“Se ha fatti errori lo giudicherà la magistratura israeliana, ma dal punto di vista della strategia politica non si può non prendere atto del fatto che sul piano della lungimiranza e della capacità di prevedere gli accadimenti in Medio Oriente ha sempre fatto centro e quindi ha sicuramente le doti di uno politico di livello. Poi non nego certo che abbia fatto degli errori e che ci siano stati degli episodi sui quali si deve fare chiarezza. Ma resta il fatto che il premier israeliano ha sempre avuto ragione su come si sarebbero evoluti gli accadimenti“. Intervistato a tutto campo dal giornalista israeliano Michael Sfaradi, Klaus Davi ha anche parlato delle trattative Usa-Iran: “Hezbollah andava estirpata e azzerata, con questa pace è stata messa la polvere sotto il tappeto, ma la questione riemergerà. Genocidio? È chiaramente una bufala”, ha chiuso Davi.
Klaus Davi: “Antimafia italiana politicizzata ha perso credibilità”
“In Italia l’antimafia viene percepita come una emanazione della sinistra, un loro territorio. Magari è un errore, forse non è così, ma la percezione degli italiani è che l’antimafia e i partiti di sinistra siano una cosa sola. Sono completamente estraneo a questa scelta di posizionamento e non la condivido. Secondo me la lotta ai clan non dovrebbe avere connotazioni politiche. Per esempio, a molti eventi sbandierano le flag della Palestina, ma cosa c’entra la Palestina con la lotta ai clan? Hezbollah è legata alle mafie italiane. L’ex procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho lo disse chiaramente. Si dovrebbe guardare in quella direzione invece di continuare a dire in qualsiasi occasione che gli israeliani hanno commesso crimini di guerra“.
Klaus Davi: “la Calabria avrebbe tutto da guadagnare nell’interscambio con Israele”
“Invece di mobilitarsi contro lo stato di Israele, i sindaci calabresi farebbero bene a stabilire un’alleanza, cominciando dalle università perchè sarebbe molto semplice in questo momento. Le porte sarebbero spalancate e invece ciò non avviene per dieci sfigati pro Pal che andrebbero per strada con le loro manifestazioni. Israele è il naturale interlocutore per queste regioni del sud come Calabria, Puglia e Campania. Invece l’odio antiebraico di una certa elite impedisce una coalizione. Ad esempio le start up israeliane aiuterebbero nel mondo della tecnologia. Ci sono oltre 430 centri di ricerca in Israele che impiegano un terzo delle proprie risorse umane nel campo dell’alta tecnologia: Google a Tel Aviv e haifa, Apple a Herzelia, Amazon a Ta, Haifa e Gerusalemme, IBM a Haifa, Nvidia a Yoneam, Herzelia a Nazaret e così via. Ma le imprese israeliane potrebbero aiutare anche nell’irrigazione e nella gestione delle acque. Porto l’esempio di Santa Maria del Cedro: grazie ai rabbini di tutto il mondo (anche israeliani, ma non solo) questa città è diventata un’eccellenza mondiale della produzione del cedro, lavorando con i cittadini calabresi. Gli israeliani conoscono le insidie di questi terreni del sud Italia e possono dare una grossa mano“.


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