Premio “Bronzi di Riace”, il calabrese Cosimo Allera premiato in Campidoglio per la sezione “Efesto” | INTERVISTA

Lo scultore calabrese ha ricevuto a Roma un prestigioso riconoscimento per la sua capacità di trasformare il ferro in arte contemporanea, poesia e spiritualità

Un prestigioso riconoscimento celebra l’eccellenza dell’arte contemporanea calabrese. Il Maestro Cosimo Allera è stato premiato nella suggestiva cornice del Campidoglio a Roma, in occasione del Premio Internazionale Bronzi di Riace. Lo scultore calabrese è stato insignito del premio per la sezione “Efesto”, un riconoscimento che valorizza la sua straordinaria capacità artistica di lavorare il ferro e di trasformare una materia grezza, dura e apparentemente fredda, in opere capaci di comunicare emozione, profondità e spiritualità.

Il riconoscimento nella sezione “Efesto”

Il premio assegnato al Maestro Cosimo Allera nella sezione “Efesto” assume un significato particolarmente coerente con il suo percorso artistico. Efesto, nella tradizione mitologica, richiama la forza del fuoco, della forgia, del metallo lavorato e trasformato dall’ingegno umano. Una simbologia che dialoga direttamente con l’opera dello scultore calabrese, noto per la sua capacità di plasmare il ferro fino a farne espressione artistica. Nel caso di Allera, il ferro non è soltanto materiale da modellare, ma diventa linguaggio. La materia grezza viene sottratta alla sua rigidità originaria e convertita in forma, racconto, tensione spirituale. Il premio riconosce dunque non solo la perizia tecnica dell’artista, ma anche la profondità poetica della sua ricerca.

Il ferro trasformato in poesia e spiritualità

Al centro dell’opera del Maestro Cosimo Allera c’è la trasformazione del ferro in qualcosa che supera la semplice dimensione materiale. Le sue sculture nascono da un confronto diretto con una materia resistente, che richiede forza, precisione e ascolto. Ma il risultato finale non si limita alla forma: nelle sue creazioni il ferro diventa poesia, evocazione, spiritualità. Il riconoscimento ricevuto a Roma sottolinea proprio questa capacità: convertire la materia grezza in un’espressione artistica capace di parlare al cuore. La scultura, nel suo percorso, appare come un atto di trasformazione profonda, in cui il metallo perde la sua freddezza e si carica di significato umano.

L’intervista di Graziano Tomarchio per StrettoWeb: