Grazia al ca… so Minetti: la denuncia di Nordio, le fake della sinistra e le ambiguità di Mediaset per una destra con la sindrome di inferiorità

Il caso Minetti e i contorni pazzeschi dell'informazione di sinistra: il governo corre ai ripari per qualcosa che non ha commesso e la destra sviluppa una sindrome di inferiorità che può costarle caro

Grazia, Graziella e grazie al ca… so Minetti. Ci andava un incipit così su una vicenda dai contorni grotteschi, sotto tanti punti di vista, che unisce politica e informazione dà uno spaccato di come le due componenti coesistano in Italia. Ed è la destra a non passarsela parecchio bene da un po’ di tempo a questa parte. Ma andiamo con ordine. Il nome che ha infiammato il dibattito pubblico, negli ultimi giorni, è quello di Nicole Minetti, ex consigliere regionale in quota PdL, personaggio tv, dj, condannata a 3 anni e 11 mesi cumulativi nell’ambito dei casi “Ruby” e Rimborsopoli”.

Il caso Minetti e la notizia “in fase di verifica” raccontata in diretta e poi smentita

L’ormai ex esponente politica, ha recentemente ricevuto la grazia da parte del presidente Mattarella, su proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio per “motivi umanitari“, citando “gravi condizioni di salute di un parente minore”. Il bambino in questione è un minore uruguayano affetto da spina bifida che Minetti e il compagno hanno adottato nel 2024, dopo averlo accudito fin dal 2020.

Succede che prima un’inchiesta del Fatto Quotidiano e poi lo zampino di Report, mescolano le carte in tavola. Il giornale diretto da Travaglio ha messo in dubbio la liceità delle procedure di adozione, ha parlato della scomparsa (nel nulla) misteriosa della madre biologica del bambino e ha avanzato dei dubbi sulla torbida vicenda legata alla morte, in un incendio, dell’avvocato della donna, mentre Minetti aveva avviato una causa per l’affidamento del minore.

E se fin qui si tratta di una ricostruzione giornalistica, nella quale sono finiti in mezzo anche un ranch con delle escort e persino Epstein, Report l’ha fatta grossa. Sigfrido Ranucci, ospitato da Bianca Berlinguer a “E’ sempre Carta Bianca” su Rete4, ha dichiarato che il ministro Nordio sarebbe stato visto nello stesso ranch appartenente al compagno della Minetti. In questo contesto, la questione della grazia sarebbe minata dai rapporti personali fra i due. Una notizia che Ranucci ha spiattellato in diretta tv come “in fase di verifica“.

Il ministro Nordio ha subito smentito in diretta. E, successivamente, ha dato mandato ai suoi legali per un’azione risarcitoria civile contro Bianca Berlinguer e Mediaset. Ma non contro Ranucci che, nel frattempo, si è scusato pubblicamente per la notizia priva di fondamento.

La destra e la sindrome di inferiorità

Tirando le somme. Un dipendente di “TeleMeloni”, che udite udite è di sinistra, dà in diretta tv una notizia non ancora verificata, che poi si rivela falsa, nel corso di un programma di una giornalista dichiaratamente di sinistra, nel quale viene tirato in ballo un fedelissimo di Giorgia Meloni come Nordio (stesso partito). Il tutto, si svolge su Rete 4, canale Mediaset, rete della famiglia Berlusconi, Forza Italia.

In seno al governo è nata una crepa. La famiglia Berlusconi non è così vicina a Meloni come sembra. Mediaset garantisce il pluralismo dell’informazione con diversi giornalisti del prime time di sinistra, fa propaganda contro il Referendum della Giustizia (riforma Nordio…) e poi Marina Berlusconi viene fuori con dichiarazioni piuttosto critiche sulla sconfitta referendaria. Nordio è costretto a denunciare non solo Bianca Berlinguer, ma anche la stessa Mediaset appartenente alla famiglia più influente nel principale partito alleato della coalizione di centrodestra.

Per una ricostruzione giornalistica tutta da verificare e un giornalista costretto a scusarsi per aver diffuso una notizia falsa in diretta, la destra italiana è dovuta correre ai ripari, si è dovuta giustificare. E questo apre un secondo filone importante di questa riflessione, quello sul complesso di inferiorità sviluppato dalla destra nei confronti della sinistra. Nonostante la longevità dell’esecutivo, i risultati ottenuti da Meloni nell’economia e una popolarità che, al netto del classico calo della popolarità di chi governa, è rimasta su buoni livelli, la destra sembra continuare a sentirsi in difetto.

La sinistra, in questo, è un passo più avanti: militaresca nei propri principi e nelle proprie convinzioni, con una schiera di giornali e giornalisti, influencer, comici, attori, cantanti, pronti a farsi in 4 per urlare al fascismo, dipingersi la faccia di arcobaleno, difendere Greta Thunberg, Gaza, dittatori, woke e quant’altro. Sono bravissimi a demonizzare l’avversario attuale, la Meloni o il Salvini di turno, salvo poi effettuare un’opera di revisionismo su chi non costituisce più una minaccia politica: leggasi Berlusconi o, addirittura, Bossi.

A destra ci si nasconde. Esprimere la propria fede politica, sotto giudizio della sinistra, con il dito accusatorio puntato contro, ha costretto la destra a doversi adattare alla volontà di compiacere la sinistra, di farsi ‘accettare’ e ‘piacere’ da Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni. Ma quando la destra diventa uguale alla sinistra, c’è qualcosa che non va, tanto dal punto di vista del pluralismo politico, quanto dal punto di vista identitario.

Quando la destra ha sviluppato questa sindrome di inferiorità verso la sinistra? Una destra appiattita sulle posizioni della sinistra, che ha paura di difendere i propri valori liberali e antifascisti, che è costretta a nascondere la propria natura, a modificarla, ad adattarla agli standard del pensiero unico che uccide la democrazia, non serve. La destra funziona quando fa la destra, senza dover piacere per forza a tutti.