Grande promozione, grande attesa, grande curiosità, poi la messa in onda, il successo, i primi numeri e… puff, scomparso. Dopo due settimane. C’è un grande alone di mistero dietro la cancellazione, dopo 15 giorni, di World Wide Mafia, il docufilm sulla vita di Nicola Gratteri completamente sparito da Disney+, la piattaforma che aveva scelta di pubblicare il contenuto. Sin da subito – e ovviamente, aggiungeremmo – in tanti si sono chiesti il perché della cancellazione improvvisa, senza preavviso, dal nulla. Delle domande e dei dubbi alimentati anche dai contorni dalla vicenda: Gratteri è uno dei Procuratori più noti in Italia, vive con la scorta e riceve minacce continue, soprattutto dagli ambienti mafiosi.
Tra le prime motivazioni fornite rispetto alla possibile cancellazione, quello di problemi di bug audio-video. Una “giustificazione”, più che altro, che però – appunto – non tiene. E’ falsa, o comunque poco credibile. A fare luce sulla vicenda, in questi giorni, è Il Giornale, che attraverso la penna del giornalista Felice Manti ha svelato i motivi, insieme a La Stampa.
“A fermare la messa in onda – si legge sul quotidiano – è stato il pentito di mafia Emanuele Mancuso, rampollo di una delle più sanguinarie famiglie di ’ndrangheta del Vibonese, reso purtroppo riconoscibile nella sua intervista – finita nei reel di presentazione del documentario – in modo da metterne in pericolo l’incolumità. Colpa del regista Jacques Charmelot, marito di Lilli Gruber, che avrebbe scelto di non modificare la sua voce e le sue fattezze come previsto dalla liberatoria firmata nel 2021, costringendo così i legali del pentito a ritirarla in attesa di una modifica al video che non sembrerebbe così scontata. Tanto che adesso il collaboratore di giustizia avrebbe intenzione di denunciare il regista, che secondo fonti vicine alle due parti avrebbe offerto 20mila euro a Mancuso per chiudere la querelle, minacciando un’azione legale ritorsiva contro di lui e la sua legale di fronte al loro rifiuto”.
Questo, dunque, il motivo della misteriosa cancellazione di un contenuto che aveva iniziato già a far registrare ottimi numeri sulla piattaforma streaming, tanto da invogliare tanti utenti a iscriversi a Disney+ appositamente per guardare il docufilm.


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