investigative

Cinquantasei anni fa, nella sera del 22 luglio 1970, un treno diretto da Palermo a Torino deragliò nei pressi della stazione di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Il bilancio fu di sei persone morte e decine di feriti. Per molto tempo l’accaduto venne presentato come un incidente ferroviario, ma le successive indagini e alcune testimonianze giudiziarie alimentarono l’ipotesi di un attentato. Il convoglio, conosciuto come “Treno del Sole”, trasportava centinaia di passeggeri, molti dei quali emigranti meridionali diretti verso le città industriali del Centro e del Nord Italia. Il viaggio si svolgeva lungo una delle principali direttrici ferroviarie del Paese. Nella Strage persero la vita Rita Cacicia, Rosa Fassari, Andrea Gangemi, Nicoletta Mazzocchio, Letizia Concetta Palumbo e Adriana Maria Vassallo.

Quando il treno raggiunse il tratto vicino a Gioia Tauro, diversi vagoni uscirono improvvisamente dai binari

Quando il treno raggiunse il tratto vicino a Gioia Tauro, diversi vagoni uscirono improvvisamente dai binari. Alcune carrozze si inclinarono e si accavallarono, trasformandosi in pochi istanti in un groviglio di lamiere. I soccorsi si trovarono davanti a una scena drammatica: passeggeri intrappolati, feriti lungo la massicciata e familiari alla ricerca dei propri congiunti. Le operazioni di recupero proseguirono per ore. Sul posto arrivarono vigili del fuoco, forze dell’ordine, personale ferroviario, medici e volontari. Gli ospedali della zona accolsero numerosi feriti, mentre iniziava il lavoro di identificazione delle vittime.

Le prime ricostruzioni

Nelle ore immediatamente successive alla tragedia, l’attenzione degli investigatori si concentrò sulle condizioni della linea ferroviaria e sulla velocità del convoglio. Le prime spiegazioni ufficiali indicarono la possibilità di un cedimento tecnico o di un’anomalia nell’infrastruttura. La versione dell’incidente, tuttavia, non riuscì a chiarire definitivamente tutti gli elementi emersi sul luogo del deragliamento. Nel corso degli anni furono avanzati dubbi sulla presenza di danni ai binari non compatibili con un semplice guasto. L’ipotesi che la tragedia fosse stata provocata da un’esplosione acquistò progressivamente maggiore consistenza. Secondo alcune ricostruzioni investigative, un ordigno collocato lungo la linea avrebbe danneggiato i binari poco prima del passaggio del treno. La complessità delle indagini, le perizie contrastanti e il tempo trascorso resero però difficile arrivare a una verità giudiziaria definitiva.

Il contesto della rivolta di Reggio Calabria

La strage avvenne in un periodo di forte tensione politica e sociale. Pochi giorni prima, il 14 luglio 1970, erano iniziate le proteste di Reggio Calabria contro la decisione di indicare Catanzaro come capoluogo della nuova Regione Calabria. La cosiddetta rivolta di Reggio proseguì per mesi, tra manifestazioni, barricate, scontri con le forze dell’ordine, attentati e blocchi stradali e ferroviari. Alla protesta popolare si affiancarono interessi politici, organizzazioni dell’estrema destra e ambienti criminali. Proprio questo scenario portò gli inquirenti, negli anni successivi, a valutare possibili collegamenti tra il deragliamento e la strategia della tensione che attraversava l’Italia. Alcune testimonianze di collaboratori di giustizia indicarono il coinvolgimento di esponenti della criminalità organizzata calabrese e di gruppi neofascisti. Si trattava, secondo tali dichiarazioni, di ambienti interessati ad alimentare il disordine e l’instabilità durante la rivolta. Le testimonianze, tuttavia, non portarono a condanne definitive per la morte dei passeggeri.

Le indagini riaperte

A distanza di anni, la vicenda tornò all’attenzione della magistratura grazie alle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia. Gli investigatori riesaminarono documenti, testimonianze e risultanze tecniche, cercando di ricostruire responsabilità e moventi. Emersero riferimenti a un possibile sabotaggio eseguito materialmente da uomini legati alla ’ndrangheta, in collegamento con ambienti dell’estrema destra eversiva. Il quadro delineato dalle indagini inseriva l’episodio in un contesto più ampio, caratterizzato da attentati e azioni destinate ad accrescere la tensione sociale. Sul piano giudiziario non fu però possibile stabilire in maniera definitiva chi avesse organizzato e realizzato l’azione. Tra assoluzioni, insufficienza delle prove e difficoltà nel verificare dichiarazioni rese molti anni dopo i fatti, la vicenda rimase senza colpevoli condannati in via definitiva.

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