L’Associazione Culturale “Tre Quartieri” denuncia il rischio di trasferimento dell’Archivio di Stato da Reggio Calabria a Cosenza

Un grave attacco alla cultura e alla memoria storica della città: l’associazione chiede azioni immediate per fermare lo smantellamento culturale

“L’Associazione Culturale “Tre Quartieri” denuncia con forza e senza mezzi termini l’ennesimo tentativo di svuotare Reggio Calabria delle sue istituzioni culturali. Dopo il trasferimento del Seminario Arcivescovile a Catanzaro, oggi assistiamo increduli all’ipotesi – gravissima e inaccettabile – di spostare l’Archivio di Stato da Reggio Calabria a Cosenza. Un atto che rappresenterebbe l’ennesimo schiaffo alla storia, alla dignità e al futuro della nostra città. Si sta consumando sotto gli occhi di tutti un vero e proprio smantellamento culturale. Si portano via presidi fondamentali per studiosi, studenti e cittadini, si cancella la memoria storica custodita in documenti unici, si indebolisce deliberatamente il ruolo di Reggio Calabria nel panorama regionale. Ci chiediamo: è incompetenza o esiste un preciso disegno politico per desertificare culturalmente la città? Perché Reggio Calabria deve continuare a pagare il prezzo di scelte incomprensibili e penalizzanti? Di questo passo, non resta che attendere che vengano portati via anche i Bronzi di Riace, simbolo universale della nostra identità. Sarebbe il colmo, ma purtroppo non più impensabile”. Lo afferma in una nota il Presidente dell’Associazione Culturale “Tre Quartieri” Oreste Pennestrì.

“L’Associazione “Tre Quartieri” non intende restare in silenzio. Serve una reazione immediata, forte, popolare. Serve una protesta vera, capace di fermare questa deriva. Reggio Calabria non è una città di serie B. È una delle realtà più antiche e prestigiose della regione e merita rispetto, non spoliazioni continue. Chi rappresenta questo territorio ha il dovere di intervenire subito. Il silenzio, a questo punto, equivale a complicità. Noi diciamo con chiarezza: l’Archivio di Stato non si tocca. Esistono soluzioni alternative, esistono spazi, esistono possibilità per mantenerlo a Reggio Calabria. Basta volerlo. Questa città non può e non deve essere ulteriormente umiliata. Il tempo delle parole è finito. Ora servono azioni”.