Lo studio della biodiversità e il legame profondo con le proprie radici portano la ricerca reggina all’attenzione della comunità scientifica nazionale. L’ultimo numero del celebre Bollettino Micologico del Gruppo “G. Carini” di Brescia – una delle riviste più storiche e selettive del settore in Italia – dedica ampio spazio ai contributi di due studiosi legati a doppio filo a Reggio Calabria: la biologa Gabriella Martino e il micologo Sebastiano Cutrupi. A unirli è una profonda dedizione alla scienza e il traguardo di veder pubblicati in contemporanea i propri lavori su una vetrina di tale autorevolezza, un successo editoriale e scientifico che gli autori attribuiscono anche alla guida di Carlo Papetti, definito da entrambi un vero Maestro che li ha letteralmente presi per mano lungo questo percorso.
I contributi scientifici: percorsi paralleli tra Nord e Sud
I due ricercatori hanno operato su contesti e latitudini differenti, dimostrando una spiccata maturità metodologica. Gabriella Martino, reggina di nascita e nel cuore, dopo l’università ha lasciato la Calabria per trasferirsi a Pavia, dove ha lavorato come biologa presso la prestigiosa Fondazione Salvatore Maugeri. Nel suo studio, intitolato “Un fungo invernale, Tubaria hiemalis: analisi morfologica e considerazioni tassonomiche”, ha condotto un’attenta analisi microscopica e molecolare sul complesso Tubaria furfuracea, esaminando un esemplare da lei raccolto nell’area planiziale del Ticino. Con il suo lavoro, Gabriella Martino ha offerto un contributo di fondamentale importanza per la comprensione di questo genere e, nello specifico, per l’inquadramento di una specie così complessa e criptica; l’auspicio profondo dell’intera comunità scientifica locale è che una professionalità di tale spessore possa presto fare ritorno a casa, per mettere le proprie competenze e il proprio valore direttamente al servizio del nostro territorio.
Sebastiano Cutrupi, rimasto invece a operare attivamente a Reggio Calabria come micologo e presidente pro-tempore dell’Associazione Micologica Culturale Aspromonte APS/ETS affiliata A.M.B. (A.M.C.A.), ha firmato un eccezionale contributo scientifico realizzato con la collaborazione della dottoressa Francesca Floccia, responsabile della Rete Nazionale per la Diversità Micologica (NdM) dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), e del noto genetista Pablo Alvarado del laboratorio ALVALAB di Oviedo, in Spagna. Il suo studio, intitolato “Oltre la crescita convenzionale: la plasticità fenotipica di Neoalpova rubescens (Boletales, Paxillaceae) e la comunità fungina all’interno del Geosito del Macariace (Parco Nazionale dell’Aspromonte, Italia)”, rappresenta un lavoro pionieristico che ha immediatamente catturato l’attenzione degli specialisti per l’originalità e il rigore di un’indagine completa, che non si è limitata alle sole osservazioni macro e microscopiche, ma ha integrato il sequenziamento del DNA e accurate analisi ambientali.
I risultati della scoperta nella miniera del Macariace
L’attività di ricerca ha interessato l’ambiente ipogeo della miniera sita all’interno del geosito del Macariace, nel territorio del Parco Nazionale dell’Aspromonte (comune di Mammola, RC), un’area precedentemente priva di segnalazioni micologiche sistematiche. I risultati scientifici hanno rivelato una comunità d’eccezione composta da almeno cinque specie di altissimo interesse scientifico: Coltricia perennis, Neoalpova rubescens, Phylloporus pelletieri, Rheubarbariboletus persicolor e Russula amoenicolor.
Tutti i campioni sono stati reperiti all’interno della miniera in totale assenza di luce. I corpi fruttiferi si sviluppano in posizione capovolta, aderiscono direttamente alla roccia nuda della volta e secernono un abbondante essudato ambra-rossastro. Lo scopo del lavoro è studiare le cause di questo straordinario adattamento ecofisiologico, indotto dalle peculiari condizioni dell’ambiente sotterraneo e dalla presenza di metalli pesanti nel substrato, segnalare la presenza di questa specifica comunità fungina al mondo scientifico e al contempo documentare la presenza di Neoalpova rubescens dentro l’Aspromonte, un dato che stabilisce il nuovo limite di distribuzione della specie con il ritrovamento più meridionale della penisola italiana.
L’appello di Cutrupi: una convenzione a tutela della biodiversità
Le anomalie biologiche riscontrate e i dati ambientali raccolti aprono la strada a future e promettenti ricerche internazionali sulla plasticità fenotipica del micobiota in ambienti estremi. Afferma Cutrupi “L’Aspromonte ha tutte le carte in regola per valorizzare le sue unicità e candidarsi a polo micologico del futuro. Adesso che la ricerca è tracciata, tuttavia, diventa indispensabile il supporto istituzionale per dare continuità e solidità a questo progetto. Una convenzione formale va necessariamente stretta tra l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, l’AMCA e le altre realtà scientifiche coinvolte. Solo attraverso questo accordo si potranno effettivamente approfondire e continuare gli studi avviati: una sinergia ufficiale rappresenta l’unico strumento idoneo a salvaguardare questo ennesimo patrimonio di biodiversità, garantendone la tutela e la trasmissione alle generazioni future.
Il progetto scientifico continua a costruirsi anche dal basso: l’invito rivolto ad appassionati, studiosi e cittadini è quello di venirci a trovare ogni lunedì in via Caprera 2 per sostenere la nostra associazione e, di conseguenza, la ricerca scientifica sul campo.











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