La denuncia di Azione Messina: “agricoltura a secco nella provincia più piovosa, territori abbandonati dal Consorzio di Bonifica”

Domenico Giuseppe Spanò, referente politiche agrarie e ambientali per Azione Messina, denuncia il paradosso idrico della Città Metropolitana: dopo mesi di piogge abbondanti, l’arrivo del caldo e il crollo delle precipitazioni mettono in difficoltà gli agricoltori

La siccità a Messina torna al centro del dibattito politico e agricolo. A sollevare il tema è Domenico Giuseppe Spanò, referente politiche agrarie e ambientali per Azione Messina, che interviene sulla difficile condizione vissuta dagli agricoltori della Città Metropolitana di Messina davanti ad una gestione della risorsa idrica ritenuta non adeguata alle esigenze del territorio.  La denuncia riguarda le infrastrutture idriche nel Messinese. Per Azione Messina, infatti, il problema principale è che l’acqua caduta nei mesi precedenti non sarebbe stata trattenuta e resa disponibile nei periodi di maggiore necessità agricola.

Piogge abbondanti nei primi mesi e l’assenza di una pianificazione strutturale

Nel suo intervento, Spanò ricostruisce l’andamento dei primi mesi dell’anno, evidenziando come da gennaio ad aprile si sia registrato un incremento delle precipitazioni nella Città Metropolitana. Questo avrebbe consentito alle riserve idriche del suolo di riempirsi, nonostante eventi estremi che hanno colpito diversi centri del territorio. Spanò dichiara: “da gennaio ad aprile di quest’anno si è registrato un aumento significativo delle precipitazioni nella nostra Città Metropolitana di Messina, questo ha fatto sì che le riserve idriche del suolo si potessero riempire, malgrado gli eventi estremi che hanno visto diverse cittadine in ginocchio. A maggio si è toccato un cambiamento di tendenza, con depressioni anche di -83% rispetto le precipitazioni degli anni scorsi, e questo ha fatto anticipare di parecchio gli indici di siccità per il resto dell’anno. Sia a maggio che a giugno ci sono stati aumenti delle temperature massime e medie, caldo che aumenterà a causa dell’ondata anomala di caldo estremo che ha colpito l’Europa Atlantica e che si sta riversando nel mediterraneo. Questo enorme divario tra i primi mesi dell’anno e l’inizio di una torrida estate mette in ginocchio i nostri agricoltori, che siano gli agrumi della riviera Jonica o la viticoltura delle DOC Faro e Mamertino o i cereali del nostro entroterra, non solo non piove ma le piante richiedono un consumo di acqua notevolmente superiore per via dell’aumento del fattore di traspirazione delle piante e di evapotraspirazione del suolo.

Ciò si trasforma in catastrofe economica, ed ecologica, a causa di un paradosso tutto infrastrutturale, l’acqua caduta nei mesi passati è letteralmente scivolata lungo le nostre fiumare ed è finita in mare, senza essere trattenuta in alcun modo. Nel nostro territorio manca del tutto una rete di piccoli e medi invasi capaci di stoccare la risorsa idrica nei momenti di abbondanza, così da poterla restituire ai campi quando la domanda biologica delle piante schizza alle stelle. Sebbene la responsabilità della programmazione ricada interamente sulla catena di comando che unisce la Regione Siciliana al Consorzio di Bonifica 11 di Messina, un ente che risente inevitabilmente della precarietà di una gestione commissariale che si protrae ormai dal 2014. Malgrado il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006) stabilisca che l’uso agricolo sia prioritario subito dopo quello umano, nei fatti, i territori risultano abbandonati, con condotte colabrodo che disperdono gran parte della risorsa e turni irrigui saltati proprio nel momento cruciale, costringendo i produttori a pagare ruoli irrigui esosi per un servizio che non esiste.

Non è più una emergenza che capita una volta ogni tanto, ma un evento catastrofico e drammatico che si ripete identico anno dopo anno, dove i nostri agricoltori si trovano costantemente a operare in uno stato di perenne emergenza e si sobbarcano di gestire problemi che non dovrebbero gestire e che aumenta il rischio d’impresa. L’assenza di una pianificazione strutturale trasforma ogni annata agraria in una scommessa al ribasso contro il clima, privando le aziende della possibilità stessa di programmare i raccolti e gli investimenti futuri. Non si può fare impresa se la normalità è la gestione della crisi.

Come Azione Messina riteniamo che non si possa più assistere inerti a questo declino programmato. Chiediamo la sospensione immediata dei ruoli irrigui esosi per le aziende che hanno subito i disservizi, la fine della stagione dei commissariamenti con il ritorno alla governance partecipata dei produttori, un Piano che programmi la costruzione e la manutenzione di invasi che non facciano perdere per ruscellamento la ricchezza idrica del nostro territorio e che siano pensati in proporzioni dei fabbisogni del tessuto agricolo in cui vengono interessati. Solo riducendo il rischio d’impresa potremo salvare l’agricoltura e le eccellenze della nostra terra. Bisogna ricordarsi che gli agricoltori non producono “solo” cibo e prodotti che vengono esportati ma collaborano all’ecologia e sono custodi del territorio con le sistemazioni agrarie del suolo e catturando CO2 atmosferica svolgono servizi ecologici essenziali per tutta la popolazione”.

Spanò Azione Messina