Si è concluso con il ricordo dei canonici Salvatore De Lorenzo e Giovanni Calabrò, illustri figure della Chiesa reggina del Novecento, il quinto e ultimo incontro formativo del 2026 del ciclo “I serrani incontrano la Città”. Come di consueto, l’incontro si è svolto al Seminario Arcivescovile Pio XI, sede naturale nella quale i serrani reggini, da 23 anni, portano avanti la propria missione a sostegno delle vocazioni sacerdotali, sia in solido sia con la preghiera, sempre accanto ai seminaristi. A fare gli onori di casa è stato il dott. Rosario Idotta, vicepresidente Programmi, che ha espresso parole di gratitudine verso i presenti per la costante partecipazione alle attività svolte nell’anno sociale 2025/2026.
Idotta ha ringraziato il rettore Simone Gatto per la gentile ospitalità, il prof. Giuseppe Livoti, giornalista e moderatore degli incontri formativi, e i relatori don Antonino Denisi, decano, e il dott. Giuseppe Minutoli, magistrato, per aver accettato l’invito a parlare del canonico Salvatore De Lorenzo e del canonico Giovanni Calabrò. I due sacerdoti sono stati ricordati come due giganti della Chiesa reggina, due canonici che hanno incarnato il volto della carità e della riparazione in un periodo di eccezionale fervore ecclesiale: l’epoca del cardinale Gennaro Portanova, tempo di straordinaria fioritura, formazione e cultura per la diocesi di Reggio Calabria.
Nel suo intervento, don Simone ha sottolineato che la santità riguarda la partecipazione alla natura stessa di Dio ed è anche un’espressione inculturata della verità, una vita donata. Il canonico De Lorenzo, pur non essendo riconosciuto come santo, è stato indicato come una figura alla quale viene riconosciuto il discernimento rispetto alla santità. Secondo il rettore, i canonici De Lorenzo e Calabrò hanno saputo evidenziare che la terra reggina, pur piagata, continua a generare santi. Il dott. Giuseppe Minutoli, discendente e profondo conoscitore del canonico Salvatore De Lorenzo, ha spiegato che il suo interesse verso la figura del prozio sacerdote nasce anche dal racconto familiare, custodito con devozione, della visita che i nonni ricevettero nel 1922 da don Luigi Orione.
In quell’occasione, don Orione volle ringraziarli per il lascito della Collina degli Angeli, promettendo che la salma del canonico sarebbe stata traslata dal cimitero di Condera al Santuario di Sant’Antonio una volta ultimato. La promessa venne mantenuta nel 1952. Minutoli ha ricordato anche come il suo interesse si sia rafforzato con la frequentazione dell’Archivio Storico Diocesano di Reggio, dove venne a conoscenza dei diari scritti dal canonico Salvatore. Ma chi era Salvatore De Lorenzo? Prete e parroco, intellettuale, animatore socio-culturale, politico ante litteram, “sognatore”, ideatore e primo benefattore della Collina degli Angeli. Salvatore De Lorenzo fu tutto questo.
Nato a Melito Porto Salvo il 6 gennaio 1874 da una famiglia benestante, seguì fin da ragazzo la vocazione religiosa. Nel settembre 1898 venne ordinato sacerdote dal cardinale Portanova, arcivescovo di Reggio Calabria. Il 21 giugno 1901 conseguì, presso la Regia Università di Messina, la laurea in Lettere con una brillante tesi su “L’ipotesi messianica della Quarta Egloga di Virgilio”. Relatore fu il poeta Giovanni Pascoli. Fu parroco della chiesa della Candelora dal 1906 fino alla morte. Dopo il terremoto si spese per la salvezza della gioventù, interessandosi agli orfani e ai ragazzi bisognosi. Diffuse la cultura religiosa e popolare e, a tale scopo, fondò la Biblioteca Circolante di San Marco. Collaborò con vari periodici locali e fu instancabile predicatore.
Fondò la Lega Angelica contro la bestemmia, trasformandola in preghiera attraverso la recita della giaculatoria “Viva Gesù. Viva Maria”. Dopo la crisi dell’Opera dei Congressi, si prodigò per una presenza attiva dei cattolici in politica, aderendo al Partito Popolare di don Sturzo. Nel 1919 acquistò dalla famiglia Schiavone, con denaro proprio e di benefattori, tra cui Elena Naldi, prima direttrice dell’orfanotrofio, il fondo che denominò Collina degli Angeli e che donò a don Luigi Orione. Il canonico Salvatore De Lorenzo, ammalato di nefrite renale, morì prematuramente a Gallico il 14 marzo 1921. La sua opera fu portata avanti e sostenuta da san Gaetano Catanoso.
Don Antonino Denisi, memoria storica della diocesi di Reggio-Bova, ha introdotto la figura del canonico Giovanni Calabrò, ricordando i sacerdoti che, nello stesso periodo, da Bagnara ad Archi fino a Mosorrofa, fecero le stesse cose e condivisero la stessa spiritualità, perché formati anch’essi dal cardinale Gennaro Portanova. Erano sacerdoti usciti dal Seminario Arcivescovile reggino e formati con la stessa scienza teologica, esperienza pastorale, spiritualità e capacità pedagogica di evangelizzare e celebrare i divini misteri. Parlando del canonico Giovanni Calabrò, don Denisi ne ha raccontato la vita e le opere una a una, come i grani della Corona del Rosario.
Giovanni Calabrò fu un sacerdote mistico, parroco della chiesa di Sant’Elia Profeta di Condera dal 25 settembre 1897. Quando pregava ai piedi della Croce di marmo, che egli stesso fece erigere a Pietra Storta per salutare il secolo Novecento secondo le indicazioni di papa Leone XIII, entrava in estasi e, in quello stato di grazia, chiedeva al Signore di mandare molti sacerdoti alla sua vigna. Nel 1902 fondò a Condera la prima Cassa Rurale della provincia di Reggio Calabria, per sottrarre dagli artigli dell’usura agricoltori e artigiani bisognosi. Per questo subì un attentato alla sua vita, in chiesa mentre predicava, da parte della massoneria locale. A salvarlo fu l’intervento dei fedeli.
A Condera realizzò un’oasi di virtù e di pace, la cui fama varcò gli orizzonti dell’arcidiocesi al punto che Condera veniva considerata “Il Giardino del Signore”. Istituì i Paggetti del Sacramento, la Pia Unione delle Figlie di Maria, il Circolo Cattolico, le Pie Unioni di Donne e di Uomini Cattolici, l’Adorazione Notturna, l’Ora Santa e il culto del Volto Santo. Nel 1929 si ammalò e fu ricoverato prima a Villa San Giovanni e poi a Reggio Calabria, alla clinica Sant’Anna. Durante quest’ultimo ricovero, alla presenza di numerosi testimoni, avrebbe predetto che nel 1932 ci sarebbe stata l’amicizia tra la Chiesa e il re, nel 1935 l’inizio della guerra in Africa, nel 1939 l’inizio di una guerra che sarebbe finita nel 1945 e, poi, un’altra guerra dopo la quale sarebbero rimasti solo in tre. Gli fu però proibito di dire quando sarebbe avvenuta.
Morì il 16 novembre 1929. Esistono otto testimonianze scritte di guarigioni per intercessione del canonico Calabrò e del Volto Santo di Gesù. Le sue spoglie riposano nella chiesa di Sant’Elia Profeta di Condera. Le figure dei canonici De Lorenzo e Calabrò sono state introdotte con la lettura di un breve dialogo tratto dalla commedia “Padre Gaetano Catanoso e i sacerdoti del cardinale Portanova”, di Oreste Arconte, letto da Nino Pavone e dallo stesso autore.



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