Reggio Calabria tra Monarchia e Repubblica: la storia del sindaco Nicola Siles a 80 anni dal voto referendario

A 80 anni dal voto referendario con il quale l'Italia preferì la Repubblica alla Monarchia, ritorna d'attualità la storia di Nicola Siles, il sindaco della Reggio Calabria dell'epoca

Nel corso delle celebrazioni del 2 giugno, Festa della Repubblica, 80 anni dopo il voto referendario in cui gli italiani scelsero la Repubblica rispetto alla Monarchia, il Prof. Saverio Verduci ha voluto ricostruire la storia di Nicola Siles, sindaco della Reggio Calabria dell’epoca, figura di primo piano nella politica reggina mentre la città, monarchica come gran parte del Sud, attraversava un forte periodo di cambiamento post bellico. Di seguito il racconto del prof. Verduci.

Reggio Calabria tra Monarchia e Repubblica: la figura di Nicola Siles

Nicola Siles, nato a Reggio Calabria il 20 luglio 1873 e deceduto il 21 gennaio 1952, laureato in Giurisprudenza ed esponente di una rilevante famiglia della borghesia industriale locale, fu una delle figure più rappresentative del cattolicesimo sociale calabrese della prima metà del Novecento. Nel 1919 aderì al Partito Popolare Italiano fondato da Don Luigi Sturzo, divenendo uno dei principali esponenti del movimento cattolico nella provincia reggina, e nel 1921 venne eletto Deputato del Regno nella XXVI Legislatura. Con l’affermazione del regime fascista e la progressiva soppressione della vita democratica, Siles si ritirò dall’attività politica attiva, rifiutando ogni coinvolgimento nelle strutture del regime, e questo atteggiamento di rigorosa coerenza civile e politica contribuì a preservarne il prestigio morale presso ampi settori della società reggina.

Dopo la caduta del fascismo e la ricostituzione dei partiti democratici, Siles tornò alla vita pubblica assumendo un ruolo centrale nella riorganizzazione della Democrazia Cristiana in Calabria, divenendo uno dei principali punti di riferimento del cattolicesimo democratico meridionale. A differenza delle regioni del Centro-Nord, la Calabria visse la Liberazione già nell’autunno del 1943, in seguito allo sbarco alleato e alla rapida ritirata delle truppe tedesche, e la transizione dal regime fascista alla democrazia si sviluppò inizialmente sotto l’amministrazione militare alleata, nota come AMGOT, e successivamente sotto il controllo dei governi di Unità Nazionale.

In questa fase le amministrazioni comunali non furono immediatamente affidate a organi elettivi, ma vennero rette da amministratori nominati dalle autorità competenti in accordo con le forze democratiche emergenti. La successione alla guida del Comune di Reggio Calabria durante gli anni della Liberazione evidenzia il graduale ritorno alla normalità istituzionale, a partire da una prima fase compresa tra il 1943 e il 1946 in cui, dopo il crollo del regime fascista, la guida della città venne affidata a Diego Andiloro, esponente socialista che amministrò Reggio Calabria durante gli anni più difficili dell’emergenza bellica e della ricostruzione immediata.

L’avvento di Siles alla guida del Comune si realizzò con le elezioni amministrative del 7 aprile 1946, le prime libere dopo il ventennio fascista e le prime a suffragio universale con la partecipazione delle donne, quando Nicola Siles venne eletto consigliere comunale e successivamente designato Sindaco dal nuovo Consiglio Comune, rappresentando la sua elezione il riconoscimento della sua autorevolezza morale e politica maturata durante gli anni del regime e della transizione democratica. Nel corso del suo mandato, Siles fu chiamato ad affrontare le difficili esigenze della ricostruzione amministrativa e civile della città, contribuendo al consolidamento delle nuove istituzioni democratiche nel delicato passaggio dalla guerra alla pace.

La primavera del 1946 rappresentò per Nicola Siles il momento culminante della sua carriera pubblica, coincidente con la rinascita democratica del Paese, e le elezioni amministrative del 7 aprile 1946 segnarono il ritorno della piena rappresentanza democratica nella vita cittadina, portando Siles a essere eletto Sindaco di Reggio Calabria in seguito all’insediamento del nuovo Consiglio Comunale e facendogli assumere la guida della città nella fase conclusiva della ricostruzione post-bellica. Successivamente, in occasione dell’elezione all’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, Siles venne eletto all’Assemblea Costituente come candidato nelle liste della Democrazia Cristiana per la circoscrizione calabrese, partecipando a Roma ai lavori che portarono alla redazione della Costituzione della Repubblica Italiana e rappresentando le istanze della Calabria e del Mezzogiorno nel processo di rifondazione democratica dello Stato.

L’elezione alla Costituente e i nuovi impegni nazionali lo portarono in seguito a lasciare la guida dell’amministrazione comunale, e nel 1947 gli succedette alla carica di Sindaco l’avvocato Giuseppe Romeo. Uno degli aspetti più interessanti della figura di Nicola Siles riguarda la sua posizione nel dibattito istituzionale che accompagnò la nascita della Repubblica, poiché mentre la Democrazia Cristiana mantenne ufficialmente una posizione di libertà di scelta tra Monarchia e Repubblica, Siles si schierò apertamente a favore della Monarchia.

Tale orientamento rifletteva una sensibilità ampiamente diffusa nella società calabrese e reggina dell’epoca, dove il voto referendario del 2 giugno 1946 registrò una netta prevalenza delle opzioni monarchiche. La sua adesione alla causa monarchica non comportò tuttavia alcuna riserva nei confronti del processo democratico e costituente, tanto che, eletto all’Assemblea Costituente, Siles partecipò pienamente alla costruzione delle nuove istituzioni repubblicane, contribuendo alla definizione dell’ordinamento democratico nato dalla Liberazione.

Nicola Siles rappresentò così una delle espressioni più significative del cattolicesimo politico meridionale del secondo dopoguerra, mostrandosi profondamente legato ai valori della democrazia rappresentativa, estraneo al fascismo e rispettoso della legalità costituzionale, pur mantenendo una convinta adesione alla tradizione monarchica e statutaria che caratterizzò una parte rilevante dell’elettorato del Mezzogiorno nel passaggio dall’Italia monarchica a quella repubblicana.