“Reggio Calabria, una città sporca, insicura, senza servizi”. L’appello alla politica: “fate propaganda, ma vedete in che condizioni siamo?”

Le forti dichiarazioni dell'Agr. Dott. Andrea Marino sulla situazione di Reggio Calabria e la necessità di un cambiamento radicale

Reggio Calabria, una città in difficoltà, con strade dissestate, emergenze continue e una mancanza di servizi essenziali. A lanciare un appello forte alla politica locale è l’Agr. Dott. Andrea Marino, responsabile OIPA RC, che, in un messaggio diretto e sincero, chiede una presa di responsabilità da parte di chi governa la città. Marino non ha paura di affrontare la verità e sottolinea l’abbandono in cui versa il territorio. “Come responsabile OIPA RC, come professionista, come cittadino e come persona che vive ogni giorno questo territorio, sento il dovere di fare alcune precisazioni su quanto sta emergendo negli ultimi giorni. Si continua a parlare di ciò che è stato fatto, di ciò che si farà, di vecchie e nuove amministrazioni. Ma la domanda vera è una sola: in che condizioni si trova oggi Reggio Calabria?“.

“Parliamo di una città con: strade dissestate, alberi che crollano, quartieri sporchi e abbandonati, emergenze continue a ogni alluvione, carenza d’acqua nelle case, servizi essenziali che non funzionano. Questa non è una città normale. Non è una città civile. Manca il controllo. Manca la vigilanza. Manca la responsabilità. Il Comune ha doveri precisi. Le aziende appaltatrici hanno obblighi chiari. Gli enti sovracomunali devono intervenire. Ma la realtà è che nessuno fa fino in fondo ciò che dovrebbe fare”.

“E nel frattempo? i volontari sostituiscono le istituzioni, le colonie feline non sono censite, i canili diventano emergenze invece che soluzioni, l’ambiente viene lasciato al degrado, non esistono progetti strutturati. Il volontariato NON può e NON deve sostituire lo Stato. Una città deve garantire: pulizia, sicurezza, servizi, tutela degli animali, spazi per famiglie e bambini. Invece abbiamo periferie abbandonate, scuole non sicure, assenza totale di programmazione sociale. E mentre si parla di calcio e visibilità, le famiglie vivono nel disagio. I bambini crescono senza spazi adeguati. Le spiagge vengono pulite dai volontari invece che dalle istituzioni. E allora la domanda è semplice: un padre di famiglia accetterebbe tutto questo per i propri figli?”.

Cosa manca davvero

Mancano: progetti contro il bullismo, sportelli per i diritti degli animali e dell’infanzia, numeri dedicati per le emergenze sociali, una vera rete tra istituzioni e forze dell’ordine, una protezione civile presente sul territorio, non solo dopo i disastri. Qui non si tratta più di destra o sinistra. Non si tratta di vecchi o nuovi sindaci. Si tratta di responsabilità, competenza e rispetto per una città intera. Perché una città non si amministra con le promesse, ma con il lavoro quotidiano, con la presenza, con la capacità di scegliere persone competenti.”

“Se la politica continua a essere solo propaganda e non responsabilità, allora non è la città ad aver fallito: è chi la governa che ha deciso di abbandonarla. Viviamo in un tempo in cui si parla continuamente di guerre, di conflitti, di divisioni tra popoli. Guardiamo ciò che accade nel mondo e invochiamo la pace. Ma la verità è che la pace non nasce solo nei grandi accordi internazionali: la pace nasce nei territori, nelle città, nelle comunità in cui viviamo ogni giorno. Non può esistere pace dove c’è abbandono. Non può esistere pace dove mancano dignità e diritti. Non può esistere pace dove le istituzioni sono assenti e i cittadini vengono lasciati soli”.

Una città trascurata, sporca, insicura, senza servizi, senza attenzione per i più fragili, è già una forma di ingiustizia. E ogni ingiustizia, anche quella quotidiana e silenziosa, è il primo passo verso il conflitto sociale. Per questo oggi il messaggio deve essere chiaro, forte, universale: la responsabilità non è un’opzione, è un dovere. Chi amministra deve farlo con coscienza. Chi si candida deve sapere cosa significa servire. Chi vive un territorio deve rispettarlo. Non basta parlare di cambiamento: bisogna costruirlo. Non basta chiedere diritti: bisogna garantire doveri. Non basta indignarsi: bisogna agire. Dobbiamo tornare a un principio semplice ma fondamentale: una comunità cresce quando ognuno fa la propria parte”.

“Le istituzioni devono funzionare. I servizi devono essere garantiti. L’ambiente deve essere tutelato. Gli animali devono essere protetti. I bambini devono crescere in sicurezza. Gli anziani devono essere rispettati. Questo è il vero significato di civiltà. E allora sì, parliamo di pace. Ma non come parola vuota. La pace è: una strada sicura, una scuola agibile, un quartiere pulito, una famiglia che vive con dignità, un territorio che non viene abbandonato. La pace è sentirsi parte di qualcosa che funziona.”

“Se vogliamo davvero cambiare il mondo, dobbiamo iniziare da ciò che abbiamo sotto i nostri occhi ogni giorno. Perché il mondo non è lontano: il mondo è la nostra città, è il nostro quartiere, è la nostra comunità. Non ci sarà mai pace nel mondo se non impariamo prima a costruire giustizia, responsabilità e rispetto nei luoghi in cui viviamo. La vera rivoluzione non è nelle parole, ma nell’esempio che scegliamo di dare ogni giorno”.