Reggio Calabria, Ventura smaschera i clan del Rione Marconi: “la strategia criminale che intimidisce la polizia”

Le intercettazioni e le testimonianze rivelano come l’occupazione degli alloggi popolari sia stata utilizzata dai clan per neutralizzare le forze dell’ordine e controllare il territorio

“Nella conferenza stampa per la maxi operazione al Rione Marconi emergono intercettazioni delineanti le direttive con cui gli arrestati si proponevano di intimidire ed interdire le Forze dell’Ordine dal proprio operato. La tecnica è semplice quanto efficace: circondare in forze le singole pattuglie per sopraffarle e rendere impossibile qualsivoglia azione di controllo. Pure questa non è una novità, o per lo meno non dovrebbe esserlo. Le avvisaglie di questo approccio sono note almeno dall’inverno del 2012, quando platealmente, non al Marconi ma a Ciccarello, durante un controllo ordinario un’autopattuglia della Polizia di Stato venne circondata e neutralizzata da appartenenti alla comunità rom, concentratasi nel quartiere”. Lo afferma Francesco Ventura, il quale dal 2013 è da solo ed in prima linea al Rione Marconi contro l’occupazione e le angherie incentrate proprio nell’alloggio oggi al centro della maxi operazione.

“Gli agenti finirono in ospedale e da allora gli episodi analoghi non hanno fatto altro che susseguirsi. Personalmente nel 2013 ho dovuto sperimentare questa tattica criminale volta all’intimidazione delle Forze dell’Ordine, quando una ventina di zingari, i cui nominativi oggi sono lieto abbondino fra quelli degli arrestati nella maxi operazione della scorsa settimana, furono in grado di tenere testa a ben sei autopattuglie della Polizia di Stato intervenute nelle fasi iniziali dell’occupazione di casa mia. Quei criminali furono talmente in grado di interdire la Polizia di Stato, al punto che nonostante la presenza di un vicequestore fu impossibile anche solo identificarli, per come affermato dalle testimonianze in atti al procedimento penale che ne seguì. Processo in cui ad essere imputati furono i due ad essersi per calcolo autodenunciati”.

“Com’è possibile concentrare così tanti zingari dello stesso clan e con così poco tempo in determinate aree della città? Una delle chiavi sta probabilmente nell’occupazione mirata degli alloggi popolari, coi quali grazie alla violenza ed alle intimidazioni, se non addirittura con la complicità dei legittimi assegnatari, le cosche zingare possono lottizzare territori di edilizia residenziale pubblica piegandola alle proprie strategie criminose. Il Comune di Reggio ne è al corrente, verbali di commissione consiliare alla mano, almeno dal 2016. Secondo l’allora consigliere delegato Giovanni Minniti esiste un mercato nero di circa trecento alloggi gestito da un’organizzazione rom. Epicentro? Il Rione Marconi. Una conoscenza mai trasformatasi in un intervento consequenziale: abdicazione o connivenza? Che sia questo ciò che Falcomatà intende nel vantarsi di aver lasciato un Comune in ordine? Un ordine criminale”.