Reggina, Belardi: “adesso dovrebbero andare via tutti. Il 4° anno di D mi fa soffrire, ma la cosa che mi fa più male è un’altra”

Reggina, Emanuele Belardi torna a parlare dopo anni di silenzio e lo fa con un’intervista nel suo stile: senza peli sulla lingua, da cuore amaranto

È un Emanuele Belardi dispiaciuto, addolorato, quello che oggi torna a parlare dopo anni della sua amata Reggina. E lo fa ai microfoni di StrettoWeb dopo un silenzio carico di sofferenza, per i disastri sportivi della sua squadra del cuore e non solo. L’intervista inizia in modo inconsueto, con una sorta di domanda al contrario. Nel senso che è lui a farla a me. “Sai Peppe qual è la cosa che mi ha fatto più male di questi anni?”. La risposta è una confidenza antica, più volte esternatami dallo stesso Belardi in questi anni di chiacchierate a microfoni spenti. “Quando mi hanno etichettato come nemico della Reggina”. E qui Emanuele diventa un fiume in piena. “Ma secondo te, Emanuele Belardi, non so come dire, non voglio essere presuntuoso, ma credo di essere la storia della Reggina, posso mai essere contro la Reggina?”.

Emanuele Belardi – prosegue da Eboli la storica bandiera amaranto – è arrivato a Reggio Calabria a 14 anni, ha iniziato dai giovanissimi, poi gli allievi, la primavera, la serie B, la serie C, due promozioni in serie A, due spareggi in serie A, tante salvezze in serie A e in serie B, secondo te Emanuele Belardi può mai essere contro la Reggina? È la cosa che più mi ha fatto male in questi anni, perché hanno etichettato chiunque non la pensasse come loro come un nemico della Reggina. La realtà è un’altra: se tu vuoi bene ad una cosa, non devi essere accondiscendente sempre altrimenti le fai male. Se mio figlio va male a scuola o si comporta male, io se gli voglio bene devo essere severo e non accondiscendente: non posso certo dargli pacche sulla spalla e dirgli di continuare così. E in questi anni è giusto, per il bene della Reggina, dire che le cose non vanno. E io ho detto quello che penso. Poi ognuno ha la sua intelligenza e il modo di leggere le cose che vengono dette”.

emanuele belardi
foto Cufari / Ansa

Vedi Emanuele, in quella lista di nemici della Reggina ci siamo finiti in tanti in questi anni. Anche noi, nel nostro piccolo. Dicevano che saremmo saliti sul carro, e invece quando abbiamo pubblicato l’elenco dei nemici della Reggina per dimostrare che fossimo quelli che la amano di più, c’è stata la corsa di richieste a partecipare. Dicevano “ci vediamo a maggio” e ogni anno a maggio scompaiono, e sul carro salgono loro. Sull’altro, però. Quello dei critici che da tre anni ripetono ciò che poi si verifica sul campo, mentre altri lacchè blaterano di corazzate, lussi per la categoria, lungimiranza dirigenziale e favole da propaganda di regime.

Vedi, Peppe, io voglio essere il più obiettivo possibile. E fare finta che non fossi coinvolto tre anni fa con la squadra pronta per vincere subito. Faccio un reset mentale da tifoso della Reggina e per il primo anno gli do delle grandi attenuanti perché è vero che hanno iniziato tardi e da zero. La storia non si fa con i se e con i ma e non posso dire che noi avremmo vinto subito. Le altre squadre erano un po’ più avanti, certo tu sei sempre la Reggina, ma è vero che hanno dovuto rincorrere. Ma dal secondo anno in poi no, non c’è nessun alibi. Hanno cambiato in continuazione allenatori e calciatori, hanno mandato via i calciatori principali che avevano messo al centro del progetto, questo significa che non avevano le idee chiare. Lo scorso anno avevano chiuso bene la stagione con Trocini e poi d’estate hanno cambiato tutto, quando avevano promesso che sarebbero ripartiti da lì. Hanno preso Montalto, che però andava preso tre anni fa non quest’anno. Hanno preso Blondett che a Sorrento era il Ministro della Difesa, in serie C: è possibile che chiunque è arrivato a Reggio in questi anni diventava scarso e andava via? È possibile? Hanno avuto la fortuna, che ripeto è solo fortuna, di avere Barillà, Ragusa, Porcino, Adejo, solo perché vivono a Reggio, non perché li hanno ricoperti d’oro. Sono ragazzi che hanno una certa età e sono a fine carriera, a Reggio hanno la casa e la famiglia e questo è l’unico motivo per cui li hanno avuti in questi anni, e loro non ci hanno costruito nulla intorno. Hanno dimostrato di non avere alcun progetto”.

Vincere quest’anno, senza avversari, doveva essere una passeggiata. E invece sono riusciti ad arrivare persino terzi con 8 sconfitte, 6 pareggi, in un girone di serie D che sembrava di Eccellenza.

Quest’anno si era tutto allineato a pennello per poter vincere il campionato a mani basse, ma evidentemente hanno fatto i conti senza l’oste. Hanno perso punti con le piccole, che sono quelle partite in cui si vincono i campionati. È tutto l’insieme che ha lasciato dei punti interrogativi. Da tre anni fanno una squadra per vincere e poi cambiano sempre tutto… vuol dire che c’è qualcosa che non va ai vertici”.

E intanto così ci facciamo il 4° anno di serie D. Mai nella storia la Reggina era rimasta più di due anni nei Dilettanti, adesso siamo a quattro. Dati alla mano, è il momento più buio di oltre un Secolo di calcio a Reggio Calabria. Quanto ti fa male?

Fa tanto male, fa malissimo sapere che la Reggina, con quello stadio, con una curva piena, con una piccola scintilla che può riaccendere sempre l’entusiasmo, rimane in serie D per il 4° anno consecutivo. La Reggina non merita tutto questo, non meritava quello che è successo in passato ma non merita neanche di stare nei Dilettanti per 4 anni consecutivi, fa molto male ma non credo solo a me”.

Hai seguito l’indegna vicenda del ricorso sul Messina?

Sì, mi ha colpito molto l’atteggiamento della società. Ammesso e non concesso che il Messina avesse fatto questo illecito e che i regolamenti prevedessero la restituzione dei punti, perché spiattellare questo ricorso così, alla luce del sole, con tale enfasi proprio nelle ultime giornate di campionato? Per creare un alibi? Avrebbero dovuto fare il ricorso in silenzio, senza dire nulla, e affidarsi alla decisione del Tribunale. Per loro invece è stata una toppa da mettere alla mancata vittoria del campionato. E hanno fatto l’ennesima figuraccia. Speriamo che la Reggina possa uscire fuori da quest’inferno, ma vincendo sul campo e non con carte bollate e tribunali, perché la Reggina, la mia Reggina, i derby dello Stretto li ha vinti sempre sul campo dalla serie A alla serie C, negli spareggi, nelle partite decisive, sempre. Provare a rimediare ai fallimenti sul campo con presunti cavilli giudiziari è indegno”.

belardi reggina

Cosa succederà adesso?

Sento sempre parlare di società di calcio come aziende, ebbene quando in un’azienda le cose non vanno bene, bisogna cambiare. Non so se cambierà la proprietà, se rimarrà Ballarino o meno, ma di certo chi ha fallito sportivamente deve andare via. Nel calcio l’obiettivo più importante è quello sportivo, e se lo fallisci per così tanti anni devi avere la dignità di farti da parte”.

Di chi pensi sia la colpa?

Non è giusto dire che la colpa è di uno e non dell’altro, perché di fronte a questo disastro la colpa è di tutti. Quando le cose vanno bene, va bene tutto, ma le responsabilità vanno condivise anche nei fallimenti e ognuno deve assumersi le proprie. Adesso nella Reggina è arrivato il momento in cui chi ha operato e non è riuscito nell’obiettivo deve andare via”.

Mi sembra scontato che se arrivasse una nuova proprietà, andrebbero tutti via. Sarà un necessario tabula-rasa.  

Guarda, Peppe, io spero che possa arrivare qualche altra proprietà, magari grande, ricca, facoltosa, che investa nella Reggina ma che lo faccia per come merita la Reggina. Ma intanto il mio discorso è un altro: anche se rimane questa società, bisogna azzerare tutto comunque. È sotto gli occhi di tutto ciò che non è andato bene negli ultimi anni”.

Belardi

Capisco, non dai per scontato che Ballarino vada via.

No, quella è una speranza ma non contro Ballarino, bensì solo per l’arrivo di una nuova proprietà purché sia migliore”.

Sfondi una porta aperta, su StrettoWeb lo abbiamo già scritto. Che senso ha cambiare proprietà per fare gli stessi risultati? Ci servono nuovi Ballarini per illudere gli allocchi e poi fare come sta facendo Ballarino? Si parla tanto di trattative, di soldi, la città chiacchiera ma di vero c’è poco. Quello che abbiamo scritto su StrettoWeb è che chi prende la Reggina, deve investire almeno 10 milioni di euro nei primi 12 mesi di gestione. Se ha problemi a riconoscere a Ballarino centomila euro in meno o in più, può fare questo investimento? Che senso avrebbe? Può fare il bene della Reggina chi si arena in una trattativa per la cessione del club per quelli che – nel mondo del calcio – sono pochi spiccioli?

Sono assolutamente d’accordo. E bisogna considerare un’altra cosa. La Reggina, rispetto a tante altre società di serie D, ha delle strutture che costano molto di più rispetto a Nissa, Siracusa e altre piazze. C’è il Granillo, c’è il Sant’Agata, sono tutte spese in più rispetto ad investimenti di altre piazze del Dilettantismo. Chi prende la Reggina prende una società strutturata per aver già fatto la serie A, e quindi con spese molto più importanti per gli impianti e il contesto. Ci sono spese maggiori a Reggio, ecco perché cambiare Ballarino tanto per cambiare non serve a nulla. Alla Reggina serve un imprenditore che mette in preventivo che la Reggina non può fare la serie C per salvarsi, non bastano 7-8-10 milioni il primo anno. Servono subito, nei primissimi mesi, 3-4 milioni in serie D il primo anno per la struttura, scuola calcio, settore giovanile, stadio, centro sportivo, e ovviamente un campionato a vincere, e poi ancora più soldi per fare la serie C per poter provare a fare bene. Ovviamente i soldi non bastano, servono anche persone di calcio, persone che parlano calcio, e poi ovviamente serve una proprietà forte che può fare questo tipo di investimenti. Però Peppe, una cosa devo dirtela…”

Prego.

Ballarino non lo conosco, ma a volte mi ha dato l’impressione di essere il meno responsabile lì dentro. Se non la responsabilità di aver continuato ad insistere su personaggi che non gli hanno certo dato una mano”.

La nostra generazione si riteneva fortunata di aver vissuto gli anni d’oro della serie A. Oggi siamo al 4° anno di serie D: è il prezzo da pagare per aver vissuto quel decennio di paradiso?

No Peppe, la Reggina è sempre stata una realtà gagliarda e dignitosa nel calcio professionistico italiano, anche prima e dopo le stagioni in serie A. Siamo nel momento più brutto della storia e speriamo di poter tornare nel calcio che Reggio Calabria merita. E che non è certo questo”.

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