Il giudice del Lavoro del Tribunale di Messina, Giuseppe D’Agostino, ha condannato l’Asp di Messina per il demansionamento di sette infermieri in servizio presso il reparto di Anestesia e rianimazione dell’ospedale di Taormina. L’azienda dovrà risarcire i lavoratori per un importo pari al 20 per cento del loro stipendio dall’entrata in servizio al deposito del ricorso per un importo complessivo stimato tra i 300 e i 400 mila euro mila euro. I lavoratori, supportati dal sindacato Nursind e assistiti dall’avvocato Bernardo Campo, erano inquadrati in categoria D ma “a causa della cronica mancanza di operatori sociosanitari erano stati adibiti a mansioni proprie di queste figure, svolgendo dunque attività estranee a quelle proprie degli infermieri quali attività igieniche, assistenziali e alberghiere, come rifare i letti e rispondere al citofono”.
Secondo i calcoli dei sette infermieri, tali attività arrivavano a interessare l’ottanta per cento delle prestazioni lavorative giornaliere con un “grave pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, consistito non solo nella perdita e nel depauperamento della professionalità acquisita, nell’impossibilità di esercitare e sviluppare le competenze specialistiche connesse al proprio profilo e nella frustrazione delle legittime aspettative di crescita, ma anche nella lesione della dignità personale e professionale”. Il tribunale ha riconosciuto che le mansioni non sono state svolte in maniera sporadica, ma in modo “strutturale, continuativo e prevalente, con conseguente svuotamento sostanziale delle mansioni proprie della categoria infermieristica”.


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