Doveva essere la “Città dei bambini“, un luogo in cui i piccoli di Reggio Calabria si sarebbero ritrovati per giocare, divertirsi in spensieratezza, imparare un nuovo sport, condividere. Doveva essere anche un’area di ritrovo scelta dalla Protezione Civile in caso di evento calamitoso. È stata dedicata alla memoria di Federica Cacozza. Oggi, il parco in zona Botteghelle, a due passi dal PalaBenvenuti, giace nell’abbandono più totale. L’Anonimo reggino, il cittadino che denuncia le situazioni di degrado presenti in città, ha segnalato alla nostra redazione lo stato di incuria in cui versa l’area verde, ormai irriconoscibile.
“Ci troviamo a Reggio Calabria, lungo la grande arteria del Viale Calabria, un luogo dove il passaggio incessante di migliaia di autovetture fa da contrasto a un ecosistema del tutto inaspettato. Come potete osservare dalle immagini, ci addentriamo in quella che un cartello — con un certo ottimismo burocratico — definisce la ‘Città dei Bambini’. Sulla carta, un polmone verde; nella realtà, un esperimento biologico di abbandono spontaneo.
L’aspetto più paradossale emerge analizzando le foto: questo luogo è ufficialmente designato come ‘Area di Attesa della Protezione Civile’ per eventi calamitosi. Tuttavia, come documentato nelle altre immagini, l’area è essa stessa vittima di una calamità: l’incuria amministrativa. La pavimentazione, divelta da una vegetazione che spacca il cemento con forza primordiale, rende il cammino un percorso di guerra, più che un viale per passeggini.
In questa ‘giungla dello Stretto’, i bambini possono cimentarsi in una forma estrema di entomologia applicata. Nascondendosi tra sterpaglie che ormai superano in altezza le panchine, i piccoli esploratori possono studiare da vicino il ciclo vitale di insetti e parassiti, osservando i processi di impollinazione su piante infestanti cresciute laddove un tempo risiedeva la cura pubblica.
È un’esperienza che potremmo definire ‘alla Tarzan’: le giostre, ormai scheletri metallici divorati dai rovi, non sono più strumenti di svago, ma reperti di una civiltà scomparsa. Le rastrelliere per le biciclette, ormai inghiottite dal secco, testimoniano un tempo in cui si sognava la mobilità sostenibile, prima che il degrado prendesse il sopravvento.
In conclusione, quello che osserviamo non è una semplice mancanza di giardinaggio, ma la firma plastica di un’amministrazione che sembra aver abdicato al proprio ruolo. Trasformare un punto di raccolta per la sicurezza dei cittadini in una discarica di incuria a cielo aperto è, a suo modo, un primato di cui non andare fieri.
Un ecosistema che sopravvive nonostante l’uomo, in attesa che qualcuno, a Palazzo San Giorgio, decida finalmente di ‘bussare alla porta’ della realtà“, il messaggio allegato alla segnalazione.


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