Bianco, Capogreco e Macrì sono gli ultimi custodi del rito della “torta di ziti”

Le radici di questo dolce monumentale, "A torta di ziti", affondano in un passato leggendario, che profuma di Oriente e di spezie lontane

Lo scorrere degli anni ne ha certamente smarrito il ricordo e offuscato la gloria; ma ci fu un tempo, forse non molto lontano, in cui la torta nuziale, in Calabria “torta di ziti”, era una sorta di rito: il trionfo della bellezza sotto il sigillo sacro dell’unione di due vite. Dietro quel capolavoro antico batteva il cuore di secoli d’arte, di un’esperienza tramandata nel silenzio dei laboratori e di una passione così ardente da farsi magia. Era, insomma, l’espressione più nobile e diretta di una terra fiera, la Calabria, che custodisce da sempre il genio dell’eccellenza e l’oro della sua arte dolciaria.

Quell’antica tradizione, che rischiava di svanire per sempre nel vento della modernità e dell’omologazione consumistica, ha trovato oggi i suoi eroi. Quel sapere millenario sprigiona nuovamente il suo incanto e il suo profumo eterno grazie alle mani fatate di due figli di Bianco (Reggio Calabria), che hanno scelto di farsi scudo contro l’oblio: i maestri pasticceri Pasquale Macrì e Totò Capogreco, custodi della dolciaria tradizionale della nostra terra.

Un’eredità che viene dal mito

Le radici di questo dolce monumentale, “A torta di ziti”, affondano in un passato leggendario, che profuma di Oriente e di spezie lontane. Furono gli Arabi, al tempo dei grandi califfati in Calabria e Sicilia, a svelare ai nostri avi i segreti sublimi della pasticceria, intrecciando la loro cultura con l’anima del Mediterraneo. Un’eredità millenaria che rischiava di essere inghiottita dall’era del consumismo. Ma c’è chi ha detto no, scegliendo di restare saldo, come le radici degli ulivi secolari della sua Locride, alle vecchie usanze. Capogreco e Macrì hanno fatto di quel sapere il motivo stesso della loro esistenza, trattando ciò che i secoli ci hanno tramandato come una reliquia sacra, da custodire con amore e continuità.

La missione di due maestri

Per questi due pasticceri, la torta degli sposi, ma anche la creazione di altri dolci tradizionali, diventa una sorta di missione cavalleresca. Il loro scopo non è la mera replica di una forma, ma la rinascita di un’anima. Ogni loro creazione evoca quel retrogusto di sapori antichi, un viaggio nel tempo culinario che ritrova la sua essenza prima nella freschezza assoluta degli ingredienti che solo la natura calabrese sa offrire. Al primo assaggio, le loro creme vellutate e i loro aromi sprigionano la maestosità di quell’antica arte pasticcera che un tempo fu regina incontrastata dell’intera penisola, unendo in un abbraccio fraterno e sublime la Calabria e la Sicilia.

È proprio da Bianco, perla della provincia di Reggio Calabria, che questi titani del gusto levano la loro sfida al tempo. Da questa terra baciata dal sole e intrisa di storia, i nomi di Totò Capogreco e Pasquale Macrì si iscrivono di diritto e per sempre nell’albo d’oro dell’arte dolciaria locale e nazionale. Finché le loro mani plasmeranno lo zucchero e la memoria, la favola millenaria della “torta di ziti”, e non solo, rimarrà scolpita nella pietra della nostra identità: eterna, profumata e divinamente magica.