Dal salario giusto agli incentivi, il decreto lavoro (da quasi un miliardo) è legge. Meloni: “manteniamo gli impegni presi”

Il provvedimento introduce il principio del salario giusto, nuovi incentivi per giovani e donne, tutele per i rider e misure per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia

Il decreto lavoro, in Italia, è legge. Il provvedimento, dal valore complessivo di quasi un miliardo di euro, ha ottenuto il via libera definitivo con 94 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti. Il testo contiene una serie di interventi che riguardano il mercato del lavoro, dagli incentivi alle assunzioni alle nuove tutele per i rider, passando per il cosiddetto salario giusto, indicato dalla maggioranza come risposta alla proposta di salario minimo avanzata dalle opposizioni.

Tutte le novità

Ecco le novità previste:

  • Salario giusto
    Tra le novità principali del decreto c’è l’introduzione del salario giusto. A differenza del salario minimo, che avrebbe fissato per legge una soglia oraria minima di remunerazione, pari a nove euro lordi uguale per tutti i lavoratori, il salario giusto si basa sul Trattamento economico complessivo, il cosiddetto Tec, previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro. L’obiettivo è garantire retribuzioni non inferiori ai minimi tabellari stabiliti dai principali Ccnl. Durante l’iter parlamentare, il testo è stato modificato prevedendo che il Tec debba includere tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese mensilità aggiuntive, indennità e prestazioni di welfare.
  • Decontribuzione per giovani e donne
    Il decreto proroga fino al 31 dicembre la decontribuzione sulle assunzioni stabili degli under 35 per un periodo di due anni. Lo sgravio può arrivare fino a 500 euro al mese, oppure fino a 650 euro per le assunzioni effettuate nella Zes. Esteso fino alla fine dell’anno anche il bonus per le donne, con uno sgravio contributivo della durata di 24 mesi fino a 650 euro mensili e fino a 800 euro per le lavoratrici nella Zes. In alcuni casi, la decontribuzione potrà avere una durata di 12 mesi. Sono previsti però alcuni paletti per le imprese. Potranno beneficiare degli incentivi solo le aziende con un massimo di 10 dipendenti, che non abbiano effettuato licenziamenti nei sei mesi precedenti e nelle quali le nuove assunzioni determinino un aumento occupazionale netto.
  • Incentivi alla stabilizzazione
    Il provvedimento introduce anche un esonero contributivo totale per due anni, con un tetto massimo di 500 euro mensili, per la trasformazione dei rapporti di lavoro precario in contratti a tempo indeterminato. La misura si applica alle trasformazioni effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026 e riguarda il personale non dirigenziale.
  • Rider più tutelati
    Nuove garanzie arrivano anche per i rider che lavorano per le grandi piattaforme. Il decreto introduce norme più stringenti contro il caporalato digitale, dalla verifica dell’identità digitale alla maggiore trasparenza degli algoritmi. Il rapporto di lavoro potrà essere considerato di tipo subordinato quando emergano elementi tali da indicare l’esistenza di poteri di direzione e controllo da parte della piattaforma.
  • Lavoro e famiglia
    Spazio anche alle misure per favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro. Per il 2026, 2027 e 2028 è previsto uno sgravio contributivo fino all’1%, nel limite di 50mila euro annui, per le aziende che adottano interventi a sostegno dell’equilibrio tra lavoro e famiglia.
  • Previdenza complementare
    Il decreto interviene inoltre sulla previdenza complementare. Torna al 50% la quota che può essere liquidata in forma di capitale, quindi in un’unica soluzione, al momento del pensionamento. La manovra di bilancio aveva previsto una soglia pari al 60%.

Meloni: “manteniamo impegni presi con gli italiani”

“Oggi il Senato ha approvato in via definitiva il Decreto Lavoro. Manteniamo gli impegni presi con gli italiani: difendere chi lavora, favorire nuove occupazioni, premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Lo facciamo introducendo il principio del salario giusto e intervenendo sulla disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi, incentivando le assunzioni per giovani e donne, favorendo la conciliazione tra vita familiare e lavoro, contrastando sfruttamento e caporalato digitale. Continuiamo a seguire una strada chiara: sostenere il lavoro, non la dipendenza dai sussidi. Creare opportunità, non assistenzialismo esasperato. Dare dignità a chi ogni giorno manda avanti questa Nazione con il proprio lavoro”, sottolinea la premier. Meloni conclude: “Avanti così, perché il lavoro è dignità, libertà e futuro”.