Reggio Calabria, Ventura: “da tredici anni in trincea al Rione Marconi, la mia è una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata”

Il giornalista denuncia anni di minacce, isolamento istituzionale e silenzi civici dopo la maxi operazione sull’alloggio al centro delle occupazioni: "il Comune avrebbe potuto intervenire. Ora spero che a Palazzo San Giorgio qualcosa cambi"

“Come giornalista mi sono formato nella pagina culturale di un quotidiano che non esiste più. Mai tra Musei e Teatri ad inizio della mia carriera mi sarei immaginato di dovermi occupare di cronaca giudiziaria. Questo non era e tuttora non è il mio ambito: ma cimentarmi in ciò è stato un obbligo. Un obbligo nato a marzo del 2013 quando la tranquillità domestica del mio quotidiano è stata travolta da questi criminali violenti, i quali pensavano di potere agire senza colpo ferire”. Lo afferma Francesco Ventura, il quale dal 2013 è da solo ed in prima linea al Rione Marconi contro l’occupazione e le angherie incentrate proprio nell’alloggio oggi al centro della maxi operazione.

“Da allora sono passati quasi quattordici anni ed ancora progresso concreto è stato conseguito sulla strada della giustizia. Né in ciò alcun sostegno è giunto da parte di coloro a cui con la legalità piace riempire la retorica dei propri discorsi. Mi riferisco innanzitutto alle amministrazioni Falcomatà ed a seguire ad una certa società civile che tace quando dovrebbe parlare e parla quando dovrebbe tacere. In questi anni di attacchi mediatici ne ho ricevuti tanti e troppo sarcasmo e malignità mi è toccato sorbirmi immeritatamente, in privato come in pubblico”.

“Ho continuato a scrivere e denunciare quando ciò che stavo subendo e subisco lo si tentava di smontare come fantasie o paranoie, quando addirittura non si è tentato di voler far passare me come razzista ed oppressore ed i criminali come vittime e bisognosi. Persino qualche anno fa, innanzi ai colpi di pistola giunti nel cuore della notte ad aggravare la serenità della mia esistenza, mi sono trovato dinanzi ad un silenzio istituzionale e civico assordante. Poche, pochissime le eccezioni”.

“Se qualcuno si infastidisce per ciò che scrivo, sappia che le mie ricerche sono il frutto dell’abbandono e della violenza che sono stato costretto a fronteggiare. Il mio più grande desiderio è porre la parola fine a questo capitolo della mia vita. Il desiderio egoistico di chi vorrebbe sganciarsi ed ottenere altrove ciò che gli è stato sottratto. Per me ormai è tardi tornare al Rione Marconi. Questa guerra è persa, la si continua a combattere per evitare una disfatta ancora peggiore”.

“Il Comune di Reggio Calabria, se avesse voluto, avrebbe potuto fare tutto ciò, ma qualcosa di marcio ha accompagnato lo scandire grave delle due amministrazioni Falcomatà. Il mio augurio ora è che col mutare della guida e sensibilità politica a Palazzo San Giorgio qualcosa possa cambiare. Sono in trincea da oltre tredici anni ed in assenza di alternative continuerò a resistere. La mia è una chiara richiesta di aiuto, che si rinnova ogni qualvolta rimanga inascoltata”.