Il recente rimpasto non basta a mettere al riparo il governo regionale siciliano da nuovi inciampi parlamentari. Alla prima vera occasione utile, l’esecutivo guidato da Renato Schifani è stato nuovamente battuto all’Ars, confermando le difficoltà della maggioranza nel garantire compattezza e numeri certi in Aula. Il nuovo scivolone si è consumato oggi pomeriggio all’Assemblea regionale siciliana, durante l’esame del disegno di legge stralcio proveniente dalla Prima Commissione. Il governo è andato sotto sull’articolo 1 del provvedimento, che prevedeva l’istituzione dell’indennità di carica per i presidenti dei Liberi consorzi comunali, cioè le ex Province.
Un voto politicamente significativo, perché arriva a ridosso del rimpasto di governo
Un voto politicamente significativo perché arriva a ridosso del rimpasto di governo e in una fase in cui la maggioranza avrebbe dovuto dimostrare maggiore solidità interna. Il risultato dell’Aula, invece, racconta ancora una volta una coalizione attraversata da tensioni, malumori e difficoltà di coordinamento. L’articolo bocciato puntava a introdurre un riconoscimento economico per i presidenti dei Liberi consorzi comunali, enti che hanno raccolto l’eredità delle Province regionali. La norma era inserita nel ddl stralcio della Prima Commissione, ma non ha superato il passaggio parlamentare, facendo registrare una nuova battuta d’arresto per l’esecutivo.
Il governo siciliano continua a incontrare ostacoli nella gestione dei lavori d’Aula
Il ko della maggioranza all’Ars assume un valore che va oltre il merito del singolo articolo. Il dato politico è infatti evidente: il governo siciliano continua a incontrare ostacoli nella gestione dei lavori d’Aula e fatica a blindare i propri provvedimenti. Anche dopo il rimpasto, che avrebbe dovuto rilanciare l’azione amministrativa e rafforzare gli equilibri interni, l’esecutivo si ritrova a fare i conti con una maggioranza non sempre allineata.
Il voto di oggi pomeriggio consegna all’opposizione un nuovo argomento di attacco
Il voto di oggi pomeriggio consegna all’opposizione un nuovo argomento di attacco e costringe il governo regionale a interrogarsi sulla reale efficacia del rimpasto. Il cambio di assetto nella squadra di governo, almeno alla prova dell’Aula, non sembra aver risolto il problema principale: la capacità di controllare i numeri e portare a casa i provvedimenti. Per l’esecutivo Schifani si tratta dunque dell’ennesimo segnale d’allarme. La maggioranza resta formalmente in piedi, ma continua a mostrare crepe quando il confronto si sposta dentro Sala d’Ercole. E il fatto che il primo scivolone arrivi subito dopo il rimpasto rende il passaggio ancora più delicato sul piano politico.


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