Occhiuto: “Vannacci in coalizione sarebbe una mutazione genetica. Congresso di Forza Italia? Non mi candido”

Il governatore “gongola” per l’esito dei voti nei comuni, citando in particolare Reggio Calabria e Crotone

Il governatore della Calabria e vice segretario di Forza Italia, Roberto Occhiuto, intervistato da Lorenzo De Cicco per “La Repubblica”, rilancia il ruolo moderato degli azzurri, rivendica il risultato delle amministrative e avverte la coalizione: priorità all’economia, meno centralità alla legge elettorale e nessuno spazio a Vannacci.

Occhiuto: il messaggio al centrodestra su Vannacci

La notizia politicamente più netta arriva dal perimetro della futura coalizione di centrodestra. Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vice segretario di Forza Italia, non usa giri di parole sul possibile ingresso di Vannacci nell’alleanza: “la legge elettorale? Bene se dà stabilità, ma parliamo più di economia. E le preferenze non siano un totem. Vannacci? Non entri in coalizione, per il centrodestra sarebbe una mutazione genetica”. Da dirigente nazionale azzurro, il governatore indica una rotta precisa: allargare verso liberali e riformisti, non inseguire posizioni estreme. Il concetto viene ribadito con una formula destinata a pesare nel dibattito interno alla coalizione: servono meno estremismi di destra e più identità liberale, perché, dice Occhiuto, “sugli estremisti di destra, che non ci servono, meglio l’estremismo liberale”.

Il governatore “gongola” per l’esito dei voti nei comuni, citando in particolare Reggio Calabria e Crotone

Occhiuto arriva al confronto forte dei risultati delle amministrative in Calabria. Il governatore “gongola” per l’esito dei voti nei comuni, citando in particolare Reggio Calabria e Crotone: “non solo per Francesco Cannizzaro a Reggio, anche per Crotone, 62% al primo turno”.

Alla domanda su quale dato emerga dalle ultime elezioni comunali, Occhiuto respinge l’idea che il voto locale possa essere letto come un test diretto sul governo nazionale. “Che non era un test per il governo Meloni. Se lo fosse stato, direi test superato. La verità è che il voto ai partiti e nelle città non è sovrapponibile ai referendum. Nel centrodestra, lo ammetto, qualcuno si era depresso, le amministrative sono state un balsamo, hanno riportato ottimismo in vista delle Politiche. Immagino una campagna elettorale tra Meloni e Schlein. E Meloni, a mio avviso, è molto più performante, come si è già visto, mentre Schlein non avrebbe il voto di tanti riformisti. Ecco, il compito di FI è questo: attrarre liberali e riformisti che non si sentono rappresentati da un campo largo dove l’egemonia degli estremi è evidente”, rimarca.

Forza Italia, la missione: attrarre liberali e riformisti

Nel ragionamento di Occhiuto, Forza Italia deve recuperare e attualizzare la sua vocazione originaria. Il riferimento è alla stagione della nascita del partito, all’intuizione di Berlusconi e alla capacità di raccogliere consenso tra mondi politici diversi, compresi i socialisti riformisti. Alla domanda su cosa debba cambiare Forza Italia per diventare più attrattiva verso questo pezzo di elettorato, il governatore risponde: “FI quando è nata, grazie all’intuizione di Berlusconi, ha preso i voti di tanti socialisti riformisti. Oggi dovremmo attualizzare quella missione, essere il partito del centrodestra che porta avanti ideali più garantisti e liberali. La competizione con il centrosinistra si gioca lì. Anche perché loro hanno abbandonato questi elettori”.

Nessuna candidatura al congresso, ma il ruolo di stimolo resta

Occhiuto chiarisce anche il suo futuro nel partito. Alla domanda su una possibile candidatura al congresso di Forza Italia, la risposta è netta: “no. Sono stato rieletto in Calabria poco fa, però voglio essere uno stimolo, come ho fatto quando ho sollevato la questione dell’illegittimità contro il decreto del governo sugli ncc. O contro riforme che non vanno scritte sotto dettatura delle corporazioni”. Il governatore rivendica quindi un ruolo politico interno, non necessariamente congressuale, ma di pressione e orientamento sulle scelte del partito e del governo. Nel suo intervento compaiono due temi centrali: la critica alle riforme costruite “sotto dettatura delle corporazioni” e il richiamo alla necessità di mantenere una linea coerente con l’identità liberale azzurra.

Legge elettorale, stabilità sì ma l’economia resta prioritaria

Sul dossier della legge elettorale, Occhiuto adotta una posizione favorevole alla stabilità, ma mette in guardia dal rischio di concentrare il confronto politico su regole e formule invece che sui problemi concreti del Paese. Alla domanda se gli piaccia questa legge elettorale, risponde: “se i cittadini sapranno la notte del voto chi governa per 5 anni è positiva. Ma sono preoccupato se il dibattito politico si concentra più sulla legge elettorale che sull’economia”. Il punto, per Occhiuto, non è soltanto tecnico. La stabilità di governo è un obiettivo positivo, ma non deve oscurare il tema dell’economia, che il governatore considera più urgente e più rilevante per i cittadini. È una presa di posizione che sposta l’attenzione dal dibattito parlamentare sulle regole del voto alla sostanza dell’agenda politica.

Preferenze, l’avvertimento a FdI: “non devono essere un totem”

Nel confronto sulla riforma elettorale emerge anche il tema delle preferenze, care a Fratelli d’Italia. Occhiuto non le boccia in assoluto, ma contesta l’idea che siano automaticamente uno strumento di miglioramento della qualità della classe politica. “Non devono essere un totem. Non le enfatizzo come strumento per migliorare la classe politica. In tanti consigli regionali ho visto campioni di preferenze che non sono campioni d’innovazione. Un bravo economista o un costituzionalista difficilmente potrebbe entrare in Parlamento così“, sottolinea.

Rosatellum e coalizione: Forza Italia resta nel centrodestra tradizionale

Un altro passaggio riguarda il Rosatellum e il timore di un possibile pareggio nel caso in cui resti l’attuale sistema. Alla domanda se qualcuno in Forza Italia apprezzi questa ipotesi, Occhiuto esclude spostamenti o ambiguità di collocazione. “Non lo vedo possibile, il posto di FI è quello che ha scelto il fondatore del centrodestra, Berlusconi: appunto, nel centrodestra. Chiaramente il centrodestra tradizionale…“, puntualizza Occhiuto. Il riferimento a Berlusconi serve a ribadire la continuità della scelta di campo di Forza Italia. Ma l’espressione “centrodestra tradizionale” introduce anche il punto successivo: il confine politico rispetto a esperienze considerate troppo distanti dall’identità moderata e liberale del partito.

Vannacci, la linea rossa di Occhiuto

Quando l’intervista arriva esplicitamente a Vannacci, Occhiuto lascia formalmente la decisione ai leader della coalizione, ma esprime una valutazione politica durissima. Alla domanda se ci sia posto per lui in coalizione, risponde: “deciderà Meloni con Salvini e Tajani. La mia opinione è che con Vannacci sarebbe una mutazione genetica, le sue idee non hanno trovato cittadinanza nemmeno nella Lega, che non è il partito più moderato tra noi. Certo, ha uno spazio, quello dei populisti, ma sarebbe molto più grande se fosse nella coalizione. Non sarebbe una campagna elettorale semplice, ogni giorno il tema sarebbe cosa ha detto Vannacci e noi a rincorrere. Dovremmo invece approfittare del fatto che a guidare il centrosinistra c’è una leader sì giovane, che ha mostrato di poter unire il Pd, ma non è vista come moderata”.

Marina Berlusconi e il peso del brand Berlusconi

Nell’intervista c’è spazio anche per Marina Berlusconi e per il ruolo che il nome Berlusconi continua ad avere nella vita politica di Forza Italia. Occhiuto sottolinea la forza simbolica e mediatica del “brand”, ma esclude una discesa in campo. “Fa notizia sempre, anche quando non parla. Significa che il brand Berlusconi è ancora importante, soprattutto quando è uno stimolo ad aprire il partito su posizioni più moderne. Ma sono sicuro che non scenderà in campo. Un peccato“, afferma Occhiuto.

Tajani, la leadership e il futuro degli azzurri

L’ultima parte dell’intervista guarda al futuro della leadership azzurra dopo le politiche. Alla domanda se sarà tempo di un nuovo leader per Forza Italia, Occhiuto riconosce il ruolo svolto da Antonio Tajani nella fase successiva alla morte di Berlusconi. “Tajani ha avuto il merito di tenere in vita il partito dopo la scomparsa di Berlusconi. Deciderà lui quando aprire il confronto sul futuro del movimento. Intanto cerchiamo di vincere”, prosegue Occhiuto.