La vicenda del depuratore di Ravagnese è ormai una “ferita aperta” per la città, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica, sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini. Situato vicino a un’area urbana che ospita circa 25.000 residenti e al nuovo terminal dell’Aeroporto “Tito Minniti”, l’impianto da anni causa disagi che non possono più essere ignorati. La situazione richiede “chiarezza, responsabilità e scelte nette da parte delle istituzioni”, come sottolinea il movimento civico La Strada.
Secondo il movimento civico, il depuratore deve essere trasferito in una nuova posizione, lontana dalle aree abitate. Il movimento chiede di “individuare soluzioni compatibili con le esigenze ambientali, urbanistiche e sanitarie della città” e di “evitare ulteriori criticità rispetto alle possibili collocazioni alternative”. La proposta include la bonifica dell’area e la sua rigenerazione “in chiave green”.
“Non è accettabile che interi quartieri continuino a sopportare il peso di una pianificazione sbagliata e dell’assenza di una visione amministrativa di lungo periodo”, dichiarano i membri del movimento. A tal proposito, il rischio di spendere 52 milioni di euro per “consolidare un’infrastruttura ad altissimo impatto ecologico e sanitario”, che rimarrebbe in loco per almeno altri trent’anni, sarebbe “condannare un quartiere, la sua aria, il suo suolo e le sue acque a un’emergenza ambientale permanente”. Il divieto di balneazione nel tratto “Ravagnese Sabbie Bianche” è uno dei segnali tangibili di tale emergenza.
Inoltre, La Strada ha posto con forza una questione politica e istituzionale di grande rilevanza: la necessità che il Comune di Reggio Calabria si costituisca parte civile nei procedimenti legali legati alle responsabilità e ai danni causati dalla gestione del sistema depurativo di Ravagnese. La richiesta è chiara: il Comune ha il dovere di “difendere concretamente gli interessi dei cittadini”.
“Per troppo tempo su Ravagnese si sono accumulati ritardi, inefficienze e mancanza di programmazione”, affermano dal movimento, chiedendo un’azione “trasparente e determinata” che faccia luce sulla situazione dell’impianto. Serve, secondo loro, un sistema di depurazione “efficiente, rispettoso della dignità dei residenti e conforme alle norme relative alla distanza dagli insediamenti abitati”. Il movimento conclude il suo appello sottolineando che la “tutela dell’ambiente e della salute pubblica deve diventare una priorità amministrativa concreta”. Secondo La Strada, Reggio Calabria ha il diritto a “infrastrutture moderne, controlli rigorosi e una pianificazione urbana che metta al centro il benessere delle persone e il futuro sostenibile del territorio”.


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