Reggio Calabria: tra le promesse elettorali e la “discontinuità”, il ritorno di Giuseppe Falcomatà

Un cittadino di Reggio Calabria esprime il proprio disappunto sulle promesse politiche, sull'inutilità del passato e sull'autocelebrazione del ritorno dell'ex sindaco Falcomatà

“Ci risiamo. Odore di urne, sapore di promesse elettorali e il solito valzer di strette di mano. Quattro candidati in pista, programmi concreti e alcuni molto ambiziosi, e infine c’è l’immancabile invocazione di buona parte dell’elettorato alla “Discontinuità”, quella parola magica che per alcuni, in questa città, ha lo stesso valore di un nefasto oroscopo del lunedì. Ma nel bel mezzo del trambusto, ecco che spunta lui. Quasi volesse incoronarsi con una parrucca alla Luigi XIV, con quel suo tempismo e tono autoreferenziale che ricorda un po’ la parodia di Carlo Calenda interpretato dal bravissimo Crozza”. E’ questo lo sfogo inviato da un cittadino di Reggio Calabria alla Redazione di StrettoWeb.

“Torna in scena l’ex sindaco Giuseppe Falcomatà, così, “de botto, senza senso”. Dopo dodici anni — diconsi dodici — di un’amministrazione che definire “impeccabile” richiederebbe dosi massicce di allucinogeni, il Nostro continua a brandire quel suo ditino indice, quella sua sagace arguzia, contro il mostro sacro: “Quelli di prima”, convinto che la sua diretta (divina?!) discendenza lo ponga al di sopra di tutto e tutti.Il mantra è ormai un classico del folklore locale, quel sussurrato, sottinteso “Io sono il figlio di Italo”. Un sillogismo che, secondo lui, dovrebbe tradursi automaticamente in: “Quindi non sbaglio mai, sono intoccabile, io sono la VERITÀ……. e se l’acqua non esce dal rubinetto è colpa di QUELLI DI PRIMA”. Caro Giuseppe, lo sappiamo. L’anagrafe non mente e ce lo ricordi tu ogni due post sui social, pescando nel laghetto della nostalgia per accalappiare il like di chi ancora piange il tempo che fu. Ma restiamo seri e osserviamo la realtà: dopo oltre un decennio di gestione (tralasciamo la parentesi della sospensione per il caso “Miramare”), continuare a giustificarsi dietro l’immunità dell’albero genealogico e rivangando il passato non è solo anacronistico, è infantile.La bella canzoncina “Quelli di prima”, dopo 12 anni, non regge più, occorre solo uscir di casa e guardarsi intorno. Non serve essere politologi, basta non essere non vedenti e cosa più importante, non ottenebrati dalla cultura dell’adulazione incondizionata, insomma: intellettualmente onesti”.

“Questa ammorbante litania da bambino viziato di 5 elementare ha rotto i timpani……. e temiamo anche qualcos’altro di più delicato.Destra, sinistra, centro, sopra o sotto: il panorama al quale assistiamo non cambia a seconda del proprio credo, è oggettivo, sotto i nostri piedi quando camminiamo, davanti ai nostri occhi nel quotidiano, non c’è nessun “quelli di prima” che tenga, tocchiamo ogni giorno con mano.Le bollette? Ai massimi ed arrivano sempre e comunque, anche se i servizi hanno la puntualità di un calesse impantanato nel fango. Il verde urbano? Una giungla dove pascolano pantegane grandi come gatti. L’acqua corrente nelle case? Un miraggio che appare e scompare con precisione svizzera…. ma per strada, causa perdite che spesso durano mesi prima di un intervento, ne vediamo tantissima. Le strade e la loro percorribilità? Discariche a cielo aperto e al cui confronto la superficie lunare è più scorrevole ed ha meno crateri, nonostante i “400 km di strade completamente asfaltate, non rattoppate” (epic cit). Opere pubbliche? Straordinarie infrastrutture che neanche gli Egizi osarono tanto, come ad esempio, una su tutte, sbagliare i calcoli per 3 volte per la posa di una passerella di 20 metri sul Calopinace, che è ancora lì, ferma, incompiuta, dopo 10 anni (NB: una passerella), nonostante il bacio divinatorio ad una delle travi. Reti arancioni? OVUNQUE, perenni, ormai paesaggistiche. Fondi governativi e stanziamenti nazionali? Arrivano ma tornano indietro per inadeguatezza amministrativa e progettuale. Le classifiche nazionali sulla qualità della vita?”.

“Negli ultimi 12 anni un lento ma costante, inesorabile, inarrestabile avvicinamento all’ultima posizione che ormai da 5 anni anni occupiamo stabilmente e con orgoglio (e anche qui il top dei top: “la colpa è dei criteri di valutazione”). I morti? Resuscitano e votano (una gravità assoluta di cui nessuno parla, caso forse unico al mondo….. la sacralità del voto di un paese democratico è stata violata ma Valeria Marini è più importante su cui distrarre l’opinione pubblica). Andiamo avanti con l’elenco? Meglio evitare perchè potrebbero leggere dei ragazzini ancora in fase di sviluppo.A chiunque abbia un quoziente intellettivo leggermente superiore a quello di un primate in attesa del salto evolutivo, sorge un dubbio spontaneo: sarà pure il figlio di Italo, ma stavolta la mela non è solo caduta lontana dall’albero… è proprio rotolata a valle, lontana, perse le tracce. Non è una colpa, sia ben chiaro, può capitare: semplicemente, a conti fatti, Giuseppe non è Italo, tutto qui, per buona pace, ammetterlo non è peccato” prosegue indignato il cittadino.

“Ci ha provato, va riconosciuto, con qualche cestino sul corso Garibaldi, qualche rotatoria, un parchetto giochi, giostrine, infine cambiando e rimpastando la sua Giunta non si sa quante volte, tradendo perfino i suoi amici più intimi, ma alla prova di quello che si vede oggi, forse sarebbe stato meglio rimanere a frequentare i party “bordo piscina”, parlando, nella più accesa delle discussioni, di Fantacalcio, argomento che impegnava buona parte delle proprie giornate. Davvero convince questa storia di “quelli di prima”? Ci piace questa città? Siamo onesti con noi stessi, una volta. Occorre parlare di oggi, non di quando sbarcò Garibaldi. Perché se dopo 12 anni di “Primo e Secondo Tempo” (un film che nemmeno al cinema parrocchiale avrebbe fatto il pieno) la colpa è ancora di chi c’era 15/20 anni fa, allora c’è un serio problema di logica. Anche perchè, seguendo tale logica, attenzione che qui abbiamo una grandissima notizia: incolpare “quelli di prima” dopo due mandati pieni, significa ammettere implicitamente il proprio assoluto, totale fallimento, delegittimare il proprio stesso operato, nonostante tutti i mezzi politici, giuridici e amministrativi a completa disposizione. È come un medico che, dopo 12 anni di cura, dice che il paziente sta male per colpa del pediatra che l’ha visitato nel 1990. E’ ridicolo, anzi peggio: bambinesco, capriccioso”.

“Comunque, in conclusione, c’è da ammettere che si è avuto ancora una volta un saggio della fine strategia comunicativa: che sia fuoriluogo o pertinente, grazie a questo intervento su “quelli di prima” si continua a parlare di Giuseppe Falcomatà, obiettivo raggiunto, crisi di astinenza risolta, ego soddisfatto.Se si vuole continuare a credere che vada tutto bene, se come cittadini e classe dirigente ci si vuole convincere che la colpa sia sempre di un passato remoto mentre si vive in un presente disastroso, non c’è problema, basta però rassegnarsi al fatto che Giuseppe è ovviamente il figlio di Italo, ma non è purtroppo Italo……. ed anche in questo, con rammarico, siamo stati dannatamente sfortunati. Chi verrà dopo farà meglio?!?!? Chiunque sia, così, ad intuito, facendo una passeggiata in giro per la città, difficilmente farà peggio ma chissà….. nessuno può saperlo in anticipo” conclude il cittadino.