Sinergie territoriali, sì dei candidati sindaco a decentramento e partecipazione civica. E la battuta di Lamberti sul Paradiso… | FOTO e INTERVISTE

Battaglia, Lamberti Castronuovo e Pazzano d'accordo su assessorato al decentramento e e alla partecipazione civica nel corso del convegno organizzato da Demos

  • Confronto candidati Elezioni Comunali Reggio Calabria Demos
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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  • Domenico Battaglia
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  • Eduardo Lamberti Castronuovo
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  • Saverio Pazzano
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  • Confronto candidati Elezioni Comunali Reggio Calabria Demos
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
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Si è tenuto nella serata odierna, presso la Sala Perri di Palazzo Alvaro a Piazza Italia, l’evento “Sinergie territoriali: governance partecipata tra cittadinanza ed enti locali”. Un incontro-dibattito con i Candidati alla carica di Sindaco del comune di Reggio Calabria promosso da “DEMOS”, rete informale per la partecipazione civica, apartitica ed eterogenea, orientata a “Perseguire Insieme il Bene Comune”. I 3 candidati (Cannizzaro assente per impegni istituzionali fuori Regione), sono stati interpellati sul ruolo che la “Partecipazione Civica” avrà nel loro programma di governo e, nel contempo, su una specifica proposta che riguarda l’assetto amministrativo della nuova architettura territoriale.

Proposta che ha trovato, sostanzialmente, tutti e 3 i candidati d’accordo in merito all’attivazione di una rete di sinergie territoriali e una governance partecipata partendo dall’istituzione di un assessorato al decentramento e alla partecipazione civica, assieme alla creazione di un “presidio di partecipazione civica circoscrizionale“, nelle istituende cinque Circoscrizioni cittadine.

Battaglia: “città che non dà lavoro e non dà cura non è una città”

Domenico Battaglia ha ricordato la sua esperienza ‘politica’ iniziata al Liceo Classico, con la candidatura al consiglio di distretto: “posso dire tranquillamente, pur essendo nato in una famiglia che di politica ne masticava mattina, mezzogiorno e sera, il mio vero battesimo è stato proprio quello, perché poi da lì mi sono appassionato dall’idea della politica partecipata, dall’idea che potesse essere data voce perché poi di quello si tratta. Voi avete parlato giustamente di strumenti già esistenti, la Costituzione italiana, l’articolo 117 della Costituzione, il 118 declina una serie di possibilità che, se colte, si traducono in azioni politiche.

È lodevolissima la vostra proposta che sento di accogliere e di fare mia. Cittadinanza attiva significa uscire dalla comfort zone, di chi punta l’indice, quando ha la possibilità, si tira indietro. Io dico, più cittadini, più esperienze, più territorio si affaccia e si contamina con la gestione della politica, meglio la politica assolve a quella che è il suo alto senso, alla politica con la sua quarta accezione, con la P maiuscola, servizio al territorio, ai cittadini, alle comunità, come io l’ho sempre interpretato.

È vero che la sanità non è di competenza comunale, ma è pure vero che il sindaco è il primo responsabile della sanità cittadina. Allora, per creare condizioni per scalare gli ultimi posti a cui siamo condannati, da impietose classifiche, io dico, non si può amministrare bene, non può esserci una proposta di città vincente se non c’è la possibilità di curarsi bene.

Una città che non dà lavoro e non dà cura non è una città. E allora il Comune deve essere comunque sempre il motore per il raggiungimento dei risultati importanti. Noi siamo quelli che abbiamo istituito i cinque municipi, quindi abbiamo voluto che ritornassero queste sentinelle nei territori di una città che ha il quinto territorio d’Italia, quindi un territorio vasto.

Questa è l’idea che ci debbano essere dei presidi cittadini territoriali, cerniere di collegamento con l’amministrazione comunale, è assolutamente nelle nostre linee di mandato e l’abbiamo realizzato proprio in chiusura“.

Saverio Pazzano e la proposta da Barcellona

Nell’intervento di Saverio Pazzano anche una proposta internazionale: “la democrazia partecipata è una tautologia, cioè è una parola che già contiene il suo significato, una democrazia se non è partecipata non è democrazia, direi, non è democrazia se non è partecipata, se non è paritaria, se non è intersezionale, cioè se non tiene insieme i mondi, la complessità, le difficoltà, le esigenze, se non tiene dentro la Costituzione. Dunque, posso dire che le proposte che arrivano da Demos non sono solo accoglibili, ma direi assolutamente necessarie.

Lo dico anche in relazione chiaramente alla nostra proposta politica e al nostro programma che è nata come proposta, come esigenza, come Strada, appunto, diversi anni fa, proprio per recuperare questo scollamento che esiste ed è, come dire, incontrovertibile, insomma, che esista fra la pubblica amministrazione, fra il comune e la cittadinanza. E’ uno scollamento profondo, radicato, che non viene dai regolamenti, perché i regolamenti non ci sono, ma quasi il 70% dei regolamenti, l’ho detto diverse volte e non ho timore di essere smentito, sono sostanzialmente carte deliberate dai consigli comunali nei vari anni, non solo nell’ultima consigliatura o nella precedente, ma anche dai commissari, alcuni sono, sostanzialmente, posati lì.

Non solo è indispensabile l’assessorato al decentramento e alla partecipazione civica, non solo è necessario e indispensabile il presidio di partecipazione civica circoscrizionale, ma anche il monitoraggio costante della realizzazione, degli obiettivi, del funzionamento non dei regolamenti, ma anche nella macchina amministrativa che quei regolamenti dovrebbe, appunto, eseguire. E dei politici, dei consiglieri comunali, della giunta che dovrebbero, attraverso un indirizzo politico, rendere effettivi quei regolamenti.

Ecco, dunque, l’accoglimento di queste proposte, che credo vedranno tutti d’accordo, in realtà deve essere l’accoglimento di una stagione nuova rispetto alla partecipazione. E’ questo che chiedo, che chiediamo a tutti noi candidati a sindaco, perché necessariamente la legge dei numeri, tre perderanno voti e uno vincerà. Ma il tema non è vincere le elezioni o perderle. Il 24-25 è un passaggio in cui qualcuno vincerà e qualcuno perderà. Il tema è governare dal 26 maggio. Questo è il tema.
Il tema è governare e gestire la città dal 26 maggio. E si governa dalla maggioranza, ma anche dall’opposizione.

L’opposizione governa dall’opposizione, aggrappandosi con le unghie e con i denti a qualsiasi regolamento. E allora, innanzitutto, è necessario che prendiamo tutti questi impegni, perché questo vuol dire che verranno istituite queste cose. Però, allo stesso tempo, va risolto il noto che è quello rispetto alla verifica, all’efficienza, all’efficacia, alla trasparenza, che sono i principi saldi della pubblica amministrazione, rispetto ai regolamenti che la stessa pubblica amministrazione,
che si è data con i propri indirizzi politici.

Faccio una proposta, spero concreta, e che si sposa pienamente con la proposta che voi fate: noi ci siamo abbattuti in questi anni perché il bilancio partecipativo, che è una cosa deliberata, deve essere realizzata. Il bilancio partecipativo e il bilancio di genere. E allora lo proponiamo a tutti i candidati: l’acquisizione di un software, di una piattaforma che ha inventato la municipalità di Barcellona, in Spagna,
e che oggi è in realtà in quasi tutte le grandi città europee, ma anche nelle piccole e medie città italiane, che è la piattaforma Decidim, che significa decidiamo. È una piattaforma di trasparenza, di partecipazione, che prevede il coinvolgimento di migliaia di persone contemporaneamente.

Una modularità, cioè ci sono appunto degli interventi modulari, è appunto la promozione dell’intelligenza, non artificiale, dell’intelligenza collettiva, che è l’intelligenza di una città, perché questa è ritenuta città di individualismi, città scarsamente cooperativistica, ma invece c’è una profonda intelligenza collettiva
che troviamo radicata nella storia del suo associazionismo, del volontariato e della partecipazione civica.

Sono, non strumenti, sono realtà fondative di questa città. La politica deve sostanzialmente mettersi al servizio di questi. E chiudo la questione della salute che non è soltanto stare bene, stare male, essere raffreddato, il bisogno psicologico, ci sono famiglie chiuse in casa perché c’è un profondo disagio psichiatrico che questo insomma meriterebbe proprio una sessione a parte. Ma sono quelli che chiamiamo determinanti sociali di salute, cioè la salute è data non soltanto dallo stare bene e stare male, la salute è data non soltanto dallo stare bene, stare male, dal raffreddore, la pillola, ma da tanti fattori che sono l’ambiente, l’ambiente sociale, gli spazi pubblici, la funzione degli spazi pubblici e l’accesso, l’accesso ai servizi pubblici, perché un cittadino per comunicare con l’amministrazione deve avere il numero di telefono del consigliere comunale e deve chiedere per favore di risolvere il problema.

Questo è un malessere, è un problema di salute civica. Credo che possiamo e dobbiamo prendere l’impegno e dobbiamo prendere tutti noi candidati che chi vinca prenda l’impegno di farlo, ma se non lo fa gli altri tre che perderanno prenderanno l’impegno di fare una sana, proposta, decisiva posizione per governare da lì i processi che questa città merita“.

Lamberti Castronuovo tra sanità, Muro di Berlino e una simpatica battuta

Lamberti Castronuovo sposa il concetto di partecipazione attiva dei cittadini: “questo progetto di sinergia territoriale non può che trovarmi d’accordo nei fatti, perché al di là di quello che questo documento merita di essere studiato, non di essere visto dieci minuti prima di poterne parlare, però i concetti che esprime per quello che ho potuto vedere sono di una semplicità quasi, come dire, esasperante proprio, perché sono concetti che dovrebbero essere insiti in chiunque amministra.

Quando io ho parlato in tempi non sospetti di quel meccanismo meraviglioso che serve a sapere qual è l’idea del popolo, io credo che forse non sarebbero stati fatte alcuni errori. Perchè quando si parla per esempio di Piazza De Nava, a mio giudizio, errore grossolano, poteva essere sottoposto a un referendum, se ci fossero state queste comunità territoriali, le chiamo così per semplicità, forse avremmo potuto discuterne, perché vedete, il sindaco della città, la giunta comunale, non sono i padroni della città: i padroni della città sono i cittadini, perché i cittadini cambiano di padre in figlio.

Faccio l’esempio dei portatori dell’Avara, che tutti quanti conoscete,
si passa da padre in figlio, si passa quella concezione culturale che passa da papà a figlio, a nonno, a zio ecc. è la stessa cosa per i cittadini, cioè la cittadinanza è sempre uguale. Il popolo è lo stesso e ha le stesse capacità decisionali.

Io ho visto di buon occhio le circoscrizioni che in pratica sono la parte che anticipa anche quello che scrivono i componenti della Demos. E ci sono tanti settori, partiamo anche da un altro posto, che Reggio è Città Metropolitana. Non sono soltanto le circoscrizioni, ci sono anche 94 paesi che bisogna governare la stessa maniera. Come vedo l’assessore? Lo vedo come un ufficiale di collegamento. Qualcosa che nel corso militare fa proprio il collegamento tra i desiderati della gente e quelli che governano la città.

Perché questo messaggio deve arrivare e, oggi come oggi, questo messaggio non arriva perché c’è un muro, c’è un muro di quelli invalicabili, altro che il Muro di Berlino. Con questa proposta di sinergia territoriale loro stanno veramente abbattendo il Muro di Berlino perché è fondamentale che ci sia questa sinergia, anche perché la sinergia lungi, le chiedo scusa se mi permetto, dal portare consensi, non mi interessano i consensi, mi interessa molto di più il bene pubblico, il consenso non lo voglio, non mi interessa, anzi se fosse possibile il sindaco lo farei fare per cinque anni e basta, e così gli assessori e così i consiglieri comunali, perché ogni volta che viene eletto un sindaco, il giorno dopo l’elezione comincia la campagna elettorale per essere rieletti.

Mi sono molto piaciute le due parole usate “inclusione” e “vivibilità”. Reggio non è una città né vivibile né inclusiva, è l’esatto contrario, e nella sanità, cosa di cui in qualche modo riesco a capire qualcosa, è fondamentale, ma noi nel nostro programma, siamo qua come candidati e quindi dobbiamo dirlo, nel nostro programma sono previsti proprio gli osservatori delle malattie cosiddette diffuse, le malattie che rendono fragili le persone, tutte queste cose è fondamentale che abbiano dei punti di riferimento che al momento non hanno.

Oggi, lo diceva bene la collega, il diritto alla salute non ce l’ha nessuno, sa il diritto di morire e basta, e quel diritto purtroppo noi non lo vogliamo, perché cerchiamo di vivere il più possibile, infatti io abito in via Collina del Paradiso, ma sotto c’è scritto ‘dove cerco di arrivare il più tardi possibile’“.