Il bivio della storia e la maturità del confronto: Reggio Calabria si specchia nelle sue piazze e riscopre la nobiltà della politica

Chiusa la campagna elettorale per le Comunali del 24 e 25 maggio. Cannizzaro riempie piazza De Nava nel segno della svolta dopo 14 anni; Battaglia difende a piazza Duomo l'eredità della continuità con Falcomatà. Ma al di là dei blocchi contrapposti, a vincere è il clima di pacificazione e rispetto che consegna alla città una nuova consapevolezza sul proprio futuro

C’è un momento preciso, nella vita di una comunità sul punto di compiere una scelta decisiva, in cui le parole lasciano il posto al silenzio della riflessione. Quel momento è arrivato questa sera per Reggio Calabria. Si sono spenti i riflettori sui palchi, si sono ammainate le bandiere e le piazze, fino a poche ore fa vibranti di passioni e di cori, sono tornate alla loro monumentale quotidianità. La campagna elettorale per le elezioni comunali di domenica 24 e lunedì 25 maggio si è conclusa. E si è conclusa nel modo più plastico e suggestivo possibile: con i due principali sfidanti che hanno scelto il cuore pulsante della città per lanciare l’ultimo, definitivo appello agli elettori. Due piazze vicine nella geografia urbana, ma specchio di due visioni comprensibilmente distanti, figlie di narrazioni speculari che si contenderanno il destino di Palazzo San Giorgio.

Le due piazze: l’urlo del cambiamento e l’orgoglio della continuità

Da una parte, una piazza De Nava ultra gremita, quasi straripante, ha fatto da cornice alla chiusura di Francesco Cannizzaro. L’entusiasmo del centrodestra si è respirato nell’aria come una promessa che attendeva da tempo di essere pronunciata. Per la coalizione che sostiene Cannizzaro, questa serata non è stata solo la fine di una corsa elettorale entusiasmante all’insegna dei giovani, del cambiamento e della novità, ma l’appuntamento con una speranza storica: quella di riportare il centrodestra alla guida della città dopo 14 lunghi anni. Il tono impresso da Cannizzaro – che ha parlato già da Sindaco – è stato quello della svolta epocale, un afflato di palingenesi amministrativa che punta a recidere i nodi del passato per inaugurare una stagione di rilancio identitario ed economico.

Dall’altra parte, a poche centinaia di metri di distanza, piazza Duomo ha ospitato l’atto finale di Mimmo Battaglia. Qui i toni, per ovvie ragioni di postura politica, sono stati radicalmente diversi. Battaglia, che Sindaco lo è già in quanto facente funzioni e paradossalmente potrebbe ritrovarsi lunedì proprio a fare il passaggio di consegne all’avversario del centrodestra, si è fatto scudo e fiero portavoce della continuità rispetto alla stagione di Giuseppe Falcomatà, rivendicando con orgoglio la paternità di quanto costruito, seminato e difeso negli ultimi anni. Una narrazione basata sulla stabilità e sulla necessità di non disperdere un patrimonio politico che, secondo il centrosinistra, rappresenta l’unica vera garanzia di tenuta e progresso per la città, pur avendo lasciato numerosi imbarazzi.

Due piazze, due spartiti differenti. Da un lato la scommessa sul futuro attraverso la rottura; dall’altro la scommessa sul futuro attraverso la perseveranza.

Un momento cruciale per il destino di Reggio

Tuttavia, lo sguardo non può e non deve fermarsi alla semplice conta delle presenze o all’eco degli applausi. Ciò che emerge con prepotenza da questa memorabile serata di fine maggio è il valore intrinseco del momento storico che Reggio Calabria sta vivendo. Non siamo di fronte a una tornata elettorale ordinaria. Il voto di domenica e lunedì rappresenta un vero e proprio bivio esistenziale per la città dello Stretto, un crinale su cui si misureranno le ambizioni, lo sviluppo e la postura stessa di Reggio nello scacchiere politico ed economico del Mezzogiorno per i prossimi decenni.

Reggio è chiamata a decidere chi essere. Ma la vera notizia, quella che riconcilia i cittadini con il senso più alto della politica, risiede nelle modalità con cui questa sfida è stata affrontata.

La cifra stilistica di questa campagna elettorale

Raramente, nella storia recente di questa città — spesso segnata da asprezze personali e tossine retoriche —, si era assistito a un confronto così alto. I candidati si sono affrontati a viso aperto, ma lo hanno fatto con un rispetto reciproco e una dignità che fanno onore alla storia civile di Reggio Calabria. Non ci sono stati (molti) colpi bassi, non si è cercato il fango (tranne qualche rara eccezione), si è preferito il merito.

Questo stile, improntato alla serietà e alla nobiltà del dibattito, non è un dettaglio coreografico: è il sintomo visibile di una maturità democratica ritrovata. Possiamo affermare, senza timore di smentita, che da questa campagna elettorale esce vincitrice un’idea nuova: quella di una pacificazione politica di cui la città aveva un disperato bisogno.

Si avverte il profumo di una stagione inedita. Chiunque uscirà vincitore dalle urne lunedì sera saprà di dover governare una città complessa, ma saprà anche che dall’altra parte dell’aula di Palazzo San Giorgio non siederanno nemici da abbattere, bensì avversari con cui interloquire. È questo il patrimonio più grande che i candidati lasciano in dote al prossimo Consiglio Comunale. Tutti gli eletti, di maggioranza e di opposizione, avranno l’onore e l’onere di dare continuità a questa linea di rigore morale e rispetto istituzionale.

Le piazze stasera hanno parlato, i programmi sono stati esposti, le visioni si sono incrociate. Ora la parola passa, com’è giusto che sia, al sovrano silenzio delle urne. Reggio Calabria si appresta al voto con la consapevolezza della propria importanza e con la ritrovata dignità di una grande città d’arte, di cultura e di politica.