Reggio Calabria, perdita idrica in via Guido Miggiano: “il ruscello del disinteresse”

Segnalata alla redazione di StrettoWeb una perdita idrica in via Guido Miggiano a Reggio Calabria: l'ironia di un lettore nel descrivere "il ruscello del disinteresse"

Il ruscello del disinteresse“. La perdita d’acqua di via Guido Miggiano, a Reggio Calabria, ha anche un nome. A darglielo, con la solita ironia che lo contraddistingue, è l’Anonimo reggino, il cittadino che segnala le situazioni di degrado presenti in città. “Oggi compiremo un viaggio straordinario in un ecosistema urbano davvero singolare: quello di Via Guido Miggiano. – racconta, con ironia, il nostro lettore – Qui, i nostri ricercatori hanno documentato un fenomeno geologico senza precedenti: la nascita di una sorgente spontanea tra i sedimenti di cemento e i detriti del marciapiede. La prima “Acqua in cartone”. Osservate queste immagini. Quella che vedete non è una semplice perdita idrica, ma quello che abbiamo ribattezzato ‘il ruscello del disinteresse’.

  • L’Idrografia: Il corso d’acqua, dopo aver bagnato i primi 30 metri di pavimentazione, compie una coreografica biforcazione verso Via Galileo Ferraris. Qui, seguendo la pendenza naturale dell’asfalto trascurato, prosegue la sua corsa solitaria verso Viale Amendola.
  • La Datazione Biologica: Ma come possiamo sapere da quanto tempo la sorgente è attiva? La risposta ci viene dalla biologia. La presenza di rigogliose colonie di alghe e muschi urbani indica che l’acqua non scorre da poche ore, bensì da giorni, se non settimane. Un vero e proprio micro-habitat che si è stabilizzato grazie alla totale assenza di predatori… o di operai del comune.
  • L’Antropologia: È interessante notare come l’esemplare di Amministratore Pubblico locale abbia sviluppato una forma di mimetismo perfetto, diventando praticamente invisibile di fronte a tale spreco di una risorsa vitale.

Mentre nel resto del mondo ci si interroga su come preservare ogni goccia d’acqua, qui a Via Miggiano la natura – aiutata dall’incuria – ha deciso di riprendersi i suoi spazi, trasformando una strada in un acquitrino perenne.

Un caso affascinante di archeologia della manutenzione… che purtroppo i cittadini sono costretti a finanziare“.