“Nel corso delle indagini legate a casi come quello di Garlasco al giorno d’oggi vengono utilizzati software israeliani soprattutto per l’ispezione dei cellulari, oltre che l’intelligenza artificiale per l’analisi dei documenti. Rispetto al passato, tutti questi nuovi strumenti tecnologici sono di grande aiuto per le forze dell’ordine. Per il caso Garlasco però credo sia già stato fatto tutto il possibile dal punto di vista investigativo e quindi che la verità sul/i colpevoli non verrà mai a galla“, ha dichiarato Matteo Adjimi, ceo di Argo spa, azienda italiana leader nel settore della cybersicurezza, facendo riferimento ad aziende israeliane come Cellebrite (leader mondiale nelle soluzioni di intelligence digitale per indagini legalmente autorizzate), Cobwebs Technologies (sviluppa piattaforme di web intelligence e OSINT-Open Source Intelligence basate sull’intelligenza artificiale, utilizzata dalle forze dell’ordine per scansionare le reti del deep web e del dark web), Cognyte (offre un software di analisi investigativa che integra e visualizza grandi insiemi di dati), Voyager Labs (specializzata in intelligenza artificiale cognitiva e apprendimento profondo, questa azienda crea piattaforme che aggregano miliardi di dati pubblici), ThetaRay (tecnologia di rilevamento delle anomalie basata sull’intelligenza artificiale, fondamentale per le indagini penali che coinvolgono riciclaggio di denaro transfrontaliero, finanziamento del terrorismo e truffe legate alle criptovalute).
Per la prima volta dopo dieci anni di reclusione Alberto Stasi è uscito dal carcere di Bollate e da pochi giorni ha iniziato a lavorare, pur rimanendo affidato ai servizi sociali: “Personalmente ritengo che non sia corretto che ci sia stata una forza mediatica che abbia spinto alla riapertura delle indagini e all’accusa di Andrea Sempio. Poi, ipotizzo anche che Sempio non verrà mai condannato perché non ci sono prove certe, così come immagino che non ci sarà la revisione del processo di condanna a Stasi. La strumentazione tecnologica moderna ha aiutato a trovare nuovi indizi, ma resteranno soltanto tali e non diventeranno nuove prove“, ha proseguito Adjimi.
La tecnologia e in particolare l’IA ha aiutato anche nel caso Garlasco, ma difficilmente porterà a risultati sconvolgenti: “l’intelligenza artificiale può dare una grossa mano perché permette di analizzare in maniera profonda e in tempi brevissimi il materiale a disposizione delle forze dell’ordine. Così è avvenuto per le indagini di Garlasco, ma è già stato fatto tutto il possibile. Credo che in futuro la polizia avrà un software AI allenato per fare le indagini al suo posto che dovranno essere controllate in un secondo momento dall’uomo. Quello che si ottiene dalle nuove tecnologie che hanno rivoluzionato le indagini e la criminologia forense è un’analisi più veloce degli elementi e un’oggettività che dovrà poi comunque essere controllata dalla mente umana“, ha chiuso Matteo Adjimi, ceo di Argo spa.


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