Coordinamento nazionale docenti diritti umani: “urgente riformare il sostegno scolastico”

L’inclusione nelle scuole italiane richiede qualità educativa, continuità e responsabilità condivisa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sul crescente dibattito relativo all’aumento degli alunni con disabilità nelle scuole italiane e alle criticità del sistema del sostegno. In una nota, il Coordinamento sottolinea l’importanza di un approccio rigoroso e lungimirante, evitando semplificazioni: “Le recenti analisi statistiche e le numerose testimonianze provenienti dalle istituzioni scolastiche restituiscono l’immagine di una realtà complessa, che merita di essere affrontata con rigore, responsabilità e lungimiranza, evitando semplificazioni che rischiano di distorcere la comprensione del fenomeno. L’incremento delle certificazioni e la crescente richiesta di interventi di supporto educativo non possono essere interpretati esclusivamente come indicatori di un’emergenza organizzativa. Essi rappresentano, in parte, il risultato di una maggiore capacità della società e delle istituzioni di riconoscere bisogni che in passato rimanevano sommersi, non adeguatamente individuati o addirittura ignorati. Parallelamente, le profonde trasformazioni sociali, culturali e relazionali che caratterizzano l’età contemporanea stanno modificando significativamente le modalità attraverso cui bambini e adolescenti affrontano i processi di crescita, apprendimento e costruzione dell’identità”.

Secondo il Coordinamento, la scuola oggi accoglie studenti sempre più eterogenei, con fragilità diverse, non limitate alla dimensione clinica o sanitaria: “Accanto alle disabilità certificate emergono con crescente evidenza situazioni di vulnerabilità emotiva, difficoltà relazionali, disturbi del neurosviluppo, condizioni di disagio familiare e forme di isolamento sociale che richiedono risposte educative articolate e competenze professionali sempre più avanzate”. La discussione pubblica, avverte il Coordinamento, spesso si concentra su quantità di risorse impiegate, trascurando la qualità dell’esperienza scolastica e la capacità del sistema di promuovere *partecipazione, autonomia e appartenenza*.

Particolare attenzione va alle differenze territoriali, che mostrano come il diritto all’inclusione non sia ancora uniforme in Italia: “Il fatto che in alcune aree del Paese gli alunni con disabilità trascorrano una parte consistente del tempo scolastico al di fuori del gruppo classe costituisce un elemento che merita una riflessione approfondita. La partecipazione alla vita della comunità scolastica non rappresenta infatti un aspetto accessorio dell’apprendimento, bensì una condizione essenziale per lo sviluppo delle competenze sociali, dell’autostima e del senso di cittadinanza”.

Il Coordinamento evidenzia inoltre le implicazioni educative della crescente presenza di figure adulte nelle classi: “Occorre inoltre interrogarsi sul significato educativo di una crescente presenza di figure adulte nelle classi. Se da un lato essa testimonia l’attenzione che il sistema dedica ai bisogni degli studenti più fragili, dall’altro impone una riflessione sulla necessità di evitare forme involontarie di dipendenza assistenziale. L’obiettivo dell’inclusione non può limitarsi alla protezione della persona, ma deve tendere progressivamente alla costruzione della sua autonomia, valorizzandone le potenzialità e promuovendo il protagonismo individuale all’interno del gruppo dei pari”.

Una delle criticità principali riguarda il turnover degli insegnanti di sostegno: “Il continuo turnover degli insegnanti di sostegno rappresenti una delle principali criticità del sistema. Ogni cambiamento frequente interrompe percorsi educativi costruiti nel tempo, indebolisce la relazione di fiducia con lo studente e rende più difficile la progettazione di interventi realmente efficaci. La continuità educativa non costituisce un semplice fattore organizzativo, ma una condizione indispensabile per garantire stabilità, sicurezza e coerenza nei processi di crescita”. Allo stesso tempo, il Coordinamento sottolinea che l’inclusione non può essere delegata esclusivamente al docente di sostegno: “Preoccupa inoltre la tendenza a considerare il docente di sostegno come il principale, se non esclusivo, responsabile dell’inclusione. Una scuola realmente inclusiva non delega, ma condivide. La presenza di studenti con bisogni specifici deve essere assunta come responsabilità collettiva dell’intera comunità professionale, coinvolgendo docenti curricolari, dirigenti scolastici, personale educativo, famiglie e servizi territoriali in un progetto comune”.

Per il Coordinamento, l’inclusione efficace nasce dalla valorizzazione delle differenze e dalla creazione di contesti educativi partecipativi: “L’esperienza maturata negli ultimi decenni dimostra che l’inclusione più efficace non nasce dalla semplice moltiplicazione delle figure di supporto, ma dalla costruzione di ambienti educativi capaci di valorizzare le differenze come risorsa. Le classi diventano realmente inclusive quando ciascun alunno può sentirsi riconosciuto, ascoltato e coinvolto, indipendentemente dalle proprie condizioni personali. In questo senso, la presenza di studenti con disabilità rappresenta una straordinaria occasione formativa per l’intera comunità scolastica, poiché educa alla solidarietà, alla cooperazione, al rispetto reciproco e alla consapevolezza della comune dignità umana”.

Il Coordinamento invita a superare la logica emergenziale: “Appare pertanto necessario superare definitivamente la logica emergenziale che da anni accompagna il tema del sostegno. La crescita delle certificazioni e l’evoluzione dei bisogni educativi richiedono una programmazione stabile, investimenti strutturali e una visione culturale capace di guardare oltre la contingenza. Occorre promuovere una formazione continua che coinvolga tutti i docenti, rafforzare la collaborazione tra scuola e territorio, garantire maggiore continuità professionale e sviluppare modelli organizzativi più flessibili e inclusivi”.

Conclude il Coordinamento: “Ribadiamo che la qualità di un sistema educativo non si misura esclusivamente attraverso i risultati scolastici o l’efficienza amministrativa, ma soprattutto dalla sua capacità di accogliere la complessità delle persone e di trasformarla in opportunità di crescita collettiva. La scuola italiana è chiamata oggi a una sfida che riguarda il futuro stesso della democrazia: costruire contesti nei quali ogni studente possa esercitare pienamente il proprio diritto all’istruzione, alla partecipazione e all’autodeterminazione. L’inclusione non rappresenta un capitolo separato delle politiche scolastiche, ma il criterio attraverso cui si misura la maturità civile di una comunità nazionale”.