“Spenti i riflettori sulle urne, resta sul tavolo una questione democratica enorme: come selezioniamo chi ambisce a governarci? Oggi lo scenario non è più sostenibile: non ci si può improvvisare amministratori da un giorno all’altro, prendendo in mano le redini di un Comune, di una Regione o del Paese senza un briciolo di preparazione specifica. Se per operare nella finanza o progettare un palazzo esigiamo percorsi rigidi ed esami di Stato, perché per gestire il bene comune dovrebbe bastare un pieno di voti?”. E’ la riflessione posta in atto da Domenico Nava, dell’Associazione culturale “Sensazioni Emergenti”.
“Introdurre criteri stringenti e requisiti tecnici per i candidati non è un limite alla democrazia, ma una sua tutela. Il consenso, da solo, non fabbrica le competenze. Una riforma in questo senso ridarebbe dignità all’atto stesso del voto: noi cittadini potremmo finalmente scegliere non solo in base alla simpatia o all’appartenenza, ma con la certezza di affidare il futuro della comunità a mani preparate” aggiunge.


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