Il vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha annunciato oggi, giovedì 4 giugno, la decisione di lasciare il Partito Democratico. Una scelta politica maturata dopo una lunga riflessione e motivata dalla distanza sempre più profonda dal Pd di Elly Schlein, che secondo Picierno sarebbe ormai “divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato”.
Pina Picierno lascia il Partito Democratico
La notizia politica del giorno è l’addio di Pina Picierno al Partito Democratico. La vicepresidente del Parlamento europeo ha annunciato oggi, giovedì 4 giugno, la sua decisione di abbandonare il partito, segnando una rottura significativa con la linea dell’attuale segreteria guidata da Elly Schlein.
La scelta arriva al termine di un percorso definito dalla stessa Picierno sofferto e complesso. Il passaggio politico è rilevante non solo per il ruolo istituzionale ricoperto dall’eurodeputata, ma anche per il significato che la sua uscita assume nel dibattito interno al Pd, soprattutto sul terreno dell’identità riformista, democratica e popolare del partito.
L’annuncio sul Foglio e le ragioni della rottura con il Pd di Elly Schlein
Intervistata oggi sul Foglio da Claudio Cerasa, Pina Picierno ha spiegato le ragioni della sua decisione, indicando nella trasformazione del Partito Democratico il motivo principale della rottura. “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Pd di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio”, ha detto intervistata oggi sul Foglio da Claudio Cerasa.
Le parole di Picierno mettono al centro il tema della dignità politica e personale, ma anche quello della coerenza rispetto a una visione originaria del Partito Democratico. Il vicepresidente del Parlamento europeo rivendica una scelta compiuta “in coscienza”, dopo dubbi e lacerazioni, ma ritenuta ormai necessaria.
Il riferimento al Pd delle origini e al progetto del Lingotto
Nel suo intervento, Pina Picierno richiama il progetto originario del Partito Democratico, nato con l’ambizione di unire culture politiche diverse. Il riferimento è agli anni successivi alla Margherita e alla stagione del Lingotto, quando il Pd venne pensato come un soggetto capace di tenere insieme tradizioni democratiche, socialiste e liberali.
“Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto”, ha spiegato Picierno, “il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.
In questo passaggio, la critica di Picierno riguarda il presunto “snaturamento” del Pd, avvenuto secondo la sua lettura senza una reale discussione interna e senza un confronto congressuale adeguato. Il punto politico è netto: il partito immaginato al Lingotto non esisterebbe più, ma resterebbero vive le ragioni che ne avevano giustificato la nascita.
La critica allo snaturamento del Partito Democratico
La decisione di lasciare il Pd viene quindi presentata da Pina Picierno come la conseguenza di un processo graduale, fatto di “scivolamenti inesorabili”. Non una rottura improvvisa, ma l’esito di una distanza maturata nel tempo rispetto alla direzione politica assunta dal partito.
Il tema centrale è quello dell’identità. Picierno richiama un Partito Democratico capace di conciliare giustizia sociale e libertà individuale, di avvicinare culture riformiste diverse e di tenere insieme aspirazioni socialiste e liberali. Secondo la vicepresidente del Parlamento europeo, quella impostazione sarebbe stata progressivamente abbandonata.
La sua uscita dal Pd di Elly Schlein diventa così un atto politico che punta a segnalare una frattura più ampia: quella tra il partito attuale e una parte della cultura democratica e riformista che si riconosceva nel progetto originario.
Picierno guarda a un nuovo soggetto politico largo
Nel suo ragionamento, Pina Picierno non si limita a motivare l’uscita dal Partito Democratico, ma indica anche una prospettiva politica futura. Al centro c’è la necessità di ricomporre una diaspora elettorale e politica che, secondo la vicepresidente del Parlamento europeo, negli ultimi anni ha allontanato milioni di cittadini dal Pd.
“Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora”, ha concluso Picierno, “va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.
La prospettiva delineata da Picierno è quella di un nuovo soggetto politico largo, capace di unire esperienze e personalità diverse. Non una semplice operazione di coalizione, ma un progetto che, nelle sue parole, dovrebbe puntare a ricostruire una casa politica per elettori che hanno lasciato il Partito Democratico, che si sono spostati verso altre proposte o che hanno scelto l’astensione.
Il riformismo come terreno della nuova iniziativa politica
Il cuore della proposta politica di Pina Picierno è il riformismo. La vicepresidente del Parlamento europeo parla di un “riformismo coerente e popolare”, capace di entusiasmare e di riaccendere fiducia nel cambiamento.
Questa impostazione segna il passaggio dall’addio al Pd alla costruzione di una possibile nuova prospettiva. Picierno afferma di volersi mettere al servizio di un’idea e di un progetto, indicando la necessità di tenere insieme differenze e storie politiche diverse.
La sua uscita dal Partito Democratico non viene dunque descritta come un ritorno indietro, ma come un tentativo di rilanciare le ragioni originarie del campo democratico. La frase “Resto democratica, non torno indietro” sintetizza il senso politico della scelta: lasciare il partito, ma non abbandonare l’identità democratica.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?