“Il silenzio delle istituzioni e il prezzo del merito”: la denuncia dell’imprenditore calabrese Fabiano Palamara

Imprenditore calabrese accusa il mancato riscontro da parte delle istituzioni alle sue proposte di sviluppo, evidenziando la cultura del clientelismo che impedisce il cambiamento

PEC, mail tracciate, telefonate reiterate per mesi: nessuna risposta da candidato a Sindaco, Presidente di Regione, Prefetto. Un imprenditore calabrese (con un percorso di eccellenza e un prezzo pagato che pochi conoscono) propone progetti sociali/imprenditoriali. Il risultato è univoco: silenzio totale. A esporsi è Fabiano Palamara, che negli anni ha promosso numerose iniziative imprenditoriali e sociali. Tra queste, l’azienda Develpack: selezionata nel 2006 da Unioncamere e Ambrosetti quale azienda più innovativa d’Italia, premiata con tre Oscar dell’Imballaggio, uno dei quali mondiale, e titolare di quindici brevetti, con un’operatività 7/24. Un’eccellenza calabrese riconosciuta a livello internazionale.

Quella stessa azienda è stata “distrutta” da una verifica di alcuni militari della Guardia di Finanza conclusasi con l’archiviazione di tutte e otto le contestazioni. Il giudice scrisse: “non si ravvisa nemmeno la mera difformità amministrativa“. Quali siano state le motivazioni reali di quella verifica resta una domanda aperta. Prima che il verdetto arrivasse, però, il blocco dell’erogazione finale da 970.000 euro aveva già avuto i suoi effetti: personale licenziato, Palamara costretto a operare sui macchinari in prima persona per compensare la mancanza di tecnici in produzione. Una situazione divenuta precaria che gli comporta, nel marzo 2011, la perdita di un braccio durante il settaggio di una pressa. Questa è una piccola parte della storia del mittente, fatta di meriti, di perseveranza, di indifferenza e/o ingiustizie subite da parte delle istituzioni. E’ stata riportata, in particolare per motivare il sottotitolo di questo comunicato.

Gli ultimi fatti

Tra luglio 2025 e aprile 2026, Palamara ha presentato proposte concrete di sviluppo economico e sociale a tre interlocutori istituzionali di primo piano in Calabria. Tutte le comunicazioni sono documentate: PEC, mail ordinarie con ricevuta di lettura.

1. Candidato a sindaco di Reggio Calabria. Proposte di rigenerazione urbana in un quartiere altamente degradato e recupero di una struttura abbandonata, entrambe a carico di privati e quindi a costo zero per le istituzioni. Tre mail inviate tra marzo ed aprile 2026. Conferme di lettura ricevute. Nessuna risposta.

2. Presidente della Regione Calabria. Iniziativa turistica e abitativa per utenza nazionale e internazionale oltre alla rigenerazione di un immobile regionale abbandonato. Contatti da febbraio ad aprile 2026, coinvolta anche la segreteria e una collaboratrice diretta del Presidente.
Due PEC e successive e-mail ordinarie, reiterate per oltre due mesi. Nessun riscontro.

3. Prefetto di Reggio Calabria. Richiesta di confronto istituzionale su una policy pubblica a tutela degli investitori privati. Tema cruciale per un territorio già penalizzato da percezione di insicurezza e inefficienza amministrativa. Tre e-mail tra luglio 2025 e marzo 2026, due delle quali all’indirizzo diretto del Prefetto. Nessun seguito.

Il contesto

Le domande che emergono sono semplici e richiedono risposte:

• se proposte documentate, concrete non ottengono risposta, a chi viene dato seguito?
• gli stessi interlocutori avrebbero risposto se il mittente si fosse presentato attraverso i canali informali “giusti”?
• il silenzio stesso, di chi potrebbe contrastare la “solita logica” e non lo fa, non alimenta la cultura clientelare/corruttiva che dichiara di voler combattere?

Non è moralismo. È aritmetica: per ogni volta che si salta la “fila”, si viene saltati novantanove volte. Ciò rende vittime del sistema gli stessi che ne promuovono i meccanismi. E la collettività paga ogni volta, senza eccezioni.

La posizione

Chissà quanti cittadini si sono trovati a fare una scelta obbligata“, dichiara Palamara. “Convertirsi alla logica dello scambio, oppure continuare a godere della propria libertà accettando l’amarezza di non aver potuto dare il contributo che avrebbero voluto riservare al territorio. Io ho scelto sempre la seconda. La scelgo ancora. Aggiungo con grande convinzione che i progetti proposti da cittadini liberi, dovrebbero addirittura godere di un canale preferenziale, non del silenzio da parte delle istituzioni. Una società che risponde solo a certe logiche non può che produrre ciò che è sotto gli occhi di tutti. Ripeto: è aritmetica, non moralismo.» Palamara si dichiara inoltre disponibile al confronto con quanti condividano il contenuto di questo comunicato e intendano sostenerne pubblicamente il principio di fondo: il merito, se difeso collettivamente, può diventare una forza“.

Di seguito il testo integrale della lettera aperta

“Lettera aperta a chi ha responsabilità pubblica. SVILUPPO. L’IMPATTO DEL SILENZIO ISTITUZIONALE. Il prezzo pagato da chi non ha mai voluto giocare con le regole sbagliate. C’è una riflessione semplice che quasi nessuno fa fino in fondo. Per ogni volta che si salta la “fila”, si viene saltati le 99 volte successive. Ciò non fa che rendere vittime del sistema gli stessi che ne promuovono l’uso. Risultato: la collettività paga ogni volta, senza eccezioni. Non è moralismo. È aritmetica. Non è un problema personale, né morale nel senso stretto. È strutturale! Una società in cui il merito viene sistematicamente scavalcato dalla logica clientelare è una società che si auto-sabota: non produce valore, non attrae talenti, non risolve i propri problemi”.

“CHI SCRIVE E PERCHÉ

Prima di raccontare gli ultimi fatti, è necessario chiarire chi scrive, perché il peso di questa lettera dipende anche da questo. Da imprenditore, ho promosso negli anni diverse iniziative imprenditoriali e sociali. Tra queste, Develpack Srl, riconosciuta nel 2006 da Ambrosetti per Unioncamere quale azienda più innovativa d’Italia; premiata con tre Oscar dell’Imballaggio, di cui uno a livello mondiale, titolare di quindici brevetti e caratterizzata da operatività continuativa (24/7). Un’eccellenza calabrese riconosciuta anche a livello internazionale.

Quella stessa azienda è stata successivamente travolta da una vicenda ispettiva da parte di alcuni militari della Guardia di Finanza conclusasi con l’archiviazione di tutte e otto le contestazioni. Nel provvedimento di archiviazione si legge testualmente: “non si ravvisa nemmeno la mera difformità amministrativa”. Quali siano state le motivazioni reali di quella verifica resta una domanda aperta. Eppure, prima ancora che quel verdetto arrivasse, dopo anni, il blocco immediato dell’ultima erogazione su iniziativa dei militari della GdF, pari a 970.000 euro, aveva già prodotto effetti devastanti: parte del personale licenziato, io costretto ad improvvisarmi ad operare sui macchinari in prima persona, subendo anche la perdita di un braccio, durante il settaggio di una pressa. Ciò è scritto solo per spiegare, attraverso una tra le tante esperienze, il sottotitolo di questo comunicato. “Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il mio vizio è l’essere sempre stato propositivo verso il mio territorio. L’ho fatto allora e, nonostante tutto, lo faccio ancora adesso”.

COSA ACCADE QUANDO SI PROVA A FARE LE COSE PER BENE

Tra luglio 2025 e aprile 2026, sono state presentate proposte concrete di sviluppo economico e sociale a tre interlocutori istituzionali di primo piano in Calabria. Tutte documentate: PEC, mail ordinarie con ricevuta di lettura, telefonate tracciate negli scambi scritti successivi. Il risultato è stato, senza eccezioni, il silenzio.

1. Il candidato a sindaco di Reggio Calabria

Sono state avanzate due proposte di rigenerazione urbana: la prima in un quartiere in stato di degrado avanzato (Arghillà), la seconda su una struttura abbandonata con potenziale impatto sociale significativo. Entrambe con una marcata vocazione sociale oltre a quella economica. Nessuna risposta, nonostante i reiterati tentativi. È lecito chiedersi: un candidato che promette di cambiare le cose non trova il tempo di rispondere a chi vorrebbe contribuire a farlo?

2. Il Presidente della Regione Calabria

Sono state inoltrate due proposte documentate: un’iniziativa turistica e abitativa rivolta a investitori nazionali e internazionali e la rigenerazione a scopo sociale di un immobile di proprietà regionale. Le comunicazioni sono state inviate a partire da febbraio 2026 e reiterate per oltre due mesi, coinvolgendo anche la segreteria e una collaboratrice diretta del Presidente. Nessun riscontro. È anche in questo caso legittimo domandarsi: un Presidente che rivendica pubblicamente risultati straordinari per la propria Regione può ignorare chi propone opportunità di sviluppo reale?

3. Il Prefetto di Reggio Calabria

È stata inviata una richiesta di confronto istituzionale sul se e come strutturare una policy pubblica capace di rispondere alle preoccupazioni legittime degli investitori riguardo a sicurezza e efficienza amministrativa, due fattori che sistematicamente scoraggiano capitali e risorse. Non si chiedevano favori né garanzie, ma un confronto su politiche concrete. Anche in questo caso, nessun seguito, nonostante comunicazioni reiterate a partire da luglio 2025.

IL DENOMINATORE COMUNE

Tre diversi interlocutori, una costante: il silenzio nei confronti di chi, per scelta, si propone senza “rete”, senza appartenenza, senza la logica di sistema. La domanda, allora, è inevitabile: gli stessi interlocutori avrebbero risposto se ci si fosse presentati attraverso i canali informali “giusti”? Chi conosce questo territorio sa già la risposta. Ed è qui che emerge il punto centrale di questa lettera: il silenzio stesso di chi potrebbe contrastare quella logica, ma non lo fa, non rischia forse di rafforzare proprio quella cultura clientelare e corruttiva che pubblicamente si dichiara di voler combattere?

LA SCELTA CHE NON DOVREBBE ESISTERE

Si arriva sempre allo stesso bivio: adattarsi alle (disastrose) regole implicite del sistema, oppure restare fedeli a una logica di sostanza, accettando l’irrilevanza. Non è una scelta tra morale e opportunismo. È una scelta imposta da un sistema malfunzionante a chi vorrebbe contribuire sul serio. Chissà quanti cittadini si sono trovati davanti a questa scelta obbligata: convertirsi alla logica dello scambio oppure restare liberi, accettando però l’amarezza di non poter dare al proprio territorio il contributo che avrebbero voluto offrire. Io ho sempre scelto la seconda strada. La scelgo ancora. Le proposte dei cittadini liberi dovrebbero avere un canale preferenziale, non il silenzio. Una società che risponde solo a certe logiche produce ciò che è sotto gli occhi di tutti. È aritmetica, non moralismo.

A CHI È RIVOLTA QUESTA LETTERA

Questa lettera è rivolta in primo luogo a chi ricopre responsabilità pubbliche o gestisce risorse collettive: eletti, dirigenti, operatori economici. A loro si chiede una cosa sola: rendere accessibile il confronto, a prescindere da chi lo propone. Ma è rivolta anche a tutti i cittadini, ai professionisti, agli imprenditori, ai giovani, e a chiunque abbia vissuto questa stessa dinamica e voglia fare qualcosa di concreto. Resto disponibile verso tutti coloro che condividono quanto qui riportato e vogliono aggregarsi. Il merito, difeso collettivamente, può diventare una forza. Con la stessa perseveranza di sempre, Fabiano Palamara Reggio Calabria, 27 aprile 2026″.