Dopo una stagione intensa e ricca di sfide, la Campese conquista con merito una salvezza anticipata nel campionato di Prima Categoria. Un traguardo importante, frutto di lavoro, sacrificio e unità di intenti. A raccontare il percorso della squadra è il direttore sportivo Alfredo Carrozza, protagonista di un’annata vissuta tra soddisfazioni sportive e momenti personali difficili, sempre con grande senso di responsabilità e appartenenza.
Quando hai iniziato la tua esperienza alla Campese, che ambiente hai trovato?
“Ho trovato una realtà con grande voglia di riscatto. Venivamo da anni difficili, quindi era fondamentale riportare serenità e stabilità”.
La salvezza anticipata è un traguardo importante. Quanto conta per voi?
“È la dimostrazione del lavoro fatto tutti insieme. Fin da subito ho avuto sensazioni positive, soprattutto grazie al lavoro del mister e alla presenza di un gruppo di veterani che conoscono bene l’ambiente e sanno cosa significa indossare questa maglia”.
Hai sempre creduto nel raggiungimento dell’obiettivo?
“Sì, dentro di me ero convinto che fosse possibile, anche in anticipo, a patto di trovare continuità. I risultati sono sempre frutto di un lavoro di squadra”.
Quali sono stati i fattori chiave della stagione?
“Il mister è stato il punto di riferimento, dando identità e organizzazione. I veterani, invece, hanno avuto un ruolo fondamentale nello spogliatoio, soprattutto nei momenti più delicati».
Ci sono stati momenti difficili durante la stagione?
“Sicuramente sì, soprattutto quando i risultati non arrivavano con continuità. In quei momenti è stato determinante il lavoro del mister, che non ha mai fatto perdere la direzione alla squadra, e l’esperienza dei veterani, che hanno tenuto unito il gruppo».
Cosa ha fatto davvero la differenza?
“La mentalità, lo spirito di sacrificio e la capacità di restare compatti fino alla fine”.
A livello personale, che stagione è stata per te?
“Durante la stagione è venuto a mancare mio padre, una perdita enorme che ha colpito profondamente me e mio fratello, prima ancora che come professionisti, come persone. In quel periodo il calcio è stato fondamentale: ci ha dato una routine e ci ha aiutato ad andare avanti giorno dopo giorno”.
Quanto è stato importante il supporto della squadra e della società?
“Tantissimo. Ci sono stati molto vicini, abbiamo sentito affetto e rispetto, e questo ci ha dato forza nei momenti più difficili”.
Cosa ti lascia questo gruppo?
“Questo gruppo per me è stato essenziale: mi ha fatto sentire meno solo e mi ha ricordato quanto sia importante sostenersi a vicenda, dentro e fuori dal campo”.


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