Perdita idrica e accumulo di rifiuti. O l’una o l’altra, ormai, sono parte integrante della periferia (e non solo) di Reggio Calabria. Arrivano segnalazioni giornaliere alla nostra redazione e, come sempre, StrettoWeb dà voce alle lamentele dei cittadini, quasi sempre inascoltate dalle istituzioni. Dicevamo, “o l’una o l’altra”, magari anche insieme. È il caso di via Sbarre Inferiori, denunciato dall’Anonimo reggino, il cittadino che bazzica per le vie di Reggio Calabria segnalando tutto ciò che non va.
“Cordialissimo direttore di StrettoWeb, oggi non ci troviamo nelle lussureggianti ed esotiche Everglades della Florida, dove la natura selvaggia e le paludi subtropicali inghiottono ogni cosa in un ciclo vitale millenario. Ci troviamo a Reggio Calabria, precisamente in via Sbarre Inferiori, fatto già segnalato. Quello che vedete non è un affluente naturale, ma un imponente fiume urbano generatosi da una “sorgente” artificiale situata all’incrocio con via San Giuseppe. Il flusso idrico, con una portata che definiremmo costante, percorre quasi metà della via.
Dalle increspature della superficie, i nostri esperti hanno calcolato una pressione idraulica costante, sintomo di una falla profonda nel sistema idrico comunale. Ma la vera anomalia biologica è l’accumulo di detriti. Si è creato un lago artificiale che, per estensione e miasmi, sembrerebbe voler competere con il Lago di Garda, ma con le caratteristiche patogene di una palude stagnante. Cercate di capire. Nulla accade per caso.
Vi hanno detto che è solo un guasto, ma la verità è molto più oscura. Quanto può essere realmente difficile, per chi detiene le chiavi del potere amministrativo, porre fine a questo scempio? Invece di affidare le sorti della città al ‘solito cugino’ – un classico schema di nepotismo rituale – basterebbe guardare alla natura. I castori, architetti instancabili, saprebbero risolvere il problema in poche ore. Ma loro non votano.
Siamo nel cuore di un ciclo temporale di dodici anni. Un’era di indecenza che si trascina sotto gli occhi di tutti. Mentre i “Guardiani del Palazzo”, a ridosso delle elezioni, si chiudono nei loro orticelli per coltivare il consenso, non si accorgono che l’acqua sta salendo.
Potete provare a nascondere la verità sotto il fango di questa palude urbana, ma ricordate: l’indecenza non ha memoria, ma la storia sì. La disfatta non è un’ipotesi, è una conseguenza geometrica“.


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