I No a tutto sono un po’ ovunque, in Italia. Ovunque nel senso che si insinuano “in mezzo” alle grandi opere. Sempre prima, ovviamente, perché poi stanno in silenzio. Il Ponte sullo Stretto non è ancora stato costruito, quindi questa è la fase in cui i Professoroni anti-progresso alimentano la loro propaganda contro lo sviluppo e la modernità. Scriviamo spesso, nei nostri articoli, che ci piacerebbe fotografare le loro facce quando ci passeranno sopra, magari entusiasti e sorridenti, mentre guardano i turisti scattare qualche foto, mentre vedono passare il treno grazie all’Alta Velocità, mentre vedono i pendolari sorridenti perché non dovranno imprecare per attendere ore sotto il sole agli imbarchi.
Ecco, per il momento è possibile solo immaginarle, queste facce. Sullo Stretto, però. Perché se vogliamo un esempio pratico, identico, basta percorrere diversi chilometri a nord, a Venezia, per vedere le facce dei No Mose. Ma a patto che ci siano, che si vedano, che si facciano vedere. Perché dopo la realizzazione, dopo le battaglie anche legali e le proteste, dopo aver riscontrato i grossi benefici dell’opera, sono scomparsi, si sono zittiti, si sono nascosti, hanno smesso di parlare.
A sbugiardarli, nel corso del suo programma “10 minuti”, su Rete 4, è il giornalista Nicola Porro, che ha intervistato Roberto Rossetto, Presidente dell’Autorità della Laguna di Venezia. “Abbiamo criticato una grandissima opera come il MOSE. E’ il simbolo di una Italia che si vuole fare male da sola. Prima sono tutti bravi a criticare, ma dopo…” ha detto Porro mostrando un’immagine che raffigura alcune frasi di Cacciari, Saviano, Grillo e Bonelli che ne parlavano male tra il 2016 e il 2021.
Rossetto, con pochi semplici numeri, ha smontato anni di benaltrismo e no allo sviluppo: “abbiamo alzato le paratie 154 volte in questi cinque anni e mezzo. Abbiamo fatto una stima tra danni e spese. Grazie al MOSE l’Italia ha evitato danni per 3,3 miliardi di anni“. Già basterebbe questo, potremmo chiuderla qua. “Il MOSE è la più grande opera per i cambiamenti climatici che funziona, solo per questo dovremmo essere orgogliosi. La città vive come se l’acqua fosse sempre della stessa quota. Abbiamo avuto 24 giorni di alta marea e di sessa che ha fatto chiudere consecutivamente il MOSE venti giorni” ha aggiunto.
“Ci sono 100-120 persone che ci lavorano al momento dell’alzata delle paratie” ha detto ancora Rossetto, svelando anche i numeri sui lavoratori. Questa opera dà lavoro a tutte queste persone. E quando Porro gli chiede se c’è qualcuno che dopo questi risultati del MOSE lo critica ancora così violentemente come in passato, Rossetto risponde “No. I critici del passato dicono che il MOSE non è sufficiente, che ci vuole un’evoluzione”. Ed è assurdo che quei no di prima oggi chiedano addirittura un’evoluzione, ma “quando le cose funzionano poi ci si abitua. Il no è più semplice da gestire, è una negazione al fare, il sì è un’assunzione di responsabilità” la riflessione di Rossetto.


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