Reggio Calabria, cresce l’allarme lupi in tutto l’Aspromonte. Allevatori in crisi, pioggia di solidarietà ai pastori

Il Movimento Amici della Caccia esprime solidarietà ai pastori e chiede interventi concreti: più prevenzione, indennizzi rapidi e strumenti normativi flessibili per tutelare insieme attività zootecniche e biodiversità

“Il Movimento Amici della Caccia esprime la più sincera vicinanza e solidarietà ai pastori e agli allevatori dell’Aspromonte che, ormai da mesi, stanno vivendo una situazione sempre più difficile a causa dei ripetuti attacchi attribuiti al lupo. Una problematica tornata con forza all’attenzione dell’opinione pubblica grazie al servizio trasmesso dal telegiornale di Reggio TV del 23 giugno 2026, intitolato “Ormai attaccano anche noi: la disperazione dei pastori d’Aspromonte contro l’emergenza lupi”, nel quale numerosi allevatori hanno denunciato perdite economiche, crescente preoccupazione e la sensazione di essere stati lasciati soli dalle istituzioni. Successivamente, la vicenda ha suscitato ulteriore attenzione con l’intervento di Klaus Davi, che ha annunciato la volontà di incontrare personalmente i pastori per cercare possibili soluzioni”. Lo afferma in una nota il Movimento Amici della Caccia.

“Quella dei pastori aspromontani non è una semplice lamentela, ma il grido di chi ogni giorno vive e lavora nelle aree interne della Calabria, svolgendo un’attività fondamentale non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale e sociale. L’allevamento estensivo rappresenta infatti uno dei principali strumenti di presidio del territorio montano contro l’abbandono, il dissesto idrogeologico e gli incendi”.

“Proprio mentre il tema torna al centro del dibattito pubblico, il Parlamento si prepara ad affrontare la discussione del disegno di legge di riforma della legge n. 157 del 1992. Tra le novità più significative vi è il recepimento dell’evoluzione normativa europea riguardante il lupo. In seguito alla modifica della Convenzione di Berna e al conseguente cambiamento dello status di protezione della specie a livello internazionale, l’Italia potrà disporre di strumenti normativi più flessibili per affrontare le situazioni di particolare criticità, pur mantenendo il lupo tra le specie rigorosamente tutelate. Non significa “aprire la caccia al lupo”, ma consentire interventi di gestione straordinaria quando risultino inefficaci tutte le altre misure di prevenzione, previa autorizzazione degli organi competenti”.

“È una distinzione fondamentale che deve essere spiegata con chiarezza ai cittadini per evitare inutili allarmismi. La presenza crescente del lupo in Italia non è frutto di immissioni artificiali, bensì del successo delle politiche di conservazione adottate negli ultimi cinquant’anni. Dagli anni Settanta la specie è stata progressivamente protetta, la persecuzione è diminuita e molte aree montane si sono spopolate favorendo il ritorno della fauna selvatica. In Calabria, e in particolare nel massiccio dell’Aspromonte, esistono condizioni ambientali ideali che hanno favorito la sua espansione”.

“Occorre precisare che non esiste alcuna prova scientifica che dimostri immissioni ad opera dell’uomo. Gli studi genetici confermano l’origine naturale della popolazione del lupo italiano. Il Movimento Amici della Caccia propone interventi concreti: indennizzi più rapidi, recinzioni elettrificate, cani da guardiania, monitoraggio scientifico, task force regionale e un piano di gestione del conflitto. Propone inoltre una riforma nazionale con gestione basata su dati scientifici, interventi selettivi nei casi critici, maggiore ruolo delle Regioni e fondi per la prevenzione. L’obiettivo non è eliminare il lupo, ma trovare un equilibrio tra conservazione e attività zootecniche”.