“La Giunta regionale della Calabria ha deliberato l’iniziativa “Ripopola Calabria” per contrastare lo spopolamento dei borghi con meno di 5.000 abitanti grazie a incentivi per il recupero di immobili pubblici in cui dovrebbero stabilizzarsi, per almeno 10 anni, dei nuovi residenti. In realtà, secondo la Federazione metropolitana di Europa Verde/AVS, si tratta di un provvedimento di difficile attuazione, a rischio speculazioni nonché poco utile per frenare lo spopolamento delle aree interne e più in generale di tutto il territorio calabrese“. È quanto dichiarato dalla Federazione di Reggio Calabria di Europa Verde / Avs.
“Infatti, basterebbe leggere i dati dell’ISTAT per comprendere che il fenomeno è rilevante anche nelle città dove c’è disponibilità e qualità abitativa, e che piuttosto le cause dello spopolamento sono da individuarsi nelle poche opportunità lavorative e nella carenza dei servizi pubblici essenziali quali presidi sanitari, scuole, mezzi di trasporto, viabilità.
Si deve dire che i servizi non ci sono più perché da decenni vengono smantellati sistematicamente puntando a un sistema basato sul profitto che non tiene conto del territorio e della gente che lo abita. Dunque, è stato ridotto ai minimi termini lo stato sociale (welfare state) a favore di un modello di società devoto soltanto alla competitività e al surplus economico. Tendenza che è ancora leggibile nelle contraddittorie strategie Europee e nazionali. Basti pensare al nuovo PNRR che azzera il finanziamento per le aree interne e al Piano Strategico nazionale (PSNAI) che prevede che per buona parte delle stesse aree un vero e proprio abbandono.
Ma vediamo quali dovrebbero essere invece le proposte di contrasto alla tragica situazione descritta. Prima di tutto sarebbe necessario creare per un certo numero di anni una zona fiscale a tariffe particolarmente agevolate per artigiani, commercianti e residenti (reali) al di sopra di una certa altitudine, e tenendo conto di altri indici di marginalità. Attivare un sistema di trasporti sociali e di presidi farmaceutici mobili, di infermieri di comunità, di agevolazioni e incentivi per le docenze (il diritto fondamentale allo studio non può essere condizionato dal numero minimo di studenti per classe). Contemporaneamente si dovrebbero incentivare tutte le iniziative volte a un’occupazione lavorativa stabile.
Si pensi, ad esempio, a un’agricoltura multifunzionale che garantisca la produzione alimentare e tuteli il territorio con delle buone pratiche colturali. È infatti noto che queste aree collinari e montane svolgono un ruolo strategico nel controllo dell’equilibrio idrogeologico anche dei territori a valle proteggendoli da frane, smottamenti e inondazioni. La manutenzione delle opere idrauliche, il rimboschimento e la prevenzione, anche nei confronti degli incendi, non è onerosa se si confronta con le spese di ripristino degli ecosistemi e le perdite di vite umane a seguito di eventi catastrofici. Attraverso cooperative di giovani, si potrebbero creare e sostenere nuove opportunità lavorative stabili nella gestione delle risorse locali quali le energie rinnovabili, il commercio di prodotti tipici e un turismo ecocompatibile che coinvolga le aziende agricole e agrituristiche e le risorse culturali, paesaggistiche e artigianali.
Altro che abbandono! Piuttosto un nuovo impegno dello Stato e della Regione per recuperare una fetta importante del proprio territorio e della sua popolazione. È evidente che questo modello di contrasto allo spopolamento, basato su vivibilità, solidarietà e cooperazione, trasformerebbe le aree interne e marginali della Calabria da periferie abbandonate in una risorsa collettiva“, conclude Europa Verde / Avs.


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