“Mi trovavo in aeroporto, quando ho assistito a una scena che non riesco a togliermi dalla mente. Una ragazza si avvicina a un esponente delle istituzioni — chi sia non ha importanza — e con garbo gli rivolge una critica. Gli chiede semplicemente conto di quello che fa. Lui non la guarda. Non le risponde nel merito. Le dice “taci”. Poi le volta le spalle, lo sguardo gelido, inespressivo, come se davanti a sé non avesse una persona ma un fastidio da rimuovere. Sono rimasta lì, indignata. E ho capito qualcosa”. E’ questo il post facebook pubblicato dall’On. Giusi Princi sui social.
“Continuiamo a domandarci perché i giovani siano lontani dalla politica. Ce lo chiediamo nei convegni, lo scriviamo nei programmi. E intanto la risposta ci passa accanto in un gesto, e non la vediamo. Di solito, a questo punto, arriva la parola comoda: disaffezione. Come se il problema fosse una freddezza dei ragazzi, una pigrizia di chi non ha voglia di impegnarsi. Ma quella ragazza non era fredda. Si era avvicinata. Aveva fatto la cosa più difficile: chiedere conto, a viso aperto. E allora forse non è disaffezione. Forse è lucidità. Forse in pochi secondi ha colto qualcosa di semplice e scomodo: che un potere che ha bisogno di essere adulato è un potere che ha smesso di saper convincere. E che chi impone il silenzio a una domanda, in fondo, sta solo ammettendo di non avere una risposta”.
“Rappresentare non è occupare un ruolo: è risponderne. E si risponde accettando anche di essere interrogati, magari da chi non ha altro strumento che una domanda. Prima di chiederci perché i giovani non si riconoscano nelle istituzioni, dovremmo chiederci se le istituzioni sappiano ancora rendersi riconoscibili. Allora, la domanda che mi resta non è perché i giovani si allontanino dalla politica. È un’altra, più scomoda: cosa vedono, quando si avvicinano, che la politica non vede più?”
“Quella ragazza, probabilmente, non ci riproverà. Riprendiamo ciò che abbiamo dimenticato, perché la politica comincia esattamente dove finisce la pretesa di avere sempre ragione. Comincia nel gesto contrario a quello che ho visto — girarsi invece di voltare le spalle, ascoltare invece di imporre il silenzio. E comincia nel coraggio, ben più raro, di mettersi in discussione”.


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