Un cowboy a Reggio Calabria, “The Italian Dream” di Alec Ross: IA, ‘deficienza naturale’ e “più responsabilità ai giovani” | INTERVISTA

Alec Ross, collaboratore di Hillary Clinton e Barak Obama, presenta il suo libro “The Italian Dream” a Reggio Calabria: l’Italia fatica ad avere una visione condivisa del proprio futuro

  • Alec Ross
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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Nel pomeriggio odierno, giovedì 4 giugno, la Sala Consiliare “Piero Battaglia” i Palazzo San Giorgio ha ospitato la presentazione del libro “The Italian Dream” di Alec Ross, pubblicato da Feltrinelli. Alec Ross è un autore e docente americano, oggi legato anche all’Italia: insegna alla Bologna Business School ed è stato in passato consigliere per l’innovazione al Dipartimento di Stato americano con Hillary Clinton, oltre ad aver lavorato sulla politica tecnologica nella campagna presidenziale di Barack Obama. A dialogare con l’autore è stato Francesco Cicione, presidente fondatore di Entopan, a moderare l’evento, invece, Demetrio Naccari Carlizzi.

Il libro “The Italian Dream. Riprendersi il futuro”, pubblicato da Feltrinelli il 26 maggio 2026, è un saggio sull’Italia, scritto da uno straniero con radici italiane: Ross racconta di avere origini abruzzesi e di vivere parte dell’anno nel nostro Paese. Il tema centrale è una domanda molto forte: perché l’Italia, pur essendo ammirata nel mondo per cultura, bellezza, qualità della vita e creatività, fatica a costruire una visione condivisa del proprio futuro?

Il libro non vuole essere un atto d’accusa contro l’Italia, ma piuttosto una provocazione civile: Ross sostiene che il Paese debba smettere di vivere solo di nostalgia e imparare a trasformare le proprie qualità in un progetto moderno. La struttura ruota attorno a otto dualismi: Giovane e Vecchio, Innovazione e Tradizione, Forma e Sostanza, Apprendimento e Stimoli Superficiali, Unità e Divisione, Breve e Lungo Termine, Fiducia e Sfiducia, Ottimismo e Pessimismo, usati per leggere i freni culturali, economici e sociali italiani.

The Italian Dream comunica che l’Italia è già un “sogno” agli occhi del mondo, ma non ha ancora costruito un proprio “sogno nazionale” capace di mobilitare energie, ambizioni e fiducia collettiva. Non propone di copiare l’American Dream, ma di immaginare un modello italiano fondato su comunità, creatività, qualità della vita, artigianalità, innovazione e fiducia.

The Italian Dream: la visione di Alec Ross

Alec Ross parta del sogno italiano, ma l’introduzione di Naccari Carlizzi è subito sfidante: se l’Italia è un Paese da sogno, perchè gli italiani dovrebbero sognare? “Quando parliamo del sogno italiano e se sia possibile, il punto di riferimento nel Mezzogiorno e in Calabria, sono i progetti di lungo termine che stanno costruendo con Entopan. Abbiamo bisogno di un italian dream, in Dio confidiamo, gli altri portino dei dati. In Italia, negli ultimi 30 anni, in 196 Paesi sovrani, dal punto di vista della crescita economica, siamo al 182° posto. Io ne ho visitati più di 100 di questi, vedo l’Italia sia da dentro che da fuori. Io passo il 40% dell’anno in Italia, ma la guardo anche con l’obiettività di aver visitato oltre 100 Paesi. Il sogno italiano è la convinzione che l’Italia possa riprendersi il futuro, non nell’imitazione dell’America, ma nel fare progetti di medio-lungo termine. In qualità di vita, rinnovato senso di fiducia collettiva.

Sono un professore, insegno ai 20enni e ai 30enni, loro dovrebbero essere ottimisti, io lo ero molto quando ero uno studente, ma purtroppo vedo molto pessimismo fra i miei studenti. Loro dicono: ‘ottenere una laurea è una brutta decisione? Devo andare a Milano o all’estero?’. Questa per me è una brutta realtà, non deve essere una realtà. Questo libro è scritto intorno a 8 dualismi per capire cosa fare per avere 30 anni di prosperità: Giovane e Vecchio, Innovazione e Tradizione, Forma e Sostanza, Apprendimento e Stimoli Superficiali, Unità e Divisione, Breve e Lungo Termine, Fiducia e Sfiducia, Ottimismo e Pessimismo. Sono intrecciati, ci sono dimensioni psicologiche, storiche, tecnologiche in tutto questo. Non pretendo di essere un guru, metto in evidenza una varietà di prospettive.

Quando i miei bisnonni emigrarono dalle montagne dell’Abruzzo, 100 anni fa, erano adolescenti, analfabeti e senza due lire in tasca. Sono emigrati alla ricerca di The American Dream: lavoro sodo, rispetto delle regole e ogni generazione successiva starà meglio della precedente. Loro nella miniera di carbone, io alla Casa Bianca. Io ho visto il sogno americano, indiano, penso che ce la possiamo fare anche in Italia“.

Il rapporto con l’IA e la ‘deficienza naturale’

L’IA si prende subito la scena. Alec Ross, da buon ‘cowboy’ come si definisce, ha un approccio molto pragmatico: “io temo la deficienza naturale rispetto all’intelligenza artificiale. In Italia è interessante, se pensiamo per un attivo, le invenzioni primo motore di combustione, calcolatrice programmabile, epidemiologia, occhiali, pila elettrica, PC, protesi, radio, uno dopo l’altro. Mettendo insieme questi sviluppi tecnologici e l’Umanesimo è interessante. Con l’IA siamo in un mondo in cui gli umani stanno diventando macchine e le macchine stanno diventando umane. E in questo momento apprezziamo cosa ci rende umani. Io ho un punto di vista fuori dal coro. Con le sfide demografiche che abbiamo, possiamo fare due cose: o produciamo più figli, o diventiamo più produttivi.

L’IA fa capire come possiamo essere più produttivi, dipende da come la utilizziamo. O come una bicicletta: possiamo andare con più velocità, per più tempo o più lontano; o come una sedia a rotelle se le lasciamo pensare per noi, si atrofizzano i muscoli delle gambe. Ci sono due esempi specifici: sono nel CDA di un’azienda in Emilia-Romagna, produciamo tappi di alluminio, non è diverso rispetto a quando è stato inventato. Quattro anni fa abbiamo deciso di fare investimenti importanti: la manutenzione, la gestione degli scarti, la gestione delle linee di produzione da terremo. I nostri margini sono andati a salire, il nostro fatturato pure. Abbiamo comprato i nostri concorrenti americani, canadesi, abbiamo raddoppiato la nostra dimensione in Cina. Adesso produciamo 40 miliardi di tappi all’anno. Abbiamo fatto un accordo con i nostri dipendenti, gli abbiamo detto: ‘avete una scelta’. Pensate a un operaio all’interno dell’azienda. Gli abbiamo detto: potete diventare i maestri o gli schiavi di queste tecnologie. Possiamo darvi tutta la formazione necessaria.

Sapete quante persone abbiamo licenziato perchè non sono state in grado di assorbire il cambiamento? 0. E abbiamo aumentato gli stipendi dalla crescita, non siamo stati colonizzati da americani o cinesi. Questa è un’azienda di famiglia, di tradizione, con il coraggio di investire e abbiamo vinto.

Nel mondo agricolo, l’uso dell’agricoltura di precisione, con cloude, IA, digitale: in Italia siamo in Serie A, al top della classifica. Numero 1 di imprese nel mondo che fa agricoltura di precisione ha sede a Milano, gestisce i campi per Barilla e Ferrero, ma anche i campi di soia in Brasile. Una delle aziende più importanti che fa irrigazione di precisione è in Sicilia. La potenzialità dell’IA non è ChatGPT o Anthropic, è pensare chi siamo, cosa facciamo, pensare come massimizzare la potenzialità di questa tecnologia per il servizio che vogliamo produrre”.

Il futuro è dei giovani… con responsabilità

Alec Ross chiede di dare più responsabilità ai giovani: “io ho un’idea semplice, non riguarda politica o leggi, ma i nostri giovani. I nostri giovani sono pesci nell’acqua nell’uso di queste tecnologie. Il segreto è mettere insieme intelligenza e saggezza, due cose diverse. Abbiamo preso 20-30enni intelligenti nell’uso della tecnologia. I miei studenti sono più bravi di me nell’uso delle tecnologie. Gli abbiamo messo di fianco persone sagge, con capelli grigi, per costruire progetti. Questo richiede un cambiamento culturale. Noi trattiamo 20-30enni come se fossero bambini. Si laureano e fanno stage in cui guadagnano spiccioli, senza responsabilità, diciamo che ‘ci vuole pazienza’. I veri bravi non hanno pazienta, partono e vanno in California.

Ci sono, a Cupertino, aziende che parlano solo italiano. I lavoratori mi dicono che le loro competenze sono valorizzate più qui che in Italia, per avere le responsabilità, in Italia avrebbero dovuto aspettare 15 anni. La risposta è dare spazio a questi giovani. Io ho gestito la campagna di tecnologia e media per per la prima campagna Obama, avevo una trentina d’anni, Barack mi ha messo di fianco persone sagge e ci ha dato spazio di sperimentare. Alla fine della campagna elettorale ci hanno detto che eravamo dei geni, ma nessuno ha visto che abbiamo fatto tanti errori, come fanno i giovani. Obama ha creato uno spazio per sperimentare, per fare, per non punirci troppo se sbagliano. E abbiamo fatto cose che hanno fatto la differenza in campagna elettorale. Obama ci ha dato responsabilità con accanto persone sagge. Assumiamo i neolaureati, mettiamogli accanto persone esperte, questo è più importate di qualsiasi cosa“.

Tech oligarchi USA, Stato cinese ed Europa come arbitro

In merito alla regolamentazione dell’IA, Ross ha una posizione netta: “uno dei dualismi è fiducia e sfiducia. Conosco tutti i tech-oligarchi. Non mi fido di loro. Non mi fido dello Stato cinese. Ma mi fido di voi, di noi. A loro non importa niente di quello che ha scritto il Papa sull’IA. Di fronte a questo, Silicon Valley su un lato, cinesi dall’altro, la nostra nicchia non è l’IA generativa, è nell’ambito alimentare, nella manifattura, non c’è etica del produrre capi più efficienti. Negli ultimi 30 anni, nell’ambito dello sviluppo tecnologico, è stata una partita di calcio USA vs Cina con l’UE come arbitro.

L’arbitro fischia i falli, mostra i cartellini ma non vince mai. Gli americani stanno correndo avanti, i cinesi pure, gli india, i Paesi del Golfo, noi europei facciamo regolamentazione. Noi che produciamo tappi dobbiamo assumere avvocati, commercialisti, è come fare una maratona con uno zaino pieno di sassi sulle spalle, negli altri Paesi non c’è quello zaino, ma noi ci siamo abituati. Quando fu introdotto ChatGPT è stato bannato in Corea del Nord, Cina e… Italia. Perchè volevano scartoffie digitali. È tutto teatrale, non cambia niente, mette solo più sassi nello zaino di imprenditori italiani. Di fronte gli oligarchi USA, lo Stato cinese, io dico: mettiamo le nostre squadre in campo, i talenti ci sono, ho fiducia in loro“.

L’innovazione armonica

Nel dialogo con Ross, Cicione ha parlato di innovazione armonica: “è necessario un sogno collettivo. La storia dell’Italia, le ferite dell’ultimo 30ennio. Nell’ultimo 30ennio siamo il 182° Paese su 196 Paesi. Ci sono dati che ci dicono che prima di soffermarci sul sogno, dovremmo soffermarci sull’incubo, a proposito di dualismi. Il pil procapite dell’ultimo 30ennio è rimasto invariato in Italia, in Europa è cresciuto del 30% e nel mondo del 50%. L’Italia è l’unico Paese OCSE ad avere avuto una diminuzione dei salari, nel resto sono saliti di un terzo. Dati che ci restituiscono un Paese che ha smesso di sognare. L’innovazione non è mai coincisa con un sistema Italia ma con il genio italico. L’innovazione è sempre stata discontinua, ha coinciso con individui che hanno fatto la differenza nei loro contesti. L’Italia dei nostri padri e nonni aveva il futuro in tasca. Quell’Italia ha generato dei figli sazi, adagiati su quella ricchezza, hanno smesso di coltivare la fatica del sogno collettivo. C’è un dato, la ricchezza italiana pubblica e privata vale 12 trilioni di euro. Il 10% del PIL mondiale. Non li abbiamo generati noi, ma ereditati.

Queto Paese campa di rendita e così vince l’individualismo, ognuno punta a massimizzare la propria rendita. Un trilione e mezzo giacciono sui nostri conti correnti producendo guadagni passivi. Al posto di investire e costruire il sogno italiano, preferiamo tenere i nostri risparmi a generare rendite passive. Per sognare dobbiamo guardare in faccia l’incubo dell’ultimo trentennio, non per scoraggiarsi, questo è un passaggio ottimistico, assumere consapevolezza degli errori fatti, non siamo buoni discendenti dei nostri antenati e non siamo buoni antenati dei nostri discendenti.

L’armonia non è solo un metodo. Siamo nella Magna Grecia che ci insegna che l’armonia è un canone, ci spiega come le leggi naturali reggono il cosmo. La vera innovazione armonica mette l’uomo al centro, ricominciare a sognare un uomo umano e non distopico. Il libro di Alec è necessario, il libro di un amico, di una persona che ama l’Italia, che ha scelto di vivere metà del suo tempo in Italia, di sottrarre all’America questo tempo. Ama l’Italia, scrive e parla dell’Italia con l’amore di chi l’ha scelta, non l’ha subita: in questo libro ci aiuta a guardarci allo specchio, ad andare oltre questa fragilità“.

IA e Intelligenza ibrida

Sul tema dell’IA e dell’intelligenza ibrida, Cicione ha dichiarato: “ci sono eccellenze straordinarie, stanno producendo vantaggi competitivi inimmaginabili. Si può giocare un ruolo da leader globale in Italia. L’IA esce dai pc ed entra nella realtà, nell’agricoltura, nella manifattura e nell’artigianato, potrà dargli un boost a settori che sono competitivi. Poi c’è un sistema complessivo resistente, non solo sull’IA. In Italia tra istituzioni, università, nel mondo della borghesia professionale, siamo perfettamente preparati a gestire un mondo che non esiste più. Dovremmo coltivare dissonanze cognitive. Andare contro le abitudini metodologiche, le zone di comfort.

Noi abbiamo una grande cultura dell’organizzazione che può essere una data set diffuso per istruire gli agenti IA. Così come la nostra capacità manuale nella nostra industria. Bisogna sovvertire il nostro modo di fare impresa, sovvertire il momento in cui investire. Dobbiamo recuperare una prospettiva di lungo termine, cerchiamo il rendimento in 2 mesi. Un rendimento elettorale, ci sono le elezioni in 7 mesi? Bisogna organizzare il consenso in 7 mesi. Così rischiamo di scomparire. Alec viene dal West Virginia che è la Calabria dell’America. In Calabria ci sono tanti contadini. Alec è un cowboy. I cowboy conquistano le terre, i contadini li organizzano. Dobbiamo recuperare il coraggio dei cowboy. Oggi l’IA viene intesa come quel software a cui chiedere qualcosa e che dà risposte. È uno strumento che aiuta a ottimizzare alcuni processi. Lo stiamo facendo nella pubblica amministrazione e nelle imprese.

In Germania, la manifattura tedesca è la prima al mondo. Dà segni evidenti di cedimento. La filiera dell’automotive è stata superata da quella cinese che ha installato IA agentica e fisica. Se non faremo questo nell’agricoltura e nell’industria sconteremo un ritardo incolmabile“.