Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ritiene “non più rinviabile una riflessione sull’organizzazione delle attività educative nelle scuole dell’infanzia italiane alla luce dei profondi cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro Paese. Le sempre più frequenti ondate di calore impongono infatti una revisione delle modalità di organizzazione dei servizi pubblici essenziali, affinché il diritto all’istruzione sia pienamente conciliato con il diritto alla salute e alla sicurezza di bambini e lavoratori”.
“L’attuale calendario scolastico prevede, nella quasi totalità delle Regioni italiane, che le attività educative della scuola dell’infanzia si concludano il 30 giugno, mentre le lezioni della scuola primaria e della scuola secondaria terminano mediamente nella prima metà del mese di giugno. Una differenza di circa tre settimane che, in passato, trovava giustificazione nelle peculiari finalità educative e sociali della scuola dell’infanzia, ma che oggi merita una nuova valutazione alla luce dell’evoluzione climatica e delle condizioni del patrimonio edilizio scolastico.
Negli ultimi anni, infatti, la seconda metà del mese di giugno è stata caratterizzata, soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud, da temperature frequentemente superiori ai 35 °C, con ondate di calore sempre più intense, prolungate e ricorrenti. In numerosi edifici scolastici destinati alla scuola dell’infanzia persistono, tuttavia, condizioni strutturali non adeguate ad affrontare tali situazioni, a causa dell’assenza di impianti di climatizzazione o di efficaci sistemi di mitigazione del calore.
In questo contesto, i bambini della scuola dell’infanzia, per le loro caratteristiche fisiologiche, risultano particolarmente vulnerabili agli effetti delle elevate temperature. Analogamente, il personale docente e ATA è chiamato a svolgere una delicata attività educativa e di vigilanza in ambienti che non sempre garantiscono condizioni microclimatiche compatibili con il benessere, la salute e la sicurezza. La questione non riguarda semplicemente il comfort ambientale. Riguarda il diritto delle bambine e dei bambini a vivere un’esperienza educativa di qualità, il diritto dei lavoratori a operare in condizioni sicure e il dovere delle istituzioni di organizzare i servizi pubblici secondo criteri di ragionevolezza, efficacia e prevenzione.
La scuola dell’infanzia è il primo segmento del sistema nazionale di istruzione e formazione. Promuove lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, delle competenze e della cittadinanza, favorendo la costruzione delle relazioni, del pensiero critico, della creatività e dell’apprendimento attivo. Non può pertanto essere considerata un semplice servizio di custodia, ma rappresenta un momento fondamentale del percorso educativo e della crescita della persona.
L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività; l’articolo 34 garantisce il diritto all’istruzione; l’articolo 97 impone alla Pubblica Amministrazione di assicurare il buon andamento e l’efficacia della propria azione. A tali principi si affiancano gli obblighi previsti dal Decreto Legislativo n. 81 del 2008, che impone ai datori di lavoro di valutare tutti i rischi presenti negli ambienti di lavoro, compresi quelli derivanti dalle condizioni microclimatiche, adottando ogni misura necessaria alla loro prevenzione.
Non può inoltre sfuggire una evidente asimmetria organizzativa: mentre gli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria concludono il proprio percorso didattico prima del periodo statisticamente più esposto alle ondate di calore, i bambini della scuola dell’infanzia e il personale scolastico rimangono impegnati per oltre tre settimane aggiuntive, spesso in edifici privi di adeguati sistemi di climatizzazione. Una differenziazione prevista dagli attuali calendari scolastici regionali, ma che oggi appare meritevole di una verifica alla luce dei principi di proporzionalità, ragionevolezza, uguaglianza e tutela della salute”.
Per tali ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone “l’apertura di un confronto istituzionale nazionale tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero della Salute, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’ANCI, le organizzazioni sindacali rappresentative, le associazioni professionali, gli esperti di salute pubblica e climatologia e tutti i soggetti istituzionali interessati, con l’obiettivo di elaborare una proposta condivisa di revisione del calendario scolastico della scuola dell’infanzia, tenendo conto delle mutate condizioni climatiche e delle esigenze di tutela della salute”.
Il Coordinamento chiede inoltre che “tutte le istituzioni scolastiche procedano, nell’ambito dell’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi previsto dal Decreto Legislativo n. 81/2008, a una specifica valutazione del rischio da stress termico, individuando le misure organizzative, preventive e strutturali necessarie a garantire la tutela della salute dei lavoratori e degli utenti. Il cambiamento climatico rappresenta ormai una realtà strutturale con la quale anche il sistema scolastico è chiamato a confrontarsi. Adeguare l’organizzazione del servizio educativo non significa ridurne la qualità né comprimere i diritti delle famiglie; significa, al contrario, rendere effettivi i principi costituzionali di tutela della salute, del diritto all’istruzione e della dignità del lavoro, garantendo a tutte le bambine e a tutti i bambini ambienti educativi sicuri, inclusivi e coerenti con le sfide del nostro tempo”.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto opportuno che “il Ministero dell’Istruzione e del Merito, d’intesa con le Regioni e nel rispetto delle rispettive competenze, valuti la possibilità di uniformare la data di conclusione delle lezioni per tutti gli ordini di scuola, salvaguardando il monte ore annuale previsto dalla normativa vigente. Un calendario maggiormente omogeneo favorirebbe l’equità del sistema scolastico, la tutela della salute, una migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle famiglie e una più razionale organizzazione del servizio pubblico di istruzione”.
“La tutela della salute dei minori costituisce un diritto umano fondamentale e rappresenta una condizione imprescindibile per l’effettività del diritto all’istruzione. Di fronte agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, le istituzioni sono chiamate ad adottare politiche scolastiche capaci di coniugare qualità educativa, sicurezza degli ambienti, sostenibilità e rispetto della dignità della persona”. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani “continuerà a promuovere il confronto con il mondo della scuola, le istituzioni e la società civile affinché il sistema educativo italiano sappia affrontare con responsabilità le nuove sfide climatiche, ponendo sempre al centro la tutela dei diritti delle bambine, dei bambini e di tutto il personale scolastico”.


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