“Premier Time“, 90 minuti di botta e risposta per Giorgia Meloni in Senato nel confronto odierno con i partiti. Fisco, lavoro, piano casa e salari i temi caldi, ma anche una particolare attenzione al Sud Italia. Banchi del governo al completo nell’Aula. Accanto al Presidente del Consiglio, invece, siedono i ministri Luca Ciriani, Roberto Calderoli, Paolo Zangrillo, Anna Maria Bernini, Alessandro Giuli, Orazio Schillaci, Maria Elisabetta Casellati, Carlo Nordio, Eugenia Roccella e Adolfo Urso. Presente in Aula anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Apertura ‘conciliante’ verso Carlo Calenda sulla cabina di regia condivisa. Entro l’estate ok “alla legge delega per i decreti attuativi” relativi alla ripresa del nucleare in Italia. Poi le repliche punto su punto al Pd, che le sottopone oltre venti temi, tanti quanto bastano a far dire alla leader di FdI “siamo nel quizzone finale di un gioco a premi immagino“.
L’attacco al M5s sull’evergreen del superbonus. Qualche scintilla con Matteo Renzi, che ironizza sul governo paragonato alla “Famiglia Addams”. Clima piuttosto pepato, tanto che il presidente La Russa è costretto più di una volta a usare il fischietto per invitare a tenere bassi i toni di chi rumoreggia in Aula.
Cabina di regia e apertura alle opposizioni
“Siamo di fronte a un quadro economico e internazionale particolarmente complesso e le tensioni geopolitiche incideranno come già stanno incidendo, sulla crescita, sull’energia sulla competitività delle imprese sul potere di acquisto delle famiglie. In un momento che facile non è, dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia“, dice Meloni al leader di Azione, Carlo Calenda, il primo a intervenire in Aula che le chiede di aprire “una cabina di regia” per dare soluzione condivisa tra tutte le forze ai tanti dossier aperti.
“Le porte del governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte“, dice il capo del governo. “Quanto alla proposta di una Cabina di Regia, io sarei anche disponibile. Le devo ricordare che quando, finora, abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso, la risposta da parte della stragrande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità“, conclude, assicurando che da parte sua “non c’è nessuna volontà di organizzare delle passerelle“.
Scintille con Matteo Renzi
Toni, decisamente, meno concilianti quelli usati verso il leader di Italia Viva, Matteo Renzi che ha descritto il premier come “sedotta e abbandonata da Trump“, evocando “il ginecologo alla Corte dei conti“. Da Renzi anche una battuta sulla somiglianza del governo con la Famiglia Addams.
“Si invoca” di continuo “la presenza del presidente del Consiglio in Aula e, al netto di accuse e insulti, c’è sempre oggettivamente poco di cui parlare“, replica stizzita Meloni che rivendica la stabilità dell’esecutivo, definito strumento fondamentale che permette di realizzare una visione di lungo periodo. “Quello che noi intendiamo fare in questo ultimo anno di governo è continuare una strategia che abbiamo messo in campo“. Interventi a favore di lavoratori, imprese e famiglie. “Oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi” con il Pnrr “e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 marzo 2026 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro“, dice applaudita dalla maggioranza.
No al salario minimo
Meloni respinge le accuse sulla perdita del potere d’acquisto, attribuendo il calo strutturale dei salari reali al biennio 2021-2022 e rivendicando una ripresa della crescita salariale superiore all’inflazione sotto l’attuale esecutivo. La strategia si concentra sul taglio del costo del lavoro e sullo stanziamento di oltre 20 miliardi di euro per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego.
La proposta delle opposizioni sul salario minimo legale viene bocciata, poiché si rischia il paradosso di soglia al ribasso per i lavoratori. Meloni parla di “salario giusto” legato ai contratti collettivi nazionali più rappresentativi. “Siamo partiti da qui, ci abbiamo lavorato, e i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione“. “Un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26 mila euro annui oggi può avere tra i 1.500 e i 2.400 euro in più all’anno rispetto al passato“, assicura. “Noi crediamo che i salari vadano aumentati rafforzando la contrattazione, perché è lì che si difendono i diritti dei lavoratori“. dice.
Poi, incalzata dal dem Boccia che l’accusa di essere lontana dai bisogni della gente, di non andare nei supermercati per toccare con mano l’impennata dei prezzi risponde: “sono andato a fare la spesa l’ultima volta al supermercato sabato scorso, se vuole può andare a chiedere. Per cui guardi, non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare la mia vita normale, proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose e quello che capisco è che anche che intorno a questo governo c’è ancora tanto, tanto affetto, dopo quattro anni, e anche questo qualcosa significherà“, dice nel passaggio più applaudito dalla maggioranza in Aula.
Tasse alzate, sì… per le banche
Meloni afferma che le uniche tasse alzate dal suo governo sono quelle alle “banche, alle assicurazioni e alle società energetiche“. Dal capo del governo vengono ricordate, una dietro l’altra, una serie di misure per alleggerire il carico fiscale: “Riforma fiscale, riduzione delle aliquote Irpef, taglio del cuneo, estensione del regime forfettario per gli autonomi, detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali, è quello che abbiamo fatto. Questo governo ha recuperato circa 100 miliardi di euro in tre anni” dall’evasione fiscale e questo “significa più soldi che entrano allo Stato. La nostra priorità resta sostenere chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questa Nazione, e non chi vive di rendita o privilegi“, conclude.
L’attenzione al Sud: 55 miliardi in 2 anni
Meloni rivendica il superamento della logica assistenziale basata sui sussidi finora prevalente nel Meridione, a favore di una strategia incentrata su investimenti, infrastrutture, lavoro e forte semplificazione burocratica. La Zes Unica ha permesso lo sblocco di oltre 1300 investimenti per un valore complessivo di circa 55 miliardi di euro in due anni, supportata dall’istituzione di una Cabina di regia per il Piano Strategico per il Sud. “Per noi il Mezzogiorno non è un problema da risolvere, semmai una grande opportunità da cogliere. Anche per questo il governo ha istituito una Cabina di regia con il compito di elaborare un Piano Strategico per il Sud, e anche per coordinare i molti interventi“, aggiunge.
“Abbiamo stanziato quasi un miliardo di euro per rinnovare gli incentivi occupazionali, e quegli incentivi vanno soprattutto a giovani under 35, a donne e a lavoratori all’interno della Zes Unica. Mezzo milione di persone al Sud ha trovato un lavoro in questi tre anni e mezzo, dall’inizio del mandato di questo governo“.
Casa bene fondamentale
Sul piano Casa, cavallo di battaglia della Lega, che la invita a riparlarne per bocca del capogruppo Romeo, Meloni ribadisce l’importanza di quanto varato in cdm, definendo la casa “un bene fondamentale e non un lusso“. “Uno Stato giusto deve fare sostanzialmente tre cose: aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare; sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato; difendere i cittadini dalle occupazioni abusive“.


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