Un salone parrocchiale gremito in un’atmosfera di partecipazione collettiva è lo scenario dell’evento culturale e spirituale “Quale bellezza salverà il mondo?”, che ferma il tempo nella Chiesa Sacro Cuore di Gesù a Reggio Calabria. Venerdì 19 giugno l’orologio segna l’ora 19:45. Un incontro che si snoda tra parole e riflessioni, sottolineati da pause musicali eseguite dal Coro Polifonico Sacro Cuore, con protagonista la parola profonda e incisiva della prof.ssa Elisa D’Ascola, filosofa e poetessa. Autrice pluripremiata — vincitrice del Premio Rhegium Julii Inedito con la lirica “Controcanto d’anima”, del Premio Internazionale “Lucius Annaeus Seneca”, del Premio Mondiale “Nosside”, e insignita di riconoscimenti dal sindaco di Roma Capitale e dall’Istituto Nazionale di Studi Romani.
Don Salvatore Santoro introduce l’evento in sentire: una poesia che non descrive l’emozione ma la abita per sottrazione, per immagine, per silenzio e che proprio per questo, ogni volta che si fa voce pubblica, commuove senza mai concedere nulla al sentimentalismouna sala piena di gente e si sofferma sull’idea di parlare del concetto di Pace, senza slogan e bandiere, ma con la forza della parola, della poesia e della filosofia che si coniugano bene con la presenza di Elisa D’Ascola. Non stupisce che la sua presenza, tra filosofia, letteratura e spiritualità, sia divenuta negli ultimi mesi un punto di riferimento per la comunità culturale ed ecclesiale del territorio.
Un dialogo, condotto con intelligenza e misura da Francesco Nicolò, dialogo filosofico nel senso più alto e più antico del termine: un cercare insieme, un mettersi reciprocamente alla prova davanti a una domanda che eccede ogni risposta definitiva. Alle domande dense e meditate di Nicolò, la professoressa D’Ascola risponde componendo, quasi senza soluzione di continuità, un autentico itinerario del pensiero contemporaneo sul tema della bellezza, dell’alterità e della cura.
Muovendo dal celebre passo di Isaia sulla sentinella, citato da Nicolò “Sentinella, quanto resta della notte?” D’Ascola ha richiamato l’urgenza, di farsi sentinelle del bene: custodi vigilanti di quei frammenti di eterno che, ha detto, sopravvivono e permangono nell’Altro anche quando tutto sembra inclinare al disfacimento. Da qui il pensiero si snoda attraverso Emmanuel Lévinas e il suo visage, il volto dell’altro come traccia d’infinito che chiama alla responsabilità prima ancora che alla conoscenza per includere il pensiero di Massimo Recalcati e la sua rilettura del desiderio come apertura, non possesso, sempre eccedenza verso ciò che mi manca, richiamando Agnes Heller e la sua riflessione sulla vita autentica come scelta, come responsabilità che l’uomo assume verso sé stesso e verso il mondo, prima di approdare (con la consueta delicatezza interpretativa che le è propria) a María Zambrano e Cristina Campo: due voci di donna, due pensieri della soglia, capaci di tenere insieme ragione poetica e tensione mistica, lucidità e attesa.
La poesia e il coro: l’intervallo che diventa cuore della serata
A scandire i blocchi del dialogo, in un’alternanza che rende la serata un vero e proprio rito della parola, è intervenuta Silvia Bruno, giovane studentessa di Filosofia ed ex allieva della professoressa D’Ascola, che legge con voce limpida e partecipe quattro liriche, accompagnata dal magistrale Coro Polifonico della Parrocchia. Il canto, levandosi tra una domanda e l’altra, non ha funzione di semplice intermezzo, ma di autentico contrappunto spirituale: la voce della giovane allieva, formatasi alla scuola del pensiero della sua maestra, ha restituito al pubblico la prova più bella che una docente possa ricevere, quella di un magistero che si fa, nel tempo, fecondità in altri.
Una bellezza che custodisce
Nell’ora e mezza dell’incontro si compone, senza retorica, un piccolo trattato vivente sulla bellezza come categoria etica prima ancora che estetica: bellezza non come ornamento del mondo, ma come ciò che, nel volto dell’altro, nel canto, nella poesia, nella scelta di una vita autentica ci salva dal pensiero unico dell’utile e ci richiama alla responsabilità della cura. Il pubblico, attentissimo e numeroso fino all’ultima parola, tributato alla professoressa D’Ascola un lungo e caloroso applauso.
A suggellare la serata, un gesto di gentilezza : don Salvatore Santoro, Parroco del Sacro Cuore, ha dona alla professoressa D’Ascola un quadro di rara fattura raffigurante il Sacro Cuore di Gesù, quale segno di gratitudine per una parola che ha saputo, nello spazio di un’ora, far dialogare la sapienza filosofica con la fede, l’inquietudine del pensiero con la quiete dell’accoglienza. Un’immagine, quella del Cuore che si dona, che diventa, suggello visibile di bellezza che per essere salvifica, deve farsi anzitutto dono. Una serata che lascerà il segno della riflessione, nella memoria della comunità del Sacro Cuore: un’ora di luce sottratta, per una volta, al rumore del mondo.










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