La città di Reggio Calabria si è svegliata avvolta da un velo di profonda tristezza e incredulità alla notizia di una perdita che tocca da vicino il cuore pulsante dell’informazione locale. Ci ha lasciati il giornalista Domenico Grillone, una figura straordinaria che per decenni ha incarnato i valori più nobili e autentici della comunicazione sul territorio. Conosciuto e amato da tutti semplicemente come Mimì Grillone, la sua improvvisa scomparsa crea un solco profondo non solo tra i colleghi delle varie redazioni, ma all’interno di un’intera comunità che vedeva in lui un punto di riferimento etico e professionale. Questo tragico lutto a Reggio Calabria priva il giornalismo di una voce autorevole e al contempo incredibilmente discreta, capace di raccontare le sfaccettature della realtà quotidiana con un garbo e una moderazione che oggi appaiono virtù sempre più rare e preziose.
Chi era Domenico Grillone: il ritratto di un cronista d’altri tempi
Tracciare un profilo di Mimì significa immergersi nell’archetipo del cronista d’altri tempi, un professionista che considerava la propria tessera da giornalista pubblicista non come un semplice fregio, bensì come un impegno solenne verso i lettori. Domenico non ha mai rincorso il clamore del sensazionalismo o il click facile della moderna era digitale; al contrario, preferiva scavare nelle storie con pazienza, rigore e un’innata attitudine all’ascolto.
Nel corso della sua lunga ed eclettica carriera, ha collaborato con storiche testate regionali, lasciando la sua firma inconfondibile sulle pagine della Gazzetta del Sud e, in anni più recenti, arricchendo il quotidiano online ReggioToday con inchieste meticolose e interviste di grande spessore sociale, dedicate ad esempio alle malattie rare e alle realtà ospedaliere locali.
Ha inoltre curato con passione progetti editoriali per l’Ordine dei Medici, dimostrando una versatilità straordinaria. La sua scrittura fluida, colta ed elegante era lo specchio fedele della sua anima: un connubio perfetto di competenza tecnica e infinita empatia, doti che lo collegano di diritto alla parte migliore della storia del giornalismo calabrese.
Dal racconto della cronaca locale fino al cuore del Brasile
La mente di Domenico era troppo grande e curiosa per restare confinata esclusivamente entro i confini geografici della sua pur amatissima terra d’origine. Egli possedeva lo sguardo del viaggiatore attento, libero da pregiudizi e costantemente attratto dalle culture capaci di trasmettere calore e umanità. Questa sua eccezionale spinta interiore lo ha portato a sviluppare un amore viscerale per il Sudamerica e, in particolar modo, per il Brasile. Sulle colonne di Strill ha raccontato per anni le sfumature di quel Paese lontano, muovendosi con delicatezza tra le note della bossa nova e il ritmo travolgente del samba.
Questo immenso bagaglio di esperienze si è poi tradotto in un meraviglioso progetto documentaristico intitolato Axé Salvador, un reportage profondo che ha esplorato l’essenza più autentica di Bahia. L’opera ha riscosso un successo straordinario, superando i confini della stampa scritta per ottenere prestigiosi encomi in contesti di rilievo come l’i-Fest International Film Festival, a riprova di come la cifra stilistica del giornalismo reggino da lui interpretato sapesse elevarsi a linguaggio artistico universale.
L’ondata di affetto sul web e i commoventi messaggi di cordoglio su Facebook
La notizia della sua dipartita ha generato un’immediata e spontanea ondata di commozione che si è riversata rapidamente sulle piattaforme social, dove una moltitudine di persone ha voluto lasciare una testimonianza d’affetto. I numerosi messaggi di cordoglio su Facebook tracciano il ritratto limpido di un uomo d’oro, un autentico galantuomo caratterizzato da una gentilezza d’animo fuori dal comune e da una straordinaria umiltà.
Gli amici storici ne ricordano la capacità di regalare sempre una parola di conforto, la totale assenza di superbia e quel sorriso timido con cui accoglieva chiunque si rivolgesse a lui. Molti giovani colleghi lo hanno salutato descrivendolo come un maestro generoso, una guida silenziosa che non esitava a dispensare consigli preziosi senza mai salire in cattedra. In queste ore di immenso dolore, lo sconcerto lascia spazio alla gratitudine per aver condiviso un pezzo di strada con un uomo così speciale, mentre l’intera cittadinanza si stringe in un caloroso e ideale abbraccio ai suoi tre amati figli, custodi fieri della memoria di un padre che ha insegnato a tutti che si può essere grandi professionisti semplicemente rimanendo profondamente umani.


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