Abbiamo visto loghi tatuati sul braccio, abbiamo visto prime volte sorridenti con baci alle sciarpe tenute al collo, abbiamo visto Presidenti affermare “anche mio nipote tifa Reggina“. Eppure, in tutti i casi, risultati nefasti. Ma non è cambiato nulla, nulla! Tanti tifosi amaranto continuano a farsi abbindolare dalle belle parole, dalle frasi ad effetto, da quei contenuti pieni di (finto) amore ed affetto ma in realtà vuoti di ogni tipo di significato. E sta succedendo di nuovo. Sono bastate alcune storie Instagram del Lungomare, le frittole, le frasi sull’importanza della piazza, sulla bellezza di Reggio Calabria. E’ bastato addirittura rispondere su Instagram a tanti messaggi, semplicemente con un peperoncino e una bandiera (che poi è quella della Lettonia), per far eccitare di nuovo i tanti. I soliti allocchi, quelli che si erano eccitati per la rimonta a Licata nella stagione 2023-2024, o per la rimonta contro il Locri l’anno dopo. Quelli che si erano eccitati per l’arrivo di Montalto, per la festa in Via Marina dello scorso agosto.
Ecco, loro, oggi, sempre loro, quelli per cui il papà era Gallo, poi Saladini, poi Ballarino, oggi è Matt Rizzetta. Una città piena di papà. E c’eravamo stupiti della lezione non imparata la prima volta, poi la seconda, poi la terza. Ma la quarta è troppo. E gli errori sono sempre i soliti. Gli errori di credere alle belle parole, alle frasi ad effetto, alle risposte sui social, alle storie Instagram, alle promesse economiche, ai rilanci inventati dai media, a quei personaggi in cerca di protagonismo pronti a veicolare le informazioni a piacimento alla stampa amica.
Eppure dovremmo ricordarci che Gallo si tatuò lo Scudetto amaranto sul braccio. Dovremmo ricordarci di un Saladini sorridente nel suo primo giorno, con il bacio alla sciarpa tenuta al collo, con i mazzi di fiori regalati alle donne nel giorno del pranzo con la stampa. Dovremmo ricordarci di un Ballarino euforico, un’ora dopo l’annuncio di Brunetti in quel settembre 2023. Di un Ballarino che affermava che ormai in famiglia tutti tifavano Reggina, persino il piccolo nipotino con la maglia amaranto. Tutto bello, bellissimo. Certo. Ma ce ne dovremmo ricordare. Ricordare che dietro queste false apparenze si è poi nascosto il fallimento. Ricordare che chi oggi promette, parla, posta, spende parole d’affetto, poi, alla fine, da papà diventa traditore. In fondo, lo insegna la storia degli ultimi sette anni. E’ così difficile ricordarlo?


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