Ha preso il via, da Melissa, la seconda edizione del Merano Wine Festival in Calabria, con il seminario su “Identità Calabria e potenziale per il futuro” seguito da un aperitivo di benvenuto all’interno della Torre Aragonese. Il terzo comune ricompreso nel territorio della prima Docg calabrese (assieme a Cirò e Cirò Marina), ha ospitato la giornata d’esordio della prestigiosa rassegna enogastronomica, che fino all’8 giugno celebrerà i grandi passi in avanti compiuti negli ultimi anni dal settore vitivinicolo calabrese.
Nel convegno si è parlato delle decisioni da prendere per affrontare i cambiamenti in atto sui mercati internazionali, dall’e-commerce all’intelligenza artificiale, passando per la concorrenza di mercati emergenti. Ma è la qualità – hanno riconosciuto tutti – ad essere alla base del momento magico della Calabria.
Una regione che per il presidente del Merano Wine Festival, Helmut Kocher, “rappresenta l’origine della viticoltura nazionale, il luogo da dove è partito tutto. Sto seguendo con interesse la crescita dei vini calabresi negli ultimi anni; oggi avete 180 viticoltori in tutte le aree, ciascuna con i propri vitigni autoctoni che rispecchiano origini molto antiche ed esprimono tutta l’autenticità dei rispettivi territori. Ecco, il vino calabrese può raccontare più di quello che dice nel calice: può raccontare l’anima del territorio”. Questo, secondo Kocher, potrebbe essere il suo valore aggiunto sui mercati esteri, assieme “al rapporto qualità-prezzo che qui ancora si mantiene, mentre in altre zone ha superato ogni limite”.
“Questi momenti – concorda la direttrice generale di Arsac, Fulvia Caligiuri – non servono solo alle aziende vitivinicole o dell’agroalimentare calabrese, ma servono anche a raccontare il territorio. Per questo abbiamo scelto di esordire nella splendida Torre Aragonese di Melissa e procederemo con il borgo di Cirò, con delle collettive del food e dei momenti di intrattenimento legati a personaggi come Luigi Lilio”.
In questo momento straordinario per il vino calabrese, in controtendenza con la flessione delle vendite che si registra a livello internazionale, bisogna rendere il vino ambasciatore del territorio: “bisogna fare incoming, far venire da fuori giornalisti e buyer per farci scoprire come territorio, perché sempre di più le nostre aziende fanno anche accoglienza. E anche in questo senso devono poter tenere sempre alti gli standard della qualità, per riuscire a conquistare i mercati che interessano”.


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