Reggio Calabria, Azzarà presenta esposto in Procura sul Ponte Calopinace: “la città ha diritto alla verità”

Il candidato di Reggio Protagonista chiede piena luce su ritardi, mancato accesso agli atti e possibili responsabilità amministrative, politiche e dirigenziali nella gestione dell’opera

“Reggio Calabria non può più permettersi di dimenticare. La vicenda del Ponte Calopinace non è soltanto la storia di un’opera pubblica incompiuta o rallentata: è diventata il simbolo di una città che per troppo tempo ha dovuto assistere a ritardi, silenzi, mancanza di trasparenza e, oggi, persino a gravissime ipotesi investigative che stanno emergendo nelle aule giudiziarie. Parliamo di un ponte di appena 32 metri, un’infrastruttura che avrebbe dovuto essere completata in tempi ragionevoli e che invece, dopo oltre sette anni dall’inizio dei lavori, continua a rappresentare uno dei più evidenti esempi di inefficienza amministrativa e di paralisi burocratica che abbiano colpito Reggio Calabria”. Lo afferma in una nota Nuccio Azzarà, candidato della lista Reggio Protagonista.

“Per anni i cittadini hanno assistito a lavori fermi, rallentamenti, rinvii, modifiche e continue incertezze, mentre il Ponte Calopinace e non solo, diventava il simbolo concreto di una città bloccata e derisa. Una situazione che ha inciso sulla viabilità, sulla vita quotidiana dei residenti e sulla fiducia che i cittadini dovrebbero poter riporre nelle istituzioni, una perdita formidabile di chance per l’intera comunità. In questo contesto nasce l’esposto formalmente presentato oggi alla Procura della Repubblica per il tramite della Questura di Reggio Calabria. Un atto che rappresenta il mantenimento di un impegno assunto pubblicamente nei confronti della città all’indomani della mancata concessione autorizzativa dell’accesso agli atti: chiedere che si faccia piena luce su quanto accaduto attorno alla gestione dell’opera e sulle eventuali responsabilità emerse”.

“L’esposto mira infatti a chiedere all’A.G. di accertare, qualora lo ritenga, eventuali responsabilità amministrative, disciplinari, penali e contabili, con particolare riferimento non solo ai funzionari arrestati nell’ambito delle recenti indagini, ma anche alle eventuali responsabilità riconducibili ai livelli dirigenziali e politici dell’amministrazione, al direttore generale, ai superiori gerarchici del funzionario coinvolto e al responsabile dell’anticorruzione”.

“Nel corpo dell’esposto viene evidenziato come il soggetto arrestato rivestisse il ruolo di RUP dei lavori del Ponte Calopinace e come risultasse già coinvolto, sin dal 2022, in precedenti vicende giudiziarie legate ad ipotesi di corruzione nell’ambito della propria attività lavorativa. Circostanze che pongono interrogativi inevitabili: perché non sarebbero state adottate misure preventive? Perché non si sarebbe proceduto alla rotazione degli incarichi? Perché lo stesso soggetto avrebbe continuato a mantenere incarichi delicati e di eventuale Elevata Qualificazione (EQ)? L’esposto di che trattasi, altresì, chiede che venga fatta piena luce sull’attivazione o meno delle dovute procedure disciplinari”.

“L’esposto richiama inoltre il mancato rilascio degli atti amministrativi richiesti attraverso ben due distinte e formali istanze di accesso agli atti, rimaste prive di riscontro fattuale nonostante il decorso dei termini previsti dalla legge. Vista l’esistenza della piattaforma digitale ed essendo gli atti obbligatoriamente in formato digitale chi preposto, nei fatti, non ha riscontrato conformemente a quanto la legge prevede in questi casi. Un silenzio che, oggi, assume un significato ancora più grave alla luce delle indagini e degli arresti intervenuti nel frattempo”.

“Le parole pronunciate dal Procuratore della Repubblica, dott. Borrelli, durante la conferenza stampa, quando ha parlato di un “sistema corruttivo consolidato nel tempo”, rappresentano un passaggio che non può essere ignorato. Non trattandosi, quindi, di episodi isolati, ma di un meccanismo radicato, di “un sistema” viene spontaneo chiedersi come il tutto sia avvenuto all’insaputa dei vertici politici ed amministrativi, pertanto, il tutto merita di essere approfondito fino in fondo, senza zone d’ombra e senza protezioni”.

“Per questo motivo, desidero esprimere il mio più sincero plauso all’Autorità Giudiziaria, agli organi inquirenti e alla Polizia di Stato per il lavoro svolto con professionalità e determinazione. In una terra che troppo spesso ha conosciuto rassegnazione e sfiducia, vedere lo Stato intervenire con fermezza rappresenta un segnale importante per tutti i cittadini onesti. Rimane l’amarezza di dover per l’ennesima volta prendere atto che solo l’opera dell’Autorità Giudiziaria e delle Forze dell’Ordine riescono a rimettere ordine e il ristabilimento del rispetto della legge, opera, invece, che dovrebbe essere ad appannaggio esclusivo di chi preposto istituzionalmente alla bisogna”.

“Questa iniziativa non nasce da spirito polemico, ma da un preciso dovere civico, perché una città può rialzarsi soltanto quando la verità viene cercata senza paura, quando le responsabilità vengono accertate e quando le istituzioni dimostrano di saper meritare la fiducia dei cittadini. L’impegno assunto nei confronti della città di Reggio Calabria, come mio costume, è stato mantenuto. Adesso è il momento della verità”.