Paolone De Stefano, detto Paolone, detto Gas è l’uomo del momento. Viralissimo sui social, esilarante sulla tv nazionale, invitato in radio, oggetto di post, articoli, interviste e presente in un’infinità di selfie e storie del mondo del web. Una popolarità pazzesca che potrà convertire in follower e nuovi clienti per il suo negozio, tra coloro che hanno necessità di una bombola di gas. Chissà, forse anche in una manciata di voti in più. Fin qui l’argomento è stato trattato con goliardia, con simpatia, come una delle tante candidature di colore che infestano le elezioni comunali di ogni città e Paese. Adesso però, la narrazione ha il dovere di farsi più seria.
Nell’intervista a “La Zanzara” che sta circolando ovunque a partire dalla serata di ieri, sono venute fuori delle dichiarazioni che non possono essere derubricate come ‘divertenti’ o ‘di poco conto’. E il giudizio non è di StrettoWeb. Il giudizio è, e deve essere, quello della sinistra.
Paolone a “La Zanzara”: l’intervista virale e le frasi shock
Intervistato da Giuseppe Cruciani, Paolone ha dimostrato la sua inadeguatezza al ruolo che vorrebbe svolgere. Sia chiaro, non è una questione personale ma si tratta di un problema politico, perchè la politica è una cosa seria e se in questa città continuiamo a toccare il fondo è perchè c’è gente che questa cosa non l’ha capita. E poi se ne lamenta. Non può entrare a Palazzo San Giorgio, ma ancor prima, non dovrebbe neanche poter ambire a farlo una persona che giudica “contronatura” gli omosessuali, che ‘tifa’ per Putin nella guerra di aggressione contro l’Ucraina, che disconosce i principali ministri del governo e ignora chi sia Netanyahu.
E sulle lacune in cultura generale si potrebbe anche chiudere un occhio, non avendo avuto in ambito cittadino (e anche nazionale) grandi intellettuali e pozzi di scienza, sulle altre affermazioni non si può fare finta di niente. Soprattutto, quando a pronunciarle è un candidato in Consiglio Comunale per il centrosinistra, la fazione politica dei censori morali, quelli del genitore 1 e genitore 2 contro la famiglia tradizionale; quelli delle nazifemministe che chiamano misogino chi usa correttamente l’italiano al posto di mettere asterischi, schwa e chiamare un assessore donna “assessore” e non “assessorA”; quelli del fascismo ovunque.
Schlein e Conte cosa ne pensano di Paolone?
Il caso è ormai nazionale e non può più essere ignorato dalla stessa sinistra. Nella lista civica Reset che appoggia Mimmetto Battaglia, candidato sindaco del Partito Democratico, una lista che è diretta espressione della voce, della volontà e dello spirito divino di Giuseppe Falcomatà, sindaco uscente del PD e attuale consigliere regionale di minoranza che sta infiammando la campagna elettorale del centrosinistra, troviamo un candidato che pronuncia frasi razziste e omofobe, che si definisce filoputiniano e che apprezza ‘fifty-fifty’ Mussolini. E la sinistra reggina spera, magari, di guadagnarci pure qualche voto dalla sua popolarità, in maniera, francamente, becera.
La domanda sorge spontanea ed è di carattere nazionale: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli cosa ne pensano di Paolone detto Gas?
Elly Schlein, segretario nazionale del PD, principale partito di opposizione, bisessuale dichiarata, che verrà a Reggio Calabria per sostenere la candidatura di Battaglia, cosa ne pensa di un candidato di una lista di centrosinistra che definisce “contronatura” gli omosessuali? Che dice espressamente che gli fanno “schifo”?
Giuseppe Conte è contento di condividere il campo largo con una persona che pensa che Mussolini abbia fatto cose buone al 50%? Fratoianni e Bonelli cosa ne pensano della generalizzazione razzista delle “prostitute nere“?
Con quale coraggio la sinistra candida quello che definirebbe omofobo, razzista, filoputiniano e neofascista? E quali sono le responsabilità di Falcomatà, che lo ha selezionato proprio per la sua personale lista civica a sostegno del Partito Democratico?
E se ci fosse di mezzo Cannizzaro…
Nel PD reggino c’è un cortocircuito pazzesco che non può essere ignorato dalla politica nazionale. Falcomatà, oltre a essere un pessimo amministratore che ha portato Reggio Calabria ai bassifondi di tutte le classifiche nazionali di qualità della vita in 12 anni a Palazzo San Giorgio (e anche questo viene pubblicamente sostenuto da Paolone De Stefano detto gas!), si è dimostrato anche un politico di livello ancor più infimo imbarazzando l’intera sinistra italiana inserendo nella propria lista un personaggio del genere.
Parliamo di un partito che si batte per il DDL Zan, che scende in piazza con le bandierine arcobaleno dipinte in faccia, che partecipa ai gay pride e poi ha un candidato in Consiglio Comunale a Reggio Calabria che parla di “omosessuali contronatura“.
Un partito che definisce gli immigrati irregolari ‘risorse’, che ha applaudito al processo Open Arms contro Salvini (assolto), e che ha un candidato in Consiglio Comunale a Reggio Calabria che parla di “prostitute nere in strada“.
Un partito che ha “fascismo” come parola jolly per denigrare qualsiasi persona non la pensi allo stesso modo, soprattutto i propri avversari politici, e ha un candidato in Consiglio Comunale a Reggio Calabria che apprezza “fifty-fifty” l’operato di Mussolini.
Un partito che sventola la bandiera della pace e ha un candidato in Consiglio Comunale a Reggio Calabria che fa il tifo per Putin.
Siamo all’apice dell’ipocrisia. La campagna elettorale della sinistra, fin qui, si è basata sulla citazione fatta alla Madonna da parte del candidato del centrodestra, come fosse qualcosa di inaccettabile. E ora gli è esplosa questa bomba in mano.
Pensate se fosse stato a parti invertite. Pensate se fosse stato un candidato di una lista di Cannizzaro a dire le stesse cose. Apriti cielo. La sinistra reggina avrebbe fatto una guerra mediatica da far impallidire pure Donald Trump. Schlein e Conte avrebbero mandato l’ANPI a prendere possesso di Reggio Calabria al grido di “Bella Ciao” annullando le elezioni e permettendo a Battaglia di diventare sindaco a vita.
Avrebbero chiesto tutti la testa di Cannizzaro, magari anche quella di Occhiuto. Meloni, Salvini, Tajani sarebbero dovuti correre ai ripari in imbarazzo, attaccati dall’Opposizione. Report sarebbe sul Corso Garibaldi H24 insieme al Fatto Quotidiano e Repubblica. Lorenzo Tosa farebbe 37 post al giorno sulla vicenda. Artisti e intellettuali vicini alla comunità LGBT e a quella black si definirebbero inorriditi nelle loro proteste monetizzabili sui social.
Perché non può esistere un candidato in Consiglio Comunale che è omofobo, razzista, filoputiniano e neofascista. Invece esiste, e a Reggio Calabria è pure candidato con la sinistra per volontà di Giuseppe Falcomatà.
