Riformare la burocrazia, tagliare la spesa inutile, finanziare i tagli di tasse e abbattere il debito pubblico. Sono questi i temi al centro del nuovo libro del presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, “Liberale è. Predicare inutilmente”, edito da Rubbettino e con la prefazione dell’economista Carlo Cottarelli. Il volume affronta un viaggio dentro le contraddizioni più profonde dell’Italia ed è stato presentato ieri al Circolo della Borsa di Messina. All’incontro hanno preso parte il presidente del Circolo della Borsa, Alfonso Polto, il sindaco di Messina, Federico Basile, Alberto Marchetti, Enzo Palumbo e Antonino Interdonato.
“Ci sarà un partito politico che alle prossime elezioni non prometterà agli italiani il reddito di cittadinanza o la pensione anticipata, ma di riformare la burocrazia, di tagliare la spesa inutile per finanziare i tagli di tasse e di abbattere il debito pubblico?”. È la domanda che Benedetto pone nel libro, mettendo al centro del dibattito la necessità di una nuova agenda riformista per il Paese.
Il nodo del debito pubblico e della crescita
Nel corso della presentazione, Benedetto si è soffermato sul rapporto tra debito pubblico e Pil, sottolineando le difficoltà dell’Italia nel ridurlo in assenza di una crescita economica più robusta. “All’inizio degli anni ’90 il debito era già intorno al 124% del Pil, adesso siamo al 137%”, ha spiegato Benedetto. “È impossibile ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil se continuiamo a crescere dello 0,5%. Negli ultimi dieci anni la Grecia ha ridotto il rapporto tra debito e Pil di 50 punti percentuali, con una crescita intorno al 2%; il Portogallo, con lo stesso tasso di crescita, ha ridotto questo rapporto di 40 punti percentuali; Cipro lo ha fatto di 55 punti percentuali, con una crescita del 3,5%. L’unica eccezione è la Spagna che comunque, negli ultimi anni, dopo il Covid, ha ridotto il rapporto debito/pil di undici punti percentuali. Da noi invece il debito continua a crescere, non riusciamo a ridurlo nemmeno di un punto percentuale”.
Il presidente della Fondazione Einaudi ha quindi indicato le riforme ritenute necessarie per far crescere l’economia italiana, partendo dalla riduzione della burocrazia. “In primis, ridurre la burocrazia. Ad esempio, le Zone economiche speciali (Zes) ideate per il sud e per alcune regioni del centro Italia, che comportano semplificazioni burocratiche per le imprese che investono nell’area, funzionano. Partiamo da lì, rendiamo l’Italia tutta una Zes. Poi bisogna ridurre il peso della pressione fiscale, ma per farlo deve diminuire anche il peso della spesa. L’anno scorso la pressione fiscale è arrivata al 41,1% del Pil e se guardiamo il documento di finanza pubblica, pubblicato qualche settimana fa, si rimane al 43% fino al 2029. La Spagna, che l’anno scorso è cresciuta del 3%, ha una pressione fiscale di sei punti percentuali di Pil più bassa. Se chiedete a un’impresa dove preferisce investire, questa ti risponderà che va dove le tasse sono minori. Per questo non riusciamo ad attirare capitali esteri”.



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