Catanzaro, poi il vuoto: il declino del calcio calabrese tra penalizzazioni, iscrizioni a rischio e cambi di proprietà

Quattro anni fa, tre squadre calabresi in Serie B e una quasi pronta al salto. Oggi, la situazione è abbastanza preoccupante

Sembra passata un’era geologica da quando la Serie B poteva vantare tre squadre calabresi e una pronta al grande salto. Stiamo parlando della stagione 2021-2022, post Covid, con Reggina, Cosenza e Crotone in cadetteria. Amaranto da poco in cadetteria, Lupi da qualche anno prima, pitagorici reduci da due stagioni in Serie A negli ultimi anni. Un gradino più giù, il Catanzaro, che già da qualche anno tentava il grande salto e che da lì a poco lo avrebbe raggiunto. Dunque, quattro anni fa. Non un periodo troppo lontano. Eppure, a volgere lo sguardo oggi verso il calcio calabrese, la situazione è abbastanza preoccupante.

Perché, proprio quella che si trovava in Serie C, l’unica allora delle quattro nel professionismo, oggi è l’unica in Serie B e anche l’unica a portare in alto il nome della Calabria, tra l’altro con prospettive tutt’altro che mediocri. Il Catanzaro, infatti, è storia nota, qualche sera fa è arrivato letteralmente a un passo dalla Serie A, una Serie A che le Aquile non vedono da oltre quarant’anni e che la Calabria non vede da qualche anno (l’ultima, come detto, è stata il Crotone, nel 2021). Come già raccontato più volte, il cammino dei giallorossi, in questi anni di gestione Noto, non è stato affatto casuale e improvvisato, ed è per questo che neanche i risultati siano da considerare un caso.

La Serie B è stata cercata, voluta e ottenuta con determinazione ma anche con logica, saggezza, competenza, pazienza, al momento giusto. Lo stesso si può dire ora del tentativo verso la Serie A, non nato ieri ma costruito in questi anni. Oggi il Catanzaro è una realtà solida, credibile, organizzata, pronta al grande salto, che non sarebbe più visto come un qualcosa di clamoroso e inaspettato. E le altre realtà?

La situazione di Cosenza, Crotone e Reggina

E questa la nota dolente. All’organizzazione maniacale, che porta a risultati non casuali, si contrappongono invece scelte improvvisate, e anche queste portano a risultati non casuali. Andando in ordine di categoria, è inutile non fare caso alla situazione del Cosenza. Da anni l’ambiente è in “guerra” con Guarascio, autore di una promozione in Serie B da quinto classificato e protagonista di salvezze per il rotto della cuffia, quasi sempre ai playout, nonché di una riammissione successiva all’esclusione del Chievo. Insomma, negli anni in cadetteria c’è stato tanto “fattore C”, ma c’era anche un San Vito che alla fine, per le partite che contavano, si riempiva e faceva sentire tutta la propria passione. Poi l’illusione nella stagione di Tutino, un’annata sicuramente migliore e quella successiva del declino, con la retrocessione in Serie C e vecchie ferite riemerse e mai del tutto rimarginate.

Oggi il Cosenza è in Serie C, si è qualificato ai playoff ma solo grazie al grande lavoro di Buscé, ma dagli spareggi è uscita in malo modo, con una sconfitta casalinga clamorosa contro il Casarano. Comunque un miracolo, se si considerano le condizioni in cui l’ex Empoli ha operato quest’anno, soprattutto per l’ambiente spaccato e furioso, nonché per un San Vito sempre deserto. Questi invece sono i giorni in cui la tifoseria attende (con la solita pazienza, e con quello scetticismo con cui è stata costretta a convivere a causa dell’imprevedibilità di Guarascio) il passaggio di proprietà a un gruppo italo-canadese. Da giorni si vocifera di un’accelerazione della trattativa, nonché di possibili date per la chiusura, ma ancora non è stato definito nulla in modo ufficiale.

A Crotone la situazione è peggiore. Anche la squadra pitagorica si è qualificata ai playoff ed è uscita, ma è la questione societaria a far preoccupare i tifosi. Il club, alla fine di questa stagione, è stato deferito, ricevendo una penalizzazione che sconterà nel prossimo campionato. Era prevedibile e scontato, perché era stato lo stesso Presidente Vrenna ad annunciarlo. Ma non è tutto. Il riconfermato Sindaco pitagorico Vincenzo Voce ha infatti lanciato un campanello d’allarme in merito all’iscrizione al prossimo torneo della squadra della città. Il Crotone è oggi una delle società che, secondo indiscrezioni, potrebbe arrivare a fatica alla scadenza del 16 giugno, quella prevista per le iscrizioni. Sarà, probabilmente, una corsa contro il tempo. E pensare che solo pochi anni fa la compagine calabrese ospitava all’Ezio Scida Juventus, Inter, Milan e Napoli.

Scendiamo di un’altra categoria e tocchiamo un altro tasto dolente: la Reggina. Il prossimo che si appresta ad affrontare sarà il quarto consecutivo in Serie D, un record assoluto, ma in negativo. Della gestione di questi tre anni, abbiamo raccontato tanto: chi ha scelto l’attuale proprietà tre anni fa, lo stesso che avrebbe dovuto assumersi delle responsabilità, è scomparso, da qualche giorno anche fuori dalla politica cittadina. La proprietà attuale, nei fatti, si è rivelata – come preventivato sin dall’inizio da StrettoWeb e pochi altri – incapace anche di raggiungere l’obiettivo minimo. Anzi, anche incapace di raggiungere il primo posto pure soltanto per un’ora. Mai, in tre anni.

Oggi la realtà è cruda: Nino Ballarino considera probabilmente conclusa la sua fallimentare esperienza da maggiore azionista, ma non parla pubblicamente da mesi, rinchiuso a Catania in attesa di buone nuove per un possibile cambio di proprietà. Così come a Cosenza, la tifoseria attende di voltare pagina, nella speranza che la svolta possa portare anche benefici dal punto di vista sportivo. Perché poi è quello che conta, dalla Sila all’Aspromonte: il profilo che guida il club e come lo guida. A Catanzaro, nulla è nato per caso. A Cosenza e Reggio, soprattutto, neanche…